Free Burma

E’ il 4 ottobre, e come anticipato partecipo all’iniziativa di tutti i blogger del mondo di postare insieme in favore dei manifestanti birmani.

Non so a quanto possa servire questa azione collettiva, ma ho sempre pensato che l’unione fa la forza e che bisogna difendere sempre chi è in difficoltà con qualsiasi mezzo (tranne la violenza).

In questi giorni si è parlato di sanzioni nei confronti della giunta militare  al potere nel Myanmar, ma da esperienze passate sappiamo bene, che l’embargo è un’arma che colpisce solo il popolo e i più poveri e quindi da evitare assolutamente. A questo punto mi chiedo cosa possono fare i paesi democratici per tutelare il rispetto dei diritti civili in Birmania. Crredo che una delle soluzioni sia quella di sospendere la vendita di armi al regime, cosa che sicuramente non sarà fatta per via degli interessi della varie multinazionali, alcune italiane, coinvolte nei traffici economici.

Intanto si apprende che il generale Than Shwe, leader della Giunta militare al potere nel Myanmar, ha detto all’inviato dell’Onu nella sua recente missione in Birmania di essere disponibile a un incontro con Aung San Suu-Kiy. Shwe è pronto a «incontrare personalmente» il premio Nobel e principale oppositore politico solo se ci saranno le condizioni.

Un altro allarme arriva dal Comitato Consultivo sulla Governance di Internet: la chiusura degli unici due Internet Service Provider in Birmania-Myanmar da parte del regime militare insieme al taglio di molti accessi telefonici per comunicare con il resto del mondo accompagna la ripresa della sanguinaria repressione della protesta non violenta e di chiunque ne dia notizia ed immagini. A questo punto sarebbe giusto che le Corporation delle tecnologie di comunicazione sospendano ogni collaborazione con il regime.

In attesa di saperne di più, non abbassiamo la guardia e continuiamo ad interessarci della Birmania e della pacifica rivolta repressa nel sangue.

Consiglio di lettura

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