Un commento di mia zia Mema

Ciao, sono Mema, quella Mema, zia di Tina Galante che ha appena pubblicato “Un post al sole”, libro che già la comunità ha avuto modo di commentare ed annotare, probabilmente in maniera frettolosa e superficiale. Pur condividendo molti punti di vista nei pensieri espressi da mia nipote, non ne approvo altri.
Quella che emerge dalla lettura del libro è che lei è stata una povera bimba picchiata, sfruttata, che ha retto sulle sue spalle da bambina tutti i guai del mondo, la nonna materna con la quale ha vissuto 14 anni è colpevole di tutti i mali del mondo! Le cose non stanno affatto così…
Voglio bene a mia nipote con la quale ho diviso anche il letto, da quando lei aveva 8 mesi fino al 1971, anno in cui mi sono trasferita a Milano per motivi di lavoro, ma non posso permettere che si continui ad infangare il nome di mia madre, ancora a 14 anni dalla sua morte. Non metto in discussione la sua infanzia difficile dovuta alla lontananza dalla madre, ai lunghi viaggi etc, ma la valutazione estremamente parziale, e di parte, che fa delle cose: mi preme dunque precisare meglio le cose.
Era il periodo dell’emigrazione di massa e l’intera Italia contadina viveva nelle masserie, costruzioni prive di servizi e di qualsiasi comfort, ed era così per tutti. Come dicevo prima, ho vissuto con lei, e con il fratellino, fino al ’71 e non mi risulta che fino ad allora abbai preso, cito, “botte da orbi” come lei scrive. Dubito che la cosa sia successa dopo la mia partenza, sia perché i miei genitori non hanno mai alzato una mano neanche sui figli (siamo 4), sia perché a quella età avrebbe potuto prendere un’altra decisione, rivelando tutto alla madre. Oltretutto io Madre mi sarei accorta se i miei figli stavano così male, io ne ho due e non credo che la cosa mi sarebbe sfuggita, specialmente in conseguenza a determinati avvenimenti.
Mia nipote e sua madre (mia sorella), non hanno mai preso in considerazione la vita difficile della nonna, dal momento della nascita. Siamo agli inizi del secolo scorso: più grande di altri fratelli che lei ha dovuto crescere, il lavoro nei campi, un fratello manesco. Si sposa e si ritrova a vivere una realtà ancora peggiore: un ambiente meno “aperto” di quello in cui viveva, le continue vicissitudini giudiziarie, e non, del marito, e potrei continuare…..ma lei ha sempre trovato il modo di rialzare la testa e soprattutto di farla tenere ben alta a noi figli, in un ambiente piccolo e rurale: non per nulla, l’opinione che la comunità aveva della nonna era quella di una persona sveglia, che ha sempre saputo cavarsela in ogni tipo di situazione.
Mia nipote afferma che la nonna non era una donna di casa: allora io mi chiedo cosa voglia dire “donna di casa”. Se rendere omaggio ai morti, andare al mulino con l’asina carica di sacchi di grano o andare al mercato col carico di fascine da vendere, se tutto ciò, per fare solo alcuni esempi, significa “andare sempre in giro”, giudicate voi. Non ho mai visto mia madre seduta, se non al momento di consumare i pasti, e questo fino a poco tempo prima di morire all’età di 83 anni.
Il risultato di quella coppia così travagliata sono stati 4 figli, tutti onesti fino ad essere considerati fessi, lavoratori e con uno spiccato senso morale, della dignità e con un senso dell’orgoglio al quale io, ad esempio, non sono disposta a rinunciare per amore di nessuno, neanche dei miei figli che adoro.
Vorrei suggerire a mia nipote di fare un uso intelligente della sua cultura: la persona intelligente non giudica e non condanna, ma cerca di capire, anche laddove sa di non poter giustificare. Scusatemi se qualche volta ho peccato di presunzione, io lo farò con voi.

P.S. HO scelto la forma di commento nel blog, per fare si che la mia opinione sia subito visibile anche a quanti hanno letto e ben giudicato il libro, e a quanti non abbiano letto il libro ma ben giudicato il contenuto.

Risposta

Ti ringrazio zia per aver scritto questo lungo commento, l’ho notato per caso perché avendo la moderazione non riesco a vedere i commenti dei post vecchi. E’ vero quello che dici, ma è anche vero che un bambino vive la realtà in maniera diversa dagli adulti proprio perché non ha possibilità di giudizio. Quello che ho scritto erano le mie riflessioni di bambina. Nessuna voglia di accusa nei confronti di nonna che in alcuni post ho esaltato come figura estremamente positiva della mia infanzia. Anzi, dal racconto "Con gli occhi di bambina" la figura che esce più sconfitta è mia madre. Per questo ti invito a leggere il racconto come se fosse scritto da una bambina e ti invito a leggere anche i post in cui parlo di nonna come una persona assolutamente all’anvanguardia e di larghe vedute rispetto alle sue coetanee e rispetto ai suoi stessi figli 😉

Aggiungo, zia, che a me non piacciono le "donne di casa" e aver detto che nonna non era una donna di casa, per me equivaleva a darle un complimento e un riconoscimento. E credo che tu, se mi conosci bene, questo dovresti saperlo di me.

Le botte? Qualche volta le abbiamo prese e non solo da nonna (ovvio, non sempre) e io le ho prese violentemente anche da mio padre. Non lo dimenticherò mai quando mi frustò con la cinghia perché avevo segato un albero. Io ci volevo fare l’albero di Natale, ma era Pasqua e lui non capì. E non credo che la memoria mi inganni fino a questo punto. Mia madre mi ha messo le mani addosso anche quando ero grande (adolescente). Una volta mi è uscito persino il sangue dal naso. Lo so, la verità a volte non piace, ma questi sono i miei ricordi e per quanto mi riguarda nonostante le sofferenze io sarò sempre grata a nonna per i grandi insegnamenti morali che ha instillato nella mia anima di bambina. E chiaro che ciò non toglie minimamente il fatto che io abbia sofferto e che per superare tutto questo mi sono sottoposta a psicoterapia e che in parte, il mio libro è esso stesso una psicoterapia che mi ha aiutato a stare meglio e a recuperare quella serenità d’animo che per anni mi è mancata.

Io voglio bene a nonna e voglio bene anche a mia madre, sono legata a te in maniera quasi morbosa e amo follemente la mia famiglia. Più di quanto io sia mai stata capace di esprimere.

Aggiornamento

A questo punto ritengo doverose alcune precisazioni. Ritorno sulle botte. Zia, il fatto che nonna non abbia mai alzato le mani su di te o sui tuoi figli non dimostra che non lo abbia fatto con noi. Quando tu sei partita, lei è peggiorata perché in te riponeva tutte le sue speranze di rivalsa sociale. Certo che ci picchiava, con morsi, pizzichi e lanciandoci ogni genere di oggetto a sua portata di mano. Ma come hai fatto notare tu, vivevamo in un contesto rurale e retrogrado dove le botte erano accettate se non addirittura previste. Il problema, sorgeva perché, sistematicamente, nonno interveniva per difenderci e nascevano tra loro due delle liti con esiti disastrosi. Inutile aggiungere che io e il mio fratellino oltre a dover sopportare il dolore delle botte dovevamo vivere con immensi sensi di colpa per essere stati la causa dei litigi fra i nonni. Non credo che questo era un contesto sano dove crescere dei bambini, ma ad intervenire avrebbe dovuto essere la saggezza e l’esperienza degli adulti.

Riguardo alla possibilità di confidarmi con mia madre, ti faccio notare zia, che lei era lontanissima e allora non esistevano i mezzi di comunicazione attuali. Inoltre, io ero una bambina piccola e non avevo nessuna confidenza con una donna che diceva di essere mia madre, ma che, di fatto, io vedevo (se andava bene) una volta all’anno. Questo dall’età di 8 mesi. Ora, tu che per via dei tuoi studi dovresti conoscere la psicologia dell’età evolutiva, sai bene che un bambino non si confida con un estraneo, e tale era mia madre ai miei occhi. Ad ogni modo, il mio unico punto di riferimento eri tu, e te ne sei andata…

34 commenti su “Un commento di mia zia Mema

  1. WebLogin

    Io ho letto il libro e mi è piaciuto molto. Il racconto inedito "Con gli occhi di bambina" racconta le difficoltà di una bambina, la nostra Tisbe da bambina. Ogni difficoltà viene raccontata con gli occhi di una bambina la cui infanzia è stata senza i genitori. La nonna viene descritta come una donna forte ed esigente ma non viene descritta con odio. Non voglio riportare dei passi del racconto, poichè "Con gli occhi di bambina" è un racconto inedito, ma in due bellissimi post Tisbe ha già ricordato sua nonna e quindi rimando a chi non ha ancora letto il libro la lettura di questi due post:

    <a rel="nofollow" href="http://www.tisbe.splinder.com/post/12320923/Delitto+d'onore+alla+rovescia&quot; rel="nofollow">Delitto d'onore alla rovescia
    <a rel="nofollow" href="http://tisbe.splinder.com/post/11361160/Di+morte+e+di+guarigione&quot; rel="nofollow">Di morte e di guarigione

    Ciao e buona serata

    Giuseppe

  2. utente anonimo

    Ho avuto modo di leggere il libro e non ho avvertito nessun odio della bambina verso la nonna e nemmeno la nonna mi è parsa una figura negativa. Forse, e mi azzardo, la lettura della zia è dovuta a conflitti irrisolti all'interno della famiglia. Soprattutto quando fa riferimento alla sorella (madre della bambina).
    Francamente il racconto mi pare un atto di conciliazione di Tina con le figure femminili della sua famiglia.
    Buona sera
    Michele

  3. marzia

    Sono contenta Tina ti sia piaciuto il mio articolo.
    Ho segnalato da me anche questo post nel quale denoti, ancora una volta, coraggio e saggezza.
    Brava!!

  4. macca

    Per mia indole non commento cose così personali.
    Però posso dire che è tutto scritto benissimo.
    Scusa…
    Buon Sabato, Tisbe.
    Daniele

  5. Tisbe

    @Comicomix, grazie per il sorriso: dice tante cose 🙂
    @Giuseppe, in effetti è proprio ciò che hai colto, il messaggio forte che intendevo mandare Grazie
    @Michele, mi fa piacere che i lettori abbiano compreso che non c'è alcun risentimento nei confronti di mia nonna. Questo mi rinfranca enormemente
    @Cri, 🙂
    @marzia, l'articolo che hai scritto su di me è davvero molto molto bello e detto da una giornalista/pubblicista è un gran complimento: sei davvero molto brava. Ci incontreremo di persona quando presenterò il mio libro a Salerno. Un grazie di cuore
    @Daniele, "scritto benissimo" wau, mi fai arrossire. Buon sabato anche a te e grazie per avermi letta 😉

  6. Galdo

    un altro atto di onestà e coraggio di Tisbe direi.. la cosa più bella e importante alla fine di tutto penso sia il fatto che sei riuscita a recuperare quella serenità d'animo come tu stessa hai scritto.
    mi permetto di aggiungere un aforisma che forse stempera un pochino il peso emotivo di questa vicenda familiare.

    Dopo un buon pranzo si può perdonare chiunque, persino i nostri parenti.
    (O.Wilde)

    un abbraccio Tisbe

  7. utente anonimo

    Cara Mema,
    ho letto un “post al sole” e non credo di averlo fatto né in maniera frettolosa, né superficiale anche perché amo il modo di scrivere di Tisbe, ma ancor più il pensiero dal quale scaturiscono le sue parole. (Ho voluto che lo leggesse anche mia figlia di 10 anni)
    Con particolare riguardo al racconto che chiude il libro, non credo che dalla sua lettura emerga un’immagine della nonna come “strega cattiva”, né una Tisbe “adulta”che l’addita o in qualche modo la crocifigge.
    Ciò che vedo è la descrizione di un particolare periodo storico del quale inevitabilmente ancor oggi portiamo i segni e ciò che rende particolare questa narrazione è la fredda analisi e la travolgente passione che la permeano. Tisbe è stata chiara a cominciare dal titolo “Con gli occhi di bambina”: come una bambina ha visto e ha vissuto quel determinato contesto storico e sociale. Ora invece di cercare inquisitori ed inquisiti dovremmo fermarci da un lato ad analizzare la Storia (che è la storia dell’Irpinia, delle sue donne, dei suoi immigrati e soprattutto dei loro figli), dall’altro capire come anche un solo gesto, un’espressione del volto, una distrazione possa essere vissuta dai nostri bambini (come mamma devo dire che mi ha fatto riflettere su tante cose anche se in fondo già le sapevo)
    Ciò che mi lascia perplessa invece è che proprio tu, che con questa donna ci sei cresciuta e l’hai amata, ti sia soffermata sulle sue “presunte colpe”. Dai la sensazione di aver visto per prima delle “pecche” in questa donna, ma di averle, sicuramente per amore o per sopravvivenza, rifiutate e dunque lasciate nel profondo del tuo inconscio per cui quando vedi la descrizione di tua madre la vedi con quegli stessi archetipi del tuo mondo sommerso.
    Questa immagine rifiutata, che apparentemente ti proviene dall’esterno, la combatti appassionatamente come li hai combattuti dentro di te continuando nel tentativo di eliminare definitivamente i campi DA TE valutati negativi.
    Mema, non esistono né diavoli, né santi, esistono persone con pregi e difetti e l’amore consiste proprio nel vederli entrambi accoglierli ed amarli, credo sia questa la differenza fondamentale tra un amore immatura ed un amore maturo.
    Un abbraccio
    Donatella De Bartolomeis
    http://blog.libero.it/AssAmorepsiche/

  8. Alderaban

    La famiglia italiana… una istituzione solidissma e sempre in evoluzione ma che non è quella stereotipata del mulino bianco, anzi…
    estrazione sociale -contadina, la parola masseria mi ha riacceso vecchi ricordi di infanzia -non diversa quella dei miei genitori, la mia per fortuna e scelta di mio padre è stata invece di ambiente operaio e pluriculturale. Eppure la cultura contadina dei miei nonni non è mai sparita da casa. Un libro il tuo che mi subito incuriosito imbeccato dall'amica Marzia.
    Proverò a leggerlo.
    un saluto

  9. Tisbe

    @Galdo, bell'aforisma e grande Oscar Wilde… grazie Galdo
    @Donatella, infatti il mio racconto ha avuto lo scopo di parlare di una relatà di cui nessuno parla e nessuno si occupa. Ho voluto parlare degli effetti devastanti dell'emigrazione con la testimonianza della mia storia, e mai ho pensato di ferire o condannare qualcuno. Grazie per le belle parole
    @ Alderaban, il Mulino Bianco è solo nella pubblicità 😉
    Grazie a te e a Marzia

  10. lamaratonetaGio

    Grazie a Marzia sono approdata da te. La tua storia purtroppo è comune a tante persone che hanno vissuto la loro infanzia qualche decennio or sono.
    Ti lascio la mia comprensione perchè le ferite delle "botte" da te raccontate sono le stesse che sulla mia pelle non sono mai guarite, nonostante l'età.
    Un abbraccio
    Angela

  11. utente anonimo

    Questa lettera di tua zia dimostra che a volte sembriamo lontani, perchè non abbiamo il coraggio di parlarci e di accorgerci di quanto invece siamo vicini.
    Anche mio padre e mia madre mi hanno fatto soffrire ed io alcuni atteggiamenti li rivolgo verso mio figlio che essendo molto intelligente mi affronta e me lo fa pesare, giustamente, cosa che io non ho fatto con i miei.
    L'ho fatto pochi anni fa in occasione della malattia di mio fratello , depressione, gli ho detto tutto quello che avevo dentro e devo dirti che le cose sono cambiate, in meglio.
    Il fatto che tua zia si sia rivolta a te difendendo la famiglia vuol dire che vuole difedere anche te e che ti vuole un gran bene.
    tornando a noi, vedi che quello che ti dico io spesso è la verità, accusi sempre, vedi sempre negli irpini e negli avellinesi del male.
    In noi "bloggher"c'era sicuramente qualcosa che non andava ma ci siamo confrontati e abbiamo capito che ci sono cose che ci accomunano e queste cose devono servire blog o non blog a tracciare una strada che può portare anche gli altri a capire che devono camminare con le proprie gambe, sarà quello il momento in cui la classe politica capirà che la città stà cambiando e che è bene che lavorino per la collettività e non per interessi personali.
    un abbraccio
    credo che ora ti senti più leggera e anche un po felice 😉

  12. MisterCima

    Anch'io provo difficoltà a commentare situazioni e storie così personali.
    Trovo comunque prezioso che tra voi due ci sia stato – credo – un chiarimento che non potrà che rendervi ancora più vicine. E questo è bellissimo.

  13. Tisbe

    @lamaratonetaGio, grazie per essere approdata qui e grazie per la comprensione che può avere soltanto chi ha vissuto le stesse esperienze
    @ Esimio.Dott.Bugher, stai scherzando, vero? 🙂
    @hirpus, noi blog siamo una minoranza ad Av e fino ad ora non siamo riusciti a crearené un blog collettivo, Né un SEMPLICE aggregatore, per un solo fatto: perché siamo avellinesi (come vedi mi ci metto pure io)
    @pescecola, sì, è vero molte cose si portano scritte negli occhi, però in pochi esseri sensibili riescono a vederli. Mi colpì, una signora mica di mia madre che mi disse di non aver mai veduto occhi più tristi e sofferenti dei miei. Qualcun altro si sarebbe offeso, io, invece ho pensato che la signora fosse dotata di una grande sensibilità
    @MisterCima, sì, anche a me ha fatto picere MOLTO che zia mi abbia scritto. Se lo avesse solo pensato sarebbe stato molto peggio. Ad ogni modo io sono certa di aver scritto quello che sentivo all'interno di me onestamente, e senza l'intenzione di gettare fango su nessuno.

  14. giuba47

    Hai ragione, i bambini vedono le cose in modo diverso, sprattutto le vivono in modo diverso e di questo si deve tenere conto senza colpevolizzare nessuno. Spero che questo dialogo, che mi sembra schietto e sincero, abbia chiarito molte cose. Un abbraccio, Giulia

  15. macca

    Ti leggo sempre, Tisbe.
    A volte non commento, perchè ho il terrore di essere banale. E con te, così intelligente, non vorrei davvero.
    Hai la mia stima.
    Daniele

  16. utente anonimo

    A quanto pare, Tisbe, tua zia si vergogna della sua storia e delle sue origini, altrimenti non si spiega tutto il suo livore nei tuoi confronti. E se si vergogna vuol dire che ce l'ha con te perché voleva che tutto rimanesse nascosto.
    Sai come si dice? "I panni sporchi si lavano in casa": Questo mi porta a credere che hai passato di peggio rispetto a ciò che hai pubblicato.
    Hai tutta la mia solidarietà, la mia comprensione e la mia stima per il grande coraggio che hai mostrato. Le persone come te sono rare.
    Enzo

  17. utente anonimo

    I parenti sono invidiosi
    Dai retta a me
    Sei stata già troppo onesta a pubblicare il commento di tua zia e a rispondere
    M.G.

  18. utente anonimo

    In merito al post di M.G.: credo che potresti evitare di giudicare persone che non conosci, specialmente se devi tacciare la gente di invidia, sentimento che nella mia casa non ha mai trovato la minima accoglienza, ed a questo proposito puoi chiedere conferma al tuo oracolo Tisbe (non sto facendo ironia su di te, cugina, sia chiaro), ok?
    In secondo luogo, la nostra cara Tisbe non ha assolutamente fatto "troppo" a pubblicare il commento ed a rispondere: si chiama onestà intellettuale ed avversione alla censura, entrambe fortunatamente nel suo bagaglio…frasi sprezzanti coma la tua hanno il solo risultato di occupare spazio e farmi sprecare inchiostro ogni volta che leggo e stampo i commenti.

    In merito al post di Enzo: non si tratta assolutamente di vergogna. A mio parere non si è tenuto nascosto nulla, al contrario se ne è parlato molto, non davanti ai vostri occhi certo, e se ne è parlato senza arrivare a niente: non portare avanti crociate inconcludenti fa parte della volontà di mantenere armonia in famiglia, bada bene non evitando i problemi, ma facendo prevalere l'amore e l'affetto che ci lega a Tisbe e superando divergenze credo insanabili semplicemente evitando lo scontro di idee ed opinioni troppo diverse.

    @TISBE: ohi cugina, mi sono sentito di rispondere anche io, diventando da mezzo a fine, vista la natura di alcuni post: capirai bene i miei sentimenti, se porti la mente ai nostri rarissimi ma costruttivi filosofeggiamenti circa verità e menzogna fuori dal senso morale…e dopo questa citazione per te, ti saluto e scrivo il post della zia…

  19. utente anonimo

    Ciao, sono Mema…zia Mema!
    Vorrei precisare che nessuno meglio e più di me è entrato nell’anima del libro e questo perché con mia nipote ho condiviso lo stesso letto, calpestato lo stesso pavimento, la stessa terra. Dirò di più: ultima di 4 figli, sono nata a quasi 10 anni di distanza dalla madre di Tisbe o Tina. Ho vissuto quasi da sola e comunque non con le mie sorelle o con mio fratello: loro erano più grandi di me e se ne sono andati per la loro strada. Ho vissuto con mia nipote e quanto lei ho sperimentato sulla mia pelle le difficoltà di quei tempi. Anzi io ero fortunata perché “andavo a scuola”.
    Forse nel precedente commento mi spiegata male, quando parlo di superficialità non mi riferisco al “lettore distratto”, ma all’esiguità delle nozioni che si hanno su un argomento di così ampia portata e così delicato. Non ho mai pensato a mia madre come una persona immune dai difetti…ahimè siamo esseri umani! Mia madre aveva un carattere poliedrico, passava dall’affetto più tenero all’aggressività. Il suo difetto più grosso, secondo me, era quello di dire cose giuste nel modo sbagliato e questo naturalmente creava dissapori. Quante volte ho litigato con lei! A 20 anni la condannavo e condannavo mio padre ma con l’età e l’esperienza la vedo in maniera diversa, ho rivisto le mie valutazioni.
    Nessun conflitto con mia sorella (la madre di Tina), solo una differenza generazionale (10 anni sono tantissimi) e un modo diverso di valutare le cose. Se noi abbiamo sofferto quanto hanno sofferto quelli nati prima di noi? Basti pensare, ad esempio, all’alto tasso di mortalità infantile, solo per dirne una.
    A mia nipote vorrei dire che io non me ne sono mai “andata”, ma quella terra dolce e amara non mi offriva niente e sono andata a Milano, li i miei orizzonti si sono allargati, ho svolto il mio lavoro con onestà e dedizione ed è per questo che sono sempre stata innamorata di Milano e un pizzico di amore per quella città resterà sempre, anche se adesso è degradata (dicono). Ho sempre pensato a lei ad al fratellino anche quando ero lontana: andranno a scuola in orario, avranno bisogno si aiuto per i compiti ecc? ma dovevo costruirmi una vita anche io.
    Vorrei anche dire a mia nipote che forse esagera quando parla di sua madre come un’estranea e non mi risulta che la vedesse una volta l’anno. I suoi genitori venivano sempre giù dalla Germani per Natale e il periodo estivo i miei nipoti lo trascorrevano su. Se la memoria non mi inganna, a metà giugno cioè alla chiusura dell’anno scolastico, il padre li andava a prendere o comunque si trovava il modo di fare arrivare lei e il fratellino in Germania. Dire a sua madre o suo padre che stava male non sarebbe stata una “confidenza” ma un modo per la sopravvivenza, e se non a loro avrebbe potuto dirlo a qualcuno che godeva della loro fiducia.
    Vorrei anche dire a mia nipote ed agli altri che non tutti gli eventuali lettori del libro hanno gli “strumenti” per leggerlo ed interpretarlo nella maniera giusta o comunque nella maniera che intendete voi.
    Non me ne vogliano gli altri ma una nota di merito va all’utente anonimo che nel suo commento è andato oltre…la psicologia da corridoio!
    Sono comunque disposta a rispondere a tutte le vostre obiezioni con la massima sincerità…altrimenti che dialogo sarebbe! Solo mi piacerebbe leggere commenti, opinioni sensate e costruttive, non sproloqui o frasette buttate praticamente a caso…

    Ciao, zia Mema

  20. Tisbe

    Zia, certo è che io mi sono risentita per l'accoglienza poco calorosa del mio lavoro. Per quanto mi sia sforzata di capire, mi riesce difficile pensare che quei quattro post dedicati alle mie memorie potessero essere così offensivi per la memoria di nonna.
    Inoltre credo che non si possano fare i processi alle intenzioni.
    Tu non puoi conoscere i miei stati d'animo e non puoi stabilire se i miei genitori per me fossero estranei o meno.
    L'unica cosa che so è che con mia madre ho ricostruito un rapporto nei limiti in cui mi era concesso ricostruirlo… con mio padre non ne ho avuto il tempo.
    Io non accuso nessuno, né nonna, né mamma, né te, né mio padre; ho solo raccontato stralci di ricordi e mi pare un mio preciso diritto. Ho una storia dolorosa alle spalle come ce l'ha tanta gente: io non me la sento di negarla con una sorta di omertà e pretendo il DIRITTO di essere una testimone di quegli anni e di quelle tragedie.
    @Nino hai ben ragione di arrabbiarti con gli autori di alcuni commenti, ma non tutti hanno risposto con lo stesso tono.
    Mi dispiace che i miei parenti (quei pochi che ho) abbiano considerato il mio lavoro (apprezzato dagli estranei) una sorta di porcheria che ha l'unico scopo di gettare fango sulla famiglia: non è così.

    E stiamo montando un caso che si poteva evitare.

  21. utente anonimo

    @TISBE ho visto che non tutti i post hanno lo stesso tono, fortunatamente…infatti ho risposto, credo con non eccessiva sagacia, a quanti a mio parere hanno esagerato, in un verso o in un altro.
    Inoltre mi viene spontaneo dire una cosa semplice semplice: premesso che nessuno ha mai parlato di "porcheria" riguardo il tuo libro, e premesso che i commenti negativi sono stati tutti argomentati in maniera Critica nel senso greco del termine, ti sei chiesta il motivo profondo per il quale i parenti non hanno avuto opinioni lusinghere del tuo lavoro?
    Sia chiaro che io personalmente non muovo nessuna critica, perchè non ho letto il libro e perchè non posso e non potrò mai conoscere veramente i fatti narrati veri o verosimili: mi sono rapportato alla vicenda, e soprattutto alle dinamiche del blog come sociologo puro, e come sociologo ti ho posto la domanda di poco sopra…ovviamente non è una domanda che necessita di risposta, assolutmente, è solo un invito alla riflessione, ma alla riflessione di TUTTI, me compreso.

    Nino Cellizza

  22. Tisbe

    @Nino, mica si capisce la natura della contestazione? Qui si fa intendere che non è si è d'accordo con i fatti esposti, tranne poi ritrattarli ed ammettere alcune cose… Ad ogni modo il diverso punto di vista su una questione non ne giustifica la censura… e da sociologo dovresti saperlo.
    A mia madre, invece, è stato contestato il fatto che io non avrei dovuto raccontare questi fatti pubblicamente, perché nessuno li racconta.
    Innanzitutto io non sono una pecora (semmai lo sono stata, è chiaro, di colore NERO) quindi non faccio quello che fa la massa, ma poi con quale coraggio mi si vuole impedire di esprimermi liberamente?

    Perché tutta la faccenda è degenerata in tal senso. E io non accetto questa imposizione familiare. Mi dispiace ma non l'accetto perché i miei ricordi (giusti o sbagliati) appartengono a me e nessuno può privarmene o contestarne l'uso.
    E francamente, questo comportamento da Inquisizione, non me lo aspettavo.
    E chiudo con una frase di Voltaire che dovrebbe essere acquisita, invece mi accorgo che in certe coscienze manca assolutamente: Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo

    Qui mi si voleva letteralmente tappare la bocca! Anzi, la tastiera!

  23. Tisbe

    Aggiungo solo (a seguito di ciò che è stato detto a mia madre) che un comportamento del genere è omertoso, tipico della peggiore mafia, e francamente pensavo che la mia famiglia ne fosse esente.

  24. utente anonimo

    Caro Roberto, vorrei aggiungere qualcosa a quello che ti ha già risposto mio figlio. I panni sporchi o cosiddetti panni sporchi della mia famiglia sono stati fin troppo stesi, più del dovuto e più del necessario. Ma quale OMERTA’?! Ma che cosa state dicendo! Volevo solo salvaguardare la mia famiglia e dare pace una volta per tutte a chi non c’è più, chiunque esso sia. Pace anche a chi c’è ancora e che ha il diritto ed il dovere di guardare avanti. Questo vuol dire che non intendo ritrattare un bel niente.

    Cara Tina, scusami se non ti ho risposto prima, ma sono stata molto impegnata, sono addirittura andata a Milano con lo zio al matrimonio della figlia di una cara amica, che era stata testimone al mio matrimonio.
    Tina, hai messo in bocca ed in testa a me e zia Cira cose che non abbiamo detto né pensato. Nessuno mette in dubbio il lavoro che c’è dietro al tuo libro, nessuno mette in dubbio il fatto che ti sei dedicata egregiamente a tua figlia, anzi l’ho sempre sostenuto con foga perché ritengo che Dafne sia una ragazza in gamba proprio perché ha ricevuto tanti stimoli. Tanto meno ho messo in dubbio la ricchezza del tuo libro; non sai se mi sono commossa a leggere l’urlo silenzioso o altro. Io posso anche commentare tutto il libro, ma mi ci vorrebbe un romanzo! Il libro a zia Cira non fa schifo, come dici tu, ha solo detto a tua madre che non lo ha fatto leggere a zio Vito per evitare che si alterasse, visto che a causa della malattia è diventato irascibile e lei ha paura di una ricaduta.
    Io non volevo telefonare a tua madre proprio per evitare che il discorso cadesse sul libro, ma ho dovuto chiamarla per altri motivi ed il discorso è stato ineludibile. Abbiamo parlato o meglio dialogato con la maggiore calma possibile, abbiamo parlato di tante cose, le ho fatto tanti esempi che richiamavano i suoi ed i miei vissuti, esempi su di me, sulle cugine, sulle mie amiche, la tal collega ecc, e tra tutti questi esempi anche quello sui novaresi e ho detto che nonostante il padre che hanno avuto (cotanto padre), non hanno mai avuto una parola dispregiativa nei suoi confronti ed io questo lo trovo lodevole. Nessun confronto, quindi, assolutamente nessuno.
    Un’altra cosa che non riesco a capire è come possiamo io e zia Cira compromettere o inficiare il rapporto che stai costruendo con tua madre, proprio non capisco. Io con tua madre non ho mai avuto nessun tipo di discussione per tutti gli anni e tutte le volte che sono andata a casa sua per ben 14 anni (da quando è morta la nonna). Ho sempre lasciato scivolare le provocazioni, i riferimenti e le allusioni, oppure le ho stemperate in un discorso generale. Io devo lasciarla in pace? Proprio non capisco.
    Ci sono, però, tre domande che mi pongo da anni, tre domande per me cruciali ed alle quali non riesco a dare una risposta.
    1-se tua madre ha sempre pensato di essere stata trattata male da nonna, di essere stata la serva della famiglia (parole sue) con quale criterio o principio pensi di lasciarle figli o meglio una bambina di 8 mesi?
    2-se tu ed il tuo fratellino avete vissuto l’inferno dell’inferno, mi chiedo dove fossero gli altri, dove cavolo erano o eravamo tutti.
    3-questo nonno così tenero e disponibile con i nipoti (è anche vero) perché non ha preso la sua figlia prediletta a quattrocchi e non le ha detto: tu qui i figli non li devi più lasciare per questo e questo motivo?
    Io non so rispondere; è stato più facile trovare il capro espiatorio e caricarlo di tutte le nostre responsabilità, è questo che non capisco e non accetto.
    Un’altra cosa: lungi da me l’idea di non volerti più sentire o vedere, l’età dell’asilo l’ho passata da un pezzo…ci si confronta da adulti e da adulti si prova a discutere. Se poi è una volontà tua, io ovviamente la rispetto enormemente.
    Un’estranea ti ha aiutata a superare i momenti di panico? Non vuol dire nulla, se fossimo stati vicini ti avrei aiutata io o chi per me, ammesso che ne sarei stata all’altezza e comunque credo che gli attacchi di panico o loro parenti siano dovuti a più cause messe assieme.
    Un saluto, ed un abbraccio a Dafne.

    Zia Mema

  25. Tisbe

    Scusami zia, ho visto solo adesso il commento, purtroppo la moderazione non mi permette di vedere quelli nei post vecchi e me li devo cercare
    Ti rispondo con calma 🙂

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