Caporalato, la mia breve esperienza

Qualche mattina fa me ne stavo in un bar a mangiare un cornetto caldo ed essendo sola mi sono messa ad ascoltare la Tv. Parlavano di caporalato. Ho compreso che, ai tempi odierni, le vittime di questo fenomeno, decisamente meridionale, sono soprattutto gli extracomunitari, o più in generale gli stranieri senza permesso di soggiorno. Le tesimonianze raccolte lasciano intendere che per dodici ore di lavoro questi disperati guadagnano circa 20 euro al giorno. Senza contributi, senza certezze, senza assistenza medica, senza DIRITTI!

Quand’ero ragazzina anche io ho provato sulla mia pelle il caporalato e ho potuto conoscere l’effetto che fa. Certo, la mia era una situazione diversa. Bene o male avevo un tetto, avevo i pasti giornalieri, ero cittadina italiana e avevo dei diritti o comunque l’orizzonte che si dispiegava davanti ai miei occhi era speranzoso. Eppure l’esperienza che ho vissuto è stata devastante e mi ha resa estremamente sensibile alle ingiustizie umane.

Un autobus passava a raccoglierci, noi miserabili dell’Alta Irpinia pre-terremoto, e ci trasportava dopo un lungo viaggio a raccolgiere pomodori. Io prendevo il mezzo di trasporto alle 4:00 di mattina. Arrivavo a destinazione alle ore 8:00 per cominciare un duro lavoro sotto il sole, sotto l’occhio attento e vigile dei datori di lavoro pronti a trattarti come uno schiavo. Non persona… schiavo! Avevo mezz’ora di pausa pranzo per ingoiare un panino portato da casa (anche se qualche datore di lavoro era generoso ed offriva il pasto). Smettevo di lavorare alle 16:00 e arrivavo a casa per le 20:00. L’autobus era sempre stracolmo e, poiché allora vigeva la regola che le persone adulte avevano diritto a stare sedute, io rimanevo quasi sempre in piedi per 8 ore, dopo aver lavorato. Impossibile riuscirci ad andare tutti i giorni.

Io ho potuto scegliere e ci sono sono andata poche volte a raccogliere i pomodori sotto l’ingiuria del caporalato, perché i soldi mi servivano per comprarmi lo stereo e le musicassette, e qualche capo d’abbigliamento alla moda. Ma questi poveri extracomunitari che scelta hanno?

I caporali, uomini senza scrupoli, fiutano la disperazione e, mentre nel passato rastrellavano le zone depresse dell’Irpinia, alla ricerca di persone da schiavizzare, oggi la preziosa merce umana l’aspettano in riva al mare… sempre con meno diritti.

16 commenti su “Caporalato, la mia breve esperienza

  1. Galdo

    tutto tristemento vero putroppo..
    solo una precisazione, sarà un fenomeno decisamente meridionale come dici tu, ma esiste e diffusamente anche al nord…
    fatti un giro in certi punti della città di milano la mattina se ti capita, vedrai gruppetti di extracomunitari, clandestini o meno, in attesa quotidiana di un nostro stimato e rispettato connazionale (che magari vota anche la lega nord) che arriva, li carica e via sul cantiere che costruisce le case per i ricchi.
    se poi capita che qualcuno si fa male o peggio ci lascia le penne, nessun problema, si carica su una macchina, si porta in aperta campagna e si butta in un fossato.
    tanto è solo un extracomunitario…

    buona serata Tisbe

  2. Filemazio

    Ciao,…
    non è più solo un fenomeno meridionale e neanche solo italiano…
    ho visto di recente il bellisssssimo film di K. Loach In questo mondo libero…
    vallo a vedere ,molto bello molto bello…
    e ti fa venire una rabbia!!!!!!!!

    ciao

    filemazio

  3. WebLogin

    Anche io ho fatto questa esperienza, ma è durata solo pochi giorni. Ero ragazzino, avevo circa quindici anni, e ricordo che il primo giorno mi presentai da solo e fu una giornata davvero dura. Questo tipo di lavoro si faceva almeno in coppia: uno strappava la pianta dal terreno (si strappavano le piante poichè con la medicina i pomodori arrivano tutti a maturazione, altro schifo) e la scuoteva a terra per fare cadere i pomodori e l'altro lo seguiva raccogliendo i pomodori caduti e li versava nelle cassette che poi venivano svuotate nei cassoni. Una giornata a pomodori era davvero dura. Si guadagnava poco ma ero un ragazzino, mentre gli extracomunitari non avevano alcuna scelta. Degli extracomunitari ricordo che in genere era davvero dura mantenere il loro passo. Oggi ci sono anche le macchinette ed è cambiato ancora il modo di raccogliere i pomodori, ma lo sfruttamento degli extracomunitari c'è sempre 🙁
    Ancora oggi raccolgo i pomodori però in campagna da me e solo per fare la salsa, ma è tutta un'altra storia: non c'è sfruttamento e non si strappano le piante 😉

    Giuseppe

  4. Luposordo2

    Anch'io mi feci una stagione a pomodori, con mio fratello e mio padre… Fu dura ma ho anche bei ricordi.
    Fortunatamente le conoscenze di mio padre (mio padre è agricoltore), ci hanno sempre fatto scampare i caporali.
    Mi accorsi anche che c'era una paga diversa tra noi e gli extracomunitari.

  5. utente anonimo

    Ieri è arrivato Hirmo, uno dei tanti minori che incontro tutti i giorni. E' dell'Eritrea con un sogno in tasca ed una speranza in testa. I più fortunati sono quelli che arrivano ai servizi sociali e di caporalato non ne sentono nemmeno l'odore . Alle volte vedo quanto vi sia attorno a noi tanta indifferenza , per persone che compiono viaggi di speranza, convinti ancora che l'Italia sia capace di regalare un sogno meraviglioso: qualcosa da realizzare.

  6. utente anonimo

    a proposito di sfruttamento, sono stati visti dei caporali con extracomunitari al seguito votare compatti nelle cosiddette primarie per l'unione… come si può vedere , la schiavitù può servire.
    eurotecnica

  7. robertomazzuia

    nooo! ancora a favore degli extracomunitari! quelli ci rubano il lavoro. vengono qui a comandare! mandiamoli a casa!
    peccato, che volendolo, a casa si potrebbero far rimanere. ma chi comanderebbero i "caporali"?
    torno a raccogliere pomodori, va…

  8. utente anonimo

    Il caporalato agricolo è tipicamente meridionale.
    Al nord il fenomeno è grandemente diffuso nel settore industriale ed edile.
    L'unica domanda che mi viene è: che fanno gli ispettori delle Direzioni Provinciali del Lavoro (ah, sì, vanno a multare i baristi perché si son dimenticati di mettere un timbro…)

  9. utente anonimo

    do una informzaione..
    dopo lo scandalo dell schiavitù dei braciante in Puglia ..
    le rasicurazione pubbliche del ministro Amato, che ha rasicurato de provedimento eccepzionale,per chi aveva il corragio de denuciare… incluso un permesso de soggiorno..
    Rimasto in chiacchiere..
    chi ha l'ingenuità de denunciare, si ritrova in guai peggiorri..
    espulssione per prima…
    Quanto vale la parola de un ministro??????

  10. Skeight

    Il provvedimento del ministro finisce nel vuoto, perché il governo non ha tutto questo interesse ad affrontare il problema (l'importante è che vada l'economia), e l'opinione pubblica non è così interessata a che il governo si impegni sul campo, tanto "sono fatti altrui"…

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