Turn off Pechino

Blogger uniti per i diritti umani, la libertà, la democrazia.
Lettera/petizione per promuovere i diritti umani,
la libertà, la democrazia, in Cina e nel resto del mondo.

Lettera/Petizione a:

i segretari dei partiti politici italiani,
i direttori delle testate giornalistiche,
i cittadini italiani,
i cittadini del mondo libero.
Hu Jintao, presidente della Repubblica popolare cinese
Jacques Rogge, Presidete del Comitato olimpico internazionale
Doru Romulus Costea, Presidente del Consiglio Onu per i diritti umani

    Con l’avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.

Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.

Al tempo stesso siamo però convinti, come lo è il Presidente del CIO Rogge, che lo svolgimento dei Giochi potrebbe aiutare lo sviluppo dei diritti umani in quel paese. Una manifestazione importante come le Olimpiadi, con la “copertura” di oltre 25 mila giornalisti accreditati, metterà finalmente la Cina in contatto con il mondo intero, a patto però che questo accada veramente.

Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.

Organizzazioni internazionali come Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l’atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l’oppressione del popolo tibetano e l’ostracismo verso il Dalai Lama, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all’atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.

Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera? I principi olimpici al riguardo sono chiari:Lo scopo dello Spirito Olimpico è collocare lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell’uomo, al fine di promuovere una società pacifica interessata alla conservazione della dignità umana [..] Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico

Come è possibile proclamare con credibilità il motto scelto dal governo cinese come tema ufficiale delle Olimpiadi 2008: “Un solo mondo, un solo sogno”? Come si può affermare, come ha fatto il Comitato olimpico di Pechino, che l’obiettivo è quello di ospitare “Olimpiadi aperte, verdi e umane”?

Come è stato dichiarato con responsabilità dai 37 intellettuali cinesi in questa lettera, ".. La Cina ha l’opportunità di usare i Giochi per costruire una vera armonia basata sul rispetto dei diritti umani e della libertà, e divenire un membro rispettabile della comunità delle nazioni civili – non con la tronfia retorica o la forza bruta, ma attuando gesti per promuovere i diritti umani in Cina e nel mondo".

Dalla stessa lettera, come si può rimanere sordi e inerti alle seguenti 7 proposte?
Nell’ “unico mondo” in cui viviamo, i sogni che si stanno attuando in Cina oggi plasmeranno in profondità il futuro di tutti. Per questo, per promuovere il successo delle Olimpiadi, anche dal punto di vista dei diritti umani, proponiamo le seguenti misure”:

  1. Dichiarare un’amnistia per tutti i prigionieri di coscienza, così che essi possano godere i Giochi olimpici nella libertà.

  2. Aprire i confini della Cina  a tutti i cittadini cinesi che sono stati forzati all’esilio a causa della loro opinioni, espressioni, o fede, così che possano riunirsi con i loro amici e parenti e celebrare la gloria delle Olimpiadi nella loro patria.

  3. Attuare l’indicazione del governo che permette ai giornalisti stranieri di fare interviste e reportage senza previa approvazione delle autorità, fino al 17 ottobre 2008, garantendo la stessa apertura e indipendenza ai giornalisti cinesi.

  4. Pagare un giusto compenso alle vittime di espropri e di trasferimenti forzati avvenuti per costruire i siti olimpici, liberando le persone detenute o imprigionate (spesso con violenza) per aver protestato o resistito a tali azioni.

  5. Proteggere i diritti degli operai in tutti i cantieri olimpici, compreso il loro diritto di organizzare sindacati in modo indipendente; eliminare la discriminazione contro i lavoratori migranti dalle campagne e dare loro un giusto compenso.

  6. Bloccare le operazioni di polizia volte a intercettare, arrestare o rispedire indietro i dimostranti che cercano di giungere a Pechino per lamentarsi [con petizioni] della cattiva condotta dei rappresentanti dei governi locali; abolire le strutture illegali usate per incarcerare, interrogare, terrorizzare i dimostranti; terminare le operazioni di “pulitura” contro i migranti, che comprendono la demolizione delle loro abitazioni temporanee e la chiusura delle scuole per i loro figli.

  7. Stabilire un sistema di supervisione cittadina sulle spese olimpiche, offrendo al pubblico un resoconto contabile indipendente sulle spese legate alle Olimpiadi; rendere trasparente al mondo del business il processo per l’assegnazione dei contratti, e perseguire con mezzi legali ogni rappresentante del governo che si appropria o sperpera i fondi pubblici.

Suggeriamo inoltre di varare un Comitato di osservatori per le Olimpiadi di Pechino, composto da esperti indipendenti, rappresentanti di organizzazioni non governative, comunità vittime quali lavoratori migranti e persone trasferite a forza. Tale Comitato dovrebbe verificare l’attuazione delle proposte di cui sopra. Esso dovrebbe avere il permesso di operare in modo indipendente, esaminando progetti, interrogando in libertà, diffondendo i suoi risultati in pubblico.

Se queste proposte precise elencate sopra non saranno adottate, siamo certi che le Olimpiadi di Pechino non passeranno alla storia come l’evento glorioso che tutti ci aspetteremmo. Non vogliamo “politicizzare” il movimento olimpico. Ad ogni modo, usare i Giochi olimpici in modi che violano i diritti umani e feriscono persone costrette al silenzio, tutto in nome di un “sogno” che appartiene solo a “qualcuno”, e non al mondo intero, pianterà solo i semi del risentimento che renderanno ancora più aspre le crisi della Cina influenzando il futuro del mondo.

Parafrasando ciò che il Senatore Goffredo Bettini ha dichiarato in occasione della crisi birmana di ottobre, “non comprendiamo come si possa, senza atti concreti da parte della Cina, andare serenamente a Pechino a festeggiare le Olimpiadi”.

Richiediamo quindi atti concreti, convinti che sia compito di chi crede profondamente nei diritti umani, nelle libertà, nella democrazia, attivarsi per far sì che l’opinione pubblica internazionale sia informata su ciò che sta accadendo in Cina. L’inaugurazione dei giochi è prevista per l’agosto 2008. C’è tutto il tempo per decidere se sarà il caso di unirci a questa festa universale dello sport.

Nel frattempo, come “arma” di dialogo, come forma di lotta nonviolenta, ci sentiamo di proporre una battaglia di civiltà, una iniziativa avente lo scopo di coinvolgere l’opinione pubblica, di far pressione sugli sponsor televisivi, sugli atleti e sul comitato olimpico italiano.

Per tutto questo noi proponiamo

se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull’informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali

di non partecipare all’evento, spegnendo la TV

Bloggers e cittadini uniti per
i diritti umani, la libertà, la democrazia.


Se desideri sostenere la nostra presa di posizione e le 7 proposte contenute nella lettera aperta dei 37 intellettuali cinesi, puoi farlo lasciando la tua adesione nei
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