Gli orchi della porta accanto: storie di ordinaria pedofilia

Riesumo questo ottimo articolo che ripropone storie emblematiche per contribuire alla lotta del blogger contro la pedofilia.

Settecento casi in un anno, il 2006, quello appena passato. Due al giorno, un’enormità. Bambini che, dal primo anno di vita in su, finiscono al pronto soccorso per un gioco a cui non avrebbero mai voluto partecipare: l’abuso, la molestia sessuale spesso aggravata dal fatto che è maturata fra le mura domestiche. O, ancora, botte. Botte da orbi, inflitte dalla madre o dal patrigno a bambini che non sanno ancora parlare o hanno così paura di farlo che taceranno per sempre.

Sono «gli orchi della porta accanto» come li chiamano pediatri e psicologici. Genitori insospettabili, magari professionisti, magari plurilaureati. Altro che alcolisti o tossici. Sembrano gente di tutto rispetto e non risparmiano al loro piccolo le più bieche violenze. E anche a Torino – come dimostrano le ultime tragiche storie di infanzia spezzate come quella di Giorgio, Melania e Ines – non mancano gli esempi. Ecco perché ieri, il Consiglio comunale, su iniziativa di Lucia Centillo (Ulivo), Federica Scanderebech e Antonello Angeleri (Udc) ha approvato un ordine del giorno proprio contro la violenza ai minori. Un documento per dare più sostegno a chi lavora per salvare queste creature: come i pediatri dell’ospedale infantile Regina Margherita responsabili del progetto «Bambi». Dal 2002 a oggi hanno esaminato 404 casi, di cui alcuni raccapriccianti. E hanno accettato di parlarne con «La Stampa» (usando com’è ovvio nomi di fantasia) proprio perché si capisca che l’orco può essere anche fra noi.

Luca e la maestra
Luca aveva 7 anni e frequentava la seconda elementare quando arrivò al pronto soccorso del Regina Margherita. Deve la sua salvezza all’intuizione della maestra che, vedendolo sempre arrivare in aula zeppo di lividi, un giorno lo portò in bagno e gli chiese di togliersi la maglietta. «Scoprì che tutto il suo corpo portava i segni di botte disumane – raccontano i pediatri – e lo portò in ospedale. Fu a quel punto che Luca, sentendosi protetto, chiese di poter raccontare tutto, ma a una condizione: “Solo se non mi fate più tornare in quella casa lì». Si scoprì che ogni sera Luca veniva pestato dai suoi genitori, senza motivo. Ed erano gente al di sopra di ogni sospetto.

Anna e il patrigno
La storia di Anna, 12 anni, è fra le più tristi. Per mesi ha subito violenza sessuale in famiglia e più volte è finita, con disturbi vaghi, al pronto soccorso: accompagnata dalla mamma, che fu la prima a non crederle quando lei confessò di essere stata violentata dal patrigno che conviveva con loro da qualche anno. «La prima a non accettare la dura verità era colei che ogni sera dormiva accanto all’orco» raccontano i medici spiegando che «molto spesso le mamme non credono alle loro figlie quando accusano il patrigno».

Sara e Internet
E che dire della povera Sara che aveva appena festeggiato i suoi due anni con tanto di festicciola in famiglia? Medici e psichiatri non credevano a quel caso e hanno riletto per giorni, insieme coi giudici, la sua cartella clinica. Era stato proprio suo padre (poi stato denunciato dalla mamma) un manager molto affermato in città, a mettere su Internet le foto dei genitali della figlioletta. Quando la storia venne a galla successe un terremoto in famiglia. Ma il problema più urgente ora è salvare l’infanzia di Sara dagli effetti di questa devastante figura: il peggiore dei padri possibili.

Monica e il nonno
Si fidavano molto di lui, in famiglia. E gli lasciavano sempre le nipotine, 6 e 8 anni, per pomeriggi interi. Lui era premuroso, sembrava il più amorevole dei nonni. «Sino a quando una delle due nipotine non ha rivelato che l’anziano abusava spesso di lei e della sorella». Sembra già tanto raccontata così, ma siamo soltanto a metà dell’orrore: «Perché anche la mamma delle due bambine, a sua volta, era stata stuprata durante la sua infanzia dal padre. Ma mai avrebbe potuto pensare che anche con le sue nipotine l’uomo si sarebbe comportato in quel modo». Stampa

8 commenti su “Gli orchi della porta accanto: storie di ordinaria pedofilia

  1. riccardogavioso

    ottimo questo contributo. Il caso singolo diventa un pugno nello stomaco, ma si rende indispensabile per dare la misura dell’orrore… sempre che ci sia una misura all’orrore.

    i miei Auguri, per un Natale pieno di Pace e di Gioia

  2. WebLogin

    Che brutte storie :-(( Ricordo l’articolo che ho letto ieri: […] “Alla base di uno sterminio c’è un linguaggio”, avverte Maria Rita Parsi e, insieme, rifiuta e combatte l’uso del termine “pedofilia”, che non può entrare così com’è nel dire comune, ma va sostituito da “pedofobia”, paura e odio del bambino, desiderio di eliminazione. […] :-((

    Io ancora non scrivo il mio post, è un argomento difficile da trattare ma voglio farlo. Tis, ottimo contributo.

    Giuseppe

  3. libero83

    leggendo queste storie mi è venuta una rabbia. ma possibile che dei bambini innocenti debbano subire queste abominevoli violenze!

    Tu poi nel post hai citato l’iniziativa del consiglio comunale di Torino, quei consiglieri hanno fatto sicuramente una gran iniziativa, ma poi mi domando: possibile che la lotta contro questo orribile fenomeno non diventa una priorità nazionale?

    E poi perchè ad esempio nessuno parla delle violenze subite dai bambini nel Darfur e in altri stati Africani?

  4. hneeta

    Ho i brividi.
    "Bambini che, dal primo anno di vita in su, finiscono al pronto soccorso per un gioco a cui non avrebbero mai voluto partecipare: l’abuso, la molestia sessuale spesso aggravata dal fatto che è maturata fra le mura domestiche. O, ancora, botte. Botte da orbi, inflitte dalla madre o dal patrigno a bambini che non sanno ancora parlare o hanno così paura di farlo che taceranno per sempre."

    Ciao, cara.:(

  5. Danielemd77

    Scusa l'intrusione nei commenti ma vorrei chiederti se è possibile cambiare il link dell'iniziativa perchè, avendo sul mio blog cambiato indirizzo e peramlink, alla fine la gente che cerca l'informazione si trova davanti ad una pagina d'errore.
    Dato che sono ancora tanti i commenti e le persone interessate e che vorrei a breve rilanciare l'inizativa mi farebbe piacere se cambiassi lindirizzo del vecchio link con questo nuovo:
    http://www.psichesoma.com/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi-sessuali-sui-minori/

    Ti ringrazio in anticipo per l'aiuto e per il sostegno a questa iniziativa che, anche grazie al tuo sostegno, ha raggiunto un successo enorme 🙂
    Ciao
    DanieleMD

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