Il ‘senso’ nascosto del Carnevale

Il Carnevale più lungo del mondo è iniziato a Colonia l’11 novembre alle ore 11e11 minuti esatti con la nomina del Principe, del Fante e della Vergine, i 3 personaggi principali delle feste. Giovedì Grasso, giornata dedicata alle donne, scenderanno tra il pubblico per dare il via ai festeggiamenti. In questo giorno le donne prendono il comando della città e possono permettersi qualsiasi libertà nei confronti degli uomini. Mascherate, catturano i loro compagni e simbolicamente tagliano loro la cravatta (virilità).
Da noi il Carnevale ha inizio il 17 gennaio, in Irpinia l’inizio dei festeggiamenti carnevaleschi è particolarmente sentito a Nusco con la caratteristica ricorrenza "Sant’Antuono maschere e suoni" che preannunzia la fine dell’inverno e il preludio alla primavera.

La genesi del Carnevale va rintracciata in epoche arcaiche e si è evoluta in 3 fasi storiche diverse. La prima di queste fasi corrisponde al periodo precristiano, ma a causa di una scarsità di fonti ne sappiamo ben poco. E’ da ricordare che Carnevale è stata sempre una festa popolare e la storia antica, invece, era elitaria, quindi trascritta solo dalle classi colte poco avvezze ai festeggiamenti carnevaleschi. Il mondo arcaico viveva di un profondo senso religioso . L’uomo avvertiva la fusione del cosmo in un’unità di cui anch’egli faceva parte, e dava senso alla propria vita secondo la cadenza ritmica delle stagioni. In base a questa ciclicità costruiva la propria visione del mondo. Il Carnevale affonda le proprie radici proprio in questo momento della storia dell’umanità. L’uomo amava rappresentare il passaggio alla nuova stagione (il mito di Cerere e Proserpina) da uno stato di morte ad uno stato di vita. La primavera è anche rinascita attraverso il passaggio obbligatorio della morte. La rappresentazione della morte avveniva attraverso la "maschera". Per un periodo determinato, si sovvertiva l’ordine delle cose: la cultura della vita veniva messa tra parentesi e regnava indisturbato il disordine della morte. Gli uomini rappresentavano in un rituale la metafora della riproduzione: due divinità di sesso opposto si univano per dare vita ad un abbondante raccolto. In questo rituale si presenta in stato embrionale un abbozzo della "Zeza". La rappresentazione arcaica indica anche un passaggio dalla vecchia generazione a quella nuova. Il tema della Zeza, com’è noto, è lo scontro tra marito e moglie sul matrimonio della figlia. La moglie è favorevole, mentre il marito è contrario perché vuole mantenere il comando della vecchia generazione. In gioco è la sessualità maschile, difatti, il Carnevale è pieno di simboli fallici. Il padre della sposa non vuole perdere la propria virilità per consegnarla al futuro sposo, ma la natura fa il suo corso ed il vecchio è giustamente messo da parte.
Superata la prima fase di costituzione del Carnevale come festa popolare, si entra nella seconda, caratterizzata dall’avvento del Cristianesimo.
Il Carnevale riuscì a resistere, più di altre feste pagane, alla penetrazione ed alla progressiva contaminazione cristiana. In realtà tale successo è dovuto al fatto che, l’innocuo divertimento carnevalesco, contiene in sé un concetto molto serio: cambiare direzione, sovvertire.
In età contemporanea il Carnevale è ancora uno spettacolo fuori dal comune. Se fosse uno spettacolo qualsiasi manterrebbe inalterate le divisioni fra spettori e attori, invece, nel Carnevale il pubblico diventa protagonista e si mescola allo spettacolo.
In questo modo si ristabilisce l’unione primordiale fra gli uomini.
Cade la maschera: la persona non è più ruolo sociale, ma è uomo fra gli uomini.
Il Carnevale è una festa popolare sovvertitrice delle regole, dove si sperimenta, anche se per breve durata, la potenza delle idee comuniste.
I Carnevali più celebri, tuttavia, hanno perso buona parte di questa antica carica sovversiva per diventare mero fatto commerciale … ma nei piccoli centri dell’Irpinia, dove imperversa la Zeza e la Tarantola, l’antico spirito della disobbedienza si fa ancora sentire.

14 commenti su “Il ‘senso’ nascosto del Carnevale

  1. Lisa72

    Come sempre passare da te significa imparare! ^_^ Sei un’ottima narratrice!

    Da parte mia non ho mai amato il Carnevale e il mascherarsi però ora che lo vivo da madre “vedo” cose che prima ignoravo. Visto che di parlarne non son capace come te mi limito a far cenci e frati ^_^

    Un abbraccio sincero, Lisa

    p.s.: bella la mascherina 😉

  2. FrancaFranca

    Non ho mai amato le feste in maschera perchè da mascherati si compiono azioni che senza maschera non si farebbero.
    Invece ognuno dovrebbe essere sempre se stesso qualunque sia l'occasione.
    Però l'allegria del carnevale è contagiosa…

  3. Tisbe

    @franca, e se la vera natura di un uomo fosse proprio quella in cui è mascherato? se nella sua identità reale fosse solo controllato da un super io sociale molto forte?

  4. WebLogin

    Post molto bello e interessante. E' vero, sei un'ottima narratrice 😉
    PS: Scelgo questo post per la mia rubrica settimanale… posso o ti dispiace? 😉

    Giuseppe

  5. giuba47

    Molto interessante quello che racconti…Anch'io ho un po' l'impressione che l'uomo sia sempre in maschera e che difficilmente mostrano il loro vero volto. Ciao, Giulia

  6. Luposordo2

    In provincia di Avellino ho sentito parlare molto bene del carnevale di Montemarano. Conosco le tarantelle di quel paese e mi piacerebbe andarci un giorno…

  7. Tisbe

    @giuseppe, grazie, e se ti rubassi l'idea?
    @giulia, il sospetto rimane…
    @Luposordo2, ottima scelta 😉
    per i carri allegorici invece consiglio Paternopoli, per le Zeze: Banzano, Mercogliano e Montoro

  8. WebLogin

    Carissima Tis, certo che puoi! E sarò lieto come sempre di leggere le tue segnalazioni 🙂
    PS: Veramente questa settimana ho scelto due tuoi post 😉

    Ciao mitica, un caro abbraccio rosso

    Giuseppe

  9. utente anonimo

    Molto interessante.
    Chissà se dietro questa storia non ci sia il mito della nascita di Zeus e di Crono prima di lui.
    E Zeza sia una variante di Gea e di Rea.

    Pensatoio

  10. utente anonimo

    Adesso pure il Carnevale è comunista?
    Dove ci sono manifestazioni che muovono piazza, gente e le coscienze di massa, ecco che il comunismo si arroga il diritto di paternità e di prelazione.
    Siamo alle solite, non è la prima volta.
    A Montemarano e Castelvetere, luoghi in cui il Carnevale è conosciuto in tutta Italia e rende famosa la provincia di Avellino, i contadini e i popolani non sanno nemmeno cos'è il comunismo, anzi…prova a dirglielo, riceverai una bella risata!
    Per me esageri sempre Tisbe.
    Del resto se per te ogni cosa è comunista allora vuol dire che anche questo è comunista:

    http://aremblog.netsons.org/wp-content/uploads/2008/01/21012008385.jpg

    e questo:

    http://aremblog.netsons.org/wp-content/uploads/2008/01/21012008387.jpg

    O solo le cose belle e quelle che fanno comodo sono comuniste?
    Perchè non hai mai fatto un post che parla degli aspetti negativi (e Dio solo sa quanti ce ne sono!) che ha il comunismo?

  11. Tisbe

    @giuseppe, non ho avuto tempo adesso, crdo comincerò dalla pross settimana
    @pensatoio, dici?
    @arem, e quanto mai la gente si sforza di pensare e teorizzare. Loro si divertono e basta ma il senso primordiale del Carnevale è il livellamento di tutti gli uomini e questo lo sanno tutti
    A Carnevale il notabile del paese diventa esattamente come l'utlimo dei cafoni… se questo non è comunismo… cos'è!?!

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