Il gioco dell’apparire

Apro il foglio bianco, virtuale davanti a me senza sapere minimamente cosa scrivere.
E’ una sfida tra me e il nulla o il troppo che scoppia nella mia testa.
Quanti livelli di coscienza ed autocoscienza riesco a percepire?
La mia confusione interiore, che non riesco a tradurre nemmeno in pensieri la sento appiccicosa come una melma, vischiosa come il miele… e quei radi pensieri che riesco a ricavarne non sanno tradursi in parole. Questa malattia qui la conosco, è quella che Gadamer ha definito indigenza linguistica, e di fronte ad essa verrebbe voglia di non parlare più, di non lasciare più che la distanza fra il sentito e il detto sia così potente da inficiare qualsiasi tentativo di comprensione.
Oh no, sembra di arrendermi alla mia follia, al bisogno di vicermi e di dominarmi, di annullare lo spazio tra ciò che sono e ciò che penso di essere.
E’ troppa la distanza che sento tra i tumulti interiori della mia anima e ciò che compare in superficie, come traccia silenziosa e solitaria, su questo foglio virtuale che ha il potere di comunicare al mondo.
Non so se voglio nascondermi o se voglio espormi.
Non so se questo gioco dell’apparire è solo un espediente per non esserci veramente.

4 commenti su “Il gioco dell’apparire

  1. giuba47

    Forse è quello che sentiamo in un momento in cui le parole sembrano non poter esprimere veramente quello che proviamo: tanta confusione, almeno per me o tanta rabbia.

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