I Demoni di San Pietroburgo

Difficile tradurre in parole le emozioni  forti che ho provato durante la visione de I demoni di San Pietroburgo del regista Montaldo. Vedere proiettati sul grande schermo i momenti salienti della vita di uno degli autori che mi formato, ha provocato nel mio animo sensazioni fortissime. Aspettavo di rivedere quell’evento di cui parla ne L’Idiota, un momento descritto in maniera così mirabile e profonda da diventare l’icona di tutte le persone contrarie alla pena di morte.  È il giovane Dostoevskij trascinato davanti al plotone di esecuzione per essere fucilato, e graziato all’ultimo istante. È ancora lui con in mano il Vangelo che trascorre la sua migliore gioventù in Siberia. Quello di Montaldo è un affresco indovinato nelle atmosfere e nei dialoghi; una fusione perfetta tra biografia e bibliografia del grande narratore russo. Fusione dalla quale emergono questioni di grande attualità, non ultimo il terrorismo. Ne I Demoni Dostoevskij aveva precorso i tempi, intuendo la degenerazione di ogni ideale politico in follia omicida fine a se stessa. L’autore separa l’obiettivo socialista dal percorso rivoluzionario. La sua permanenza in Siberia gli ha permesso di cogliere quella distanza abissale che c’è tra i teorici della rivoluzione ed il popolo. Le esigenze dei servi della gleba, difatti, non sono ben interpretate dai borghesi rivoluzionari. Ne I demoni di San Pietroburgo non c’è solo politica, c’è anche qualche aspetto biografico non trascurabile come il vizio del gioco che conduceva perennemente il nostro autore in guai finanziari, oppure il contratto capestro firmato al suo editore. Dostoevskij scriveva sempre sull’orlo della disperazione con termini temporali da rispettare assolutamente: una modalità che gli ha fatto partorire una serie di capolavori inestimabili.

Pieni di senso i dialoghi proposti nel film. Ne segnalo due che mi hanno profondamente colpita:  la vita è infinitamente più ricca di un romanzo, e l’arte del racconto serve a rendere più verosimili i fatti della vita; non ci sono riuscito, alla fine non sono riuscito a comprendere il mistero umano.

Dostoevskij si è sempre interessato all’uomo in tutti i modi in cui è possibile farlo: scrutandolo interiormente per carpire i motivi dei suoi comportamenti e delle sue scelte; ed in funzione sociale, nel suo rapporto continuo con gli altri uomini. Meglio di chiunque altro ha saputo descrivere la miseria della condizione umana, ma ha saputo anche ergersi al di sopra di essa.

10 commenti su “I Demoni di San Pietroburgo

  1. utente anonimo

    Molto bello questo post, e mi vedrò il film che hai segnalato 🙂 Dostoevskij è uno dei miei autori preferiti. D'accordo con te che egli, anche per la terribile esperienza che ha vissuto, sa descrivere il misterioso e spesso tenebroso mondo dell'uomo, ma al tempo stesso indica una via di salvezza…
    Ciao!
    Amicusplato

  2. Alberto46

    Trascinato da questa tua recensione andrò senz'altro a vederlo. Una settimana fa ho regalato a un amico con il brutto vizio del gioco "Il giocatore". Staremo a vedere se concorda con quello che scrive Dostoevskij.

  3. utente anonimo

    Se devo essere sincera, Dostoevskij l' ho sempre considerato "pesante", ma la tua recensione mi ha incuriosita. Credo che prima ancora del film inizierò ad interessarmi alla vita stessa dell'autore.

    Pss, scusa se spammo ma ci sarebbe una iniziativa umanitaria da diffondere 😉

    Artemisia non loggata

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