Zigeuner

Non è facile per me riportare la mia mente indietro nel tempo ma in questo clima di intolleranza diffusa, di odio e di rancore verso il diverso ho il dovere morale di ricordare.
La Germania mi è entrata nel sangue e la considero a tutti gli effetti la mia seconda patria. Quando ero bambina, insieme a mio fratello, rifacevamo la seconda guerra mondiale lasciando vincere Italia e Germania perché rappresentavano appieno la nostra identità. Era un gioco al limite dell’innocenza… quella che non torna più, per intenderci.
Impresso nella mia mente è rimasto un episodio che ha spalancato le porte alla disillusione.
Ero andata con i miei fratellini dal dentista tedesco a prendere il numero per permettere a mia madre di non fare la fila. Stavamo nella sala d’attesa insieme agli altri aspettando che mamma ci raggiungesse. Ad un certo punto entrò una signora tedesca accompagnata dai suoi figli. Costoro cominciarono ad infastidirci, a pestarci i piedi, a spintonarci senza che la mamma intervenisse per farli smettere. Nessuno intervenne. I bambini continuarono ad infastidirci, ma noi non abbiamo reagito alle provocazioni in alcun modo. Ad un certo punto, e non potrò mai dimenticarlo, uno dei bambini ci chiamo ZIGEUNER. Nonostante non conoscessi il tedesco, io intuii il senso della parola e poi ne ebbi conferma. Quando arrivò nostra madre, le raccontammo l’accaduto, ma lei non disse niente. Non ci difese, non pretese le scuse dei tedeschi. In quel momento un pezzo delle mie credenze crollò miseramente. Innanzitutto capii che ero figlia di chi nella società non aveva alcun peso, e poi mi resi conto dell’enorme ingiustizia che dilaga nel mondo umano.
Questo episodio non ha mai compromesso il mio amore per il popolo tedesco, ma mi ha permesso di comprendere come un atteggiamento aggressivo nei confronti delle minoranze possa trasformarsi in tragedia. E in questa tragedia, il debole, il diverso, sarebbe comunque sempre il colpevole.

10 commenti su “Zigeuner

  1. FrancaFranca

    Chi non ha un ricordo personale ha comunque il ricordo collettivo e ricordare che noi siamo stati un popolo di emigranti dovrebbe bastare per essere, se non solidali, almeno tolleranti.
    Dispiace molto dover osservare che non è così…

  2. utente anonimo

    ciao tisbe, sono una donna calabrese di 50 anni sto a Torino da 30. Non mi sembra giusto che dopo che siamo stati discriminati per anni, che ci chiamavano pummarolancoppa, oggi ci sono gli extracomuitari che ci tolgono non dico il lavoro che tanto fanno cose che gli italiani non vogliono fare piu, ma ci rubano anche il posto sul tram. Ti sembra giusto?
    Assunta

  3. WebLogin

    E' vero, si è sempre meridionali di qualcuno 🙁

    Per me l'Italia sta mostrando il suo lato razzista, in passato abbiamo avuto le "Leggi razziali fasciste", noi del sud per alcuni del nord siamo terroni, in alcuni stadi ci sono cori che non hanno nulla a che fare con lo sport e ora si aggiungono diversi episodi di cronaca tipo <a rel="nofollow" href="http://www.articolo21.info/notizia.php?id=6847&quot; rel="nofollow">questo.

    Per me il rischio è serio e una politica che confonde l'immigrazione con l'ordine pubblico sta favorendo tutto questo.

    Giuseppe

  4. utente anonimo

    mah!
    è da questo che nasce il tuo senso d'inferiorità?
    bisogna fare attenzione a non confondere i propri demoni con la realtà delle cose…
    caposkaw

  5. utente anonimo

    Noi siamo stati un popolo di emigranti ma è anche vero che dopo la guerra tutta l'Europa era in condizioni disastrose… insomma eravamo tutti nella stessa barca… Ora per fortuna non è così ma purtroppo a farne le spese sono la minoranza "povera"…

  6. Tisbe

    @Franca, dispiace e molto
    @mstatus, non conoscevo questo modo di dire
    @assunta, che dire… proponiamo l'apartheid?
    @Giuseppe, l'aria che tira non è delle migliori e c'è chi ne approfitta
    @caposkaw, noto il tuo perseverare in giudizi sulle persone invece che sulle idee… se la gente di destra è come te, allora io non èposso apprezzarla, sei scorretto e in mala fede
    @paolo, sono sempre le persone disperate che pagano per tutti, purtroppo, e forse per questo, per far accettare questo rospo dalle dimensioni gigantesche si sono inventati la favola della GIUSTIZIA DIVINA

  7. marissamora

    assai indicativo il post della signora calabrese: quando noi eravamo poveri eravamo, comunque,"meglio" di questi poveri che vorrebbero diventare come noi…nessuna speranza per un popolo senza memoria e con pochi sentimenti a disposizione della mente.
    mi sento sempre più rom e sempre meno italiana.

  8. utente anonimo

    cara Tina come ti capisco.
    Come tu sai ho vissuto la stessa esperienza.
    solo che io reagì agli insulti e mi ricordo che presi un secchio pieno d'acqua salii al piano dove c'era quel fetente di tedesco e o'facietti chino e acqua.
    Quando si ritirò mio padre pigliai no paliatone che ancora mo ricordo.
    Sono stato molto identitario 😉

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