Gomorra, un pugno nello stomaco

GomorraSenza filtro, così la macchina da presa ha seguito le varie trame del film Gomorra, rendendone quasi insostenibile la visione. Senza filtro, per rendere al meglio una realtà altrimenti non rappresentabile.
Sempre più mi convingo che la realtà superi comunque ogni fantasia o incubo.
Leit motiv di tutto il lungometraggio è il denaro. Tanto denaro. L’atmosfera in cui esso compare costantemente, come avido ladro di anime, è di uno squallore, di una miseria che il regista Garrone ha saputo rendere magistralmente. La visione di Gomorra può essere paragonata ad un forte, violento e possente pugno allo stomaco, soprattutto per me che non ho mai saputo immaginare una realtà simile, rinchiusa, come sono, nell’oasi dell’Irpinia, a pochi passi dall’inferno. Come si può vivere così. Come è possibile che si possa vivere così. Cosa ha permesso una degenerazione tale. Persino la Nco di cutoloniana memoria mantiene una sorta di fascino romantico, inesistente in Gomorra. E’ il degrado totale dell’ambiente, delle abitazioni, delle vite umane. Una sorta di contagio malefico che inquina persino gli strati profondi della terra.
Non posso pensare alla napoletanità in questo modo. Preferisco ricordarla come compare in "Così parlò Bellavista", con le parole di De Crescenzo nei confronti di un camorrista: ma non è una vita di merda la vostra? Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

12 commenti su “Gomorra, un pugno nello stomaco

  1. utente anonimo

    Non so se ci hanno già pensato, ma la prossima ristampa la doterei dell'annotazione introduttiva a ricordare che
    per aver scritto Gomorra, l'autore R. Saviano ha ottenuto sicuramente una brutale scossa agli occhi di chi pensava di essere ormai immune dallo sconvolgimento dello squallore territoriale e culturale per cui Gomorra ha naturale habitat dove i predatori della catena sociale praticamente non han rivali al pari di certi spietati dinosauri carnivori che il rischio più grosso lo corrono facendosi concorrenza tra loro..
    ma a Napoli ha anche ottenuto la sopresa di trovar difficoltà a comprare o affittare casa perchè, come certi quartieri han spiegato, è ospite sgradito: metti che gli fanno l'attentato! Non sta bene via, anche dal punto di vista condominiale…
    Dinanzi a questa nuova "vergogna" è interevenuta l'Associazione Vittime della Mafia che si è offerta di dargli una mano a trovar alloggio.
    Un habitat talmente inquietante che per analogie mi ha fatto venire un po' in mente la sorte riservata non solo all'autore de "Il cacciatore di acquiloni", ma anche i piccoli protagonisti del film, bambini che per aver recitato in quel film dall'Afganistan son dovuti scappare nell'indifferenza ambientale, ma ancor più spesso nella connivenza ambientale.
    Ecco, purtroppo son certo che a Napoli, molti e non solo camorristi, se Saviane incorresse in misterioso e pirotecnico incidente, non ne sarebbero davvero dispiaciuti. E però ugualmente, non esito a prevedere che in quel disgraziatissimo caso si farebbe corteo solidale (ammazzateci tutti): costa poco, fa anche comodo per minimizzare la devastante "gomorra" culturale, pur restando in eterna contraddizione con altre manifestazioni, com'è quello sull'inospitalità a Saviane, così come certi candidi temini dei bambini, a scuola, che "gomorra" ringraziano…
    Buona serata.
    Alieno

  2. utente anonimo

    e si.. l'irpinia.. napoli ti deve ricordare l'inferno praticamente, ma noi siamo nell'inferno, siamo stati forgiati dalle fiamme ancor prima di morire, siamo costantemente in ansia, non usciamo in certe ore, e preferiamo posti invece di altri, sappiamo i nostri limiti, ma abbiamo sempre convissuto purtroppo con tt questo, ma solo ora se ne parla.. ci hanno lasciato nella nostra terra stupenda di morte a marcire per tanti anni e solo adesso si sono svegliati. C'è voluto un libro, un giornalista che adesso deve stare sotto scorta, per avere un pò di comprensione e aiuto?? e prima,prima dov'era lo stato?? anche se la domanda me la farei ancora oggi..ma dove sta questo stato??

  3. utente anonimo

    un libro e un film pagato a caro prezzo dall'autore, ripudiato persino in famiglia (quella con la "f" minuscola).
    Una realtà che tutti dovrebbero conoscere…

    buon fine settimana

  4. WebLogin

    Ricordo un <a rel="nofollow" href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/saviano-rushdie/saviano-rushdie/saviano-rushdie.html&quot; rel="nofollow">articolo di un po' di tempo fa che riportava l'incontro avvenuto tra Roberto Saviano e Salman Rushdie, entrambi condannati a morte. La loro colpa? Per entrambi è quella di aver scritto un libro.

    Ci sono diversi spunti interessanti nell'intervista, ad esempio quello in cui Saviano dice:

    "No. Se il libro fosse rimasto confinato al paese, a Napoli, alla mia realtà locale, allora gli andava anche bene, anzi, i camorristi se lo regalavano tra loro, contenti che si raccontassero le loro gesta. Avevano perfino cominciato a farne delle copie taroccate da vendere per la strada e un boss aveva rimesso le mani in un capitolo riscrivendosi alcune parti che lo riguardavano".

    Diventa sempre più raro che qualcuno denunci la Mafia, perché diventa sempre più difficile avere fiducia nello Stato. Gomorra è passato al controllo della Camorra solo perché poi ha avuto successo, è stato sottovalutato, ma chi rappresenta un pericolo non viene sottovalutato.

    Il problema è che lo Stato non guarda dove c'è la Mafia, in questo caso la Camorra, e questo vale anche per il problema dell'immondizia di Napoli (che è diventato un problema solo perché è intervenuta la Stampa internazionale e non per merito della Politica italiana!). In Italia abbiamo un politico (Andreotti) che aveva addirittura "baciato" la Mafia, ma non è stato condannato. Un altro politico (Berlusconi) che recentemente ha definito eroe un mafioso per non avere collaborato con i magistrati, eppoi ci sono i tanti, troppi, incontri definiti fortuiti tra la Mafia e la Politica. Non c'è la condanna della Magistratura per tutto questo, ma anche gli ITALIANI (la Mafia in tutte le sue varianti non esiste solo a Palermo, Napoli o in qualche altra città del Sud Italia, ma fa affari in tutta l'Italia) che si indignano sono sempre meno…

    @Tis, complimenti per la recensione, non ho visto ancora il film ma andrò a vederlo.

    Giuseppe

  5. utente anonimo

    Un bambino gravissimo per una pallottola sparata senza scrupoli dove c'erano persone e bambini appunto, per un regolamento di conti.
    Eppure, lamenta il generale dei Carabinieri che se ne occupa, nessuno fa nomi, nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno parla.
    La 'ndrangheta è anche questa cultura di merda, per cui nemmeno un bambino smuove paure, indignazione o rabbia.
    Lo Stato ha delle responsabilità, ma senza nulla togliere a questo, la repsonsabilità non è solo dello Stato, ma degli individui che accettano e legittimano questa cultura di merda per cui non si può parlare e far nomi, secondo la logica che vivere "onestamente" è inutile.
    Il bambino resta stabilmente grave purtroppo.
    Così come la cultura dei vigliacchi.
    E non solo le bestie che non si sparano in testa o non si consegnano alla giustizia per rimorso, anche gli altri, quella che perpetuano un habitat che non li condanna davvero, ma li aiuta.
    Alieno

  6. WebLogin

    Qualche giorno fa un bambino è stato gravemente ferito dall'Ndrangheta, qualche giorno prima un imprenditore è stato ucciso dalla Camorra. La Mafia, in tutte le sue varianti, ha ucciso tantissime persone e ha distrutto tantissime famiglie, eppure in ITALIA se un politico da dell'eroe ad un mafioso per non avere collaborato con i magistrati paradossalmente viene ELETTO PRIMO MINISTRO!

    Quindi, oltre al fatto che lo Stato non guarda dove c'è la Mafia, anche gli ITALIANI che si indignano sono sempre meno ed è anche per questo che diventa sempre più raro che qualcuno denunci la Mafia rischiando la propria vita e quella dei suoi familiari.

    Giuseppe

  7. Tisbe

    Non so cosa aggiungere a questi commenti, rinnovo la stima e l'ammirazione che nutro per SAVIANO. Il coraggio è una virtù rara, di pochi

  8. WebLogin

    Rinnovo anche io la stima e l'ammirazione a Saviano. Sul suo libro ho letto tanti articoli, interviste, ho visto speciali, ecc. ecc. ma purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere il suo libro che però mi prometto di leggere quanto prima.

    Giuseppe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *