Le nuove povertà e la guerra tra poveri

Chiudersi in un guscio, ad esempio nelle quattro mura domestiche, risparmia tanto in termini di dolore per gli altri. L’istinto di salvaguardarci dalla visione dei mali del mondo, confinandoli nel virtuale dei media, è così forte da impedirci di comprendere fino in fondo cosa accade intorno a noi.
Casualmente ho ascoltato il dialogo di una donna sull’autobus. Il figlio (un bambino) aveva la febbre, e lei stava andando da un farmacista di fiducia per farsi consigliare delle medicine appropriate ad un prezzo modico. Da quello che ho capito, non aveva portato il figlio dal pediatra, né lo aveva invitato ad una visita domiciliare, ma questo, pur nella sua brutale ignoranza, è irrilevante ai fini della comprensione di ciò che accade.
La signora non aveva il termometro in casa e non aveva potuto misurare la temperatura del figlio. Lo aveva chiesto in prestito ai vicini, ma nessuno glielo ha voluto prestare. E lei pare non abbia la forza economica nemmeno per  permettersi di comprarsene uno!
Soprattutto non capisco perché qualche vicino non le abbia donato un termometro, mica costa così tanto? Insomma, per farla breve, mi sono imbattuta in una storia di degrado totale, dove chi ci rimette, come sempre, sono gli indifesi: i bambini.
Sono queste nuove povertà che, tra l’altro, alimentano e fomentano l’odio verso gli stranieri che verrebbero a togliere il pane dalla bocca dei nostri figli.
Sono storie come queste che creano l’oramai radicata "guerra fra poveri".

18 commenti su “Le nuove povertà e la guerra tra poveri

  1. utente anonimo

    perché qualche vicino non le ha donato un termometro ?
    perchè questo mondo è pieno di buonisti a parole
    all'arrivo dei primi profughi dell'est gli amici del parolaio rosso in un raro momento di lucidita' avvisavano che bisognova fare qualcosa per evitare una guerra fra poveri, non è stato fatto niente ovviamente e ora si risolve il problema semplicemente chiudendo gli occhi . Troppo cinismo ? Forse .
    E poi se presti il termometro te lo rendono rotto oppure con i microbi e chissa' quale malattia . . . .
    Un Rosso pessimista

  2. utente anonimo

    mi limito a farti notare che la tua è una storia "locale" a valenza "locale"…
    nel nord leghista e razzista dei tuoi sogni, i termometri si prestano, e i farmacisti consigliano che medicine prendere…
    caposkaw

  3. utente anonimo

    Certo che se da un dialogo di una signora (a proposito: dialogo o monologo? perchè un dialogo è "tra" qualcuno…non "di" qualcuno) traiamo conclusioni sul mondo e pensiamo da ciò di capire cosa accade intorno a noi, stiam freschi.

    Data la forte difficoltà della signora in questione (non giudico, ovviamente, prendo atto che va dal farmacista ma non dal pediatra…quindi troppo ragionevole non è) può pure darsi l'eventualità che fosse un delirio vittimistico.

    Anche perchè…da quel che si evince da questo racconto, "di-alogava" da sola.

  4. utente anonimo

    Mi pare "normale" nella misura in cui ritengo che la povertà è raro che tiri fuori il meglio dalle persone, nonostante voglia così certa letteratura retorica…

    La storia dell'umanità è ricca di esempi e ci mostra che esiste una verità complessa in cui persone povere sono tutt'altro che solidali tra loro, così pure popoli che sono ben distanti culturamente alle ideologie che vorrebbero ricomporre ogni questione ai concetti del capitalismo o destra o sinistra, hanno saputo dimostrare ferocia, razzismo e xenofobia (tante tribù africane per esempio).

    Certo che è una verità: i bambini non decidono e sono le parti deboli, i primi a rimetterci. Poi ci sono le donne, i vecchi…
    Storia antica..

    Non è difficile per me comprendere la sofferenza altrui, visto che il linguaggio della sofferenza non mi è estraneo.
    Fa però maggior specie pensare ad un simile episodio relazionandolo con la cultura della piccola realtà in cui vivo, un piccolo paese in cui vicini così stronzi (ci sono sempre, sia chiaro e se uno si trasferisce, un altro prima "tranquillo" prende il suo posto immancabilmente) tutto sommato sono eccezioni. Ed un simile gesto di rifiuto, li additerebbe subito ad una sorta di pessimo giudizio morale di condanna (così in effetti, socialmente non "conviene" nemmeno rifiutare).
    Ma forse sono io che ho una lettura più ottimista della mia realtà, infondendo negli altri quel che vorrei e quello che sono con fiducia.

    Una cosa è certa: qui i veri "stranieri" sono solo i delinquenti, chi entra con regole di rispetto invece ha più naturale accoglienza.
    Per esempio, c'è una coppia di … indiani? Bengalesi? Non saprei, ma questa coppia, gentile nei modi, con una bambina che piccola e minuta che è un bambolotto, ecco, questa famiglia ha praticamente la simpatia istintiva da tutti. Così praticamente quando escono a passeggiare, ogni due passi vengono salutati e rispondono. Davvero viene naturale perchè quello che trasmettono è qualcosa di gioioso e bello, tutti e tre. Io sono arrivato perfino a pagare in loro assenza il ticket del parcheggio per evitargli la multa (e devo dire che l'idea non è mia, visto che qualcuno l'ha fatto per me).

    Poi vedi altri, che davvero sono "stranieri", ma per scelta. Donne col velo, dietro, silenziose al loro uomo. Non si vedono mai se non raramente magari andando a fare spesa al discount. Se escono senza "uomo" di riferimento, sono una pattuglia ancor più serrata, col velo più tirato a coprire, nessun saluto, nessun sorriso se non tra di loro. Più spesso invece vanno i loro uomini, solo loro a far la spesa.

    Ecco, direi che certi "stranieri" vogliono esserlo.
    I delinquenti sicuramente. Ma non solo. E' un problema che fino a qualche anno fa era difficile notare dalle mie parti: sono aumentati i "veli" e purtroppo, sono aumentati davvero gli stranieri.
    Per scelta culturale.
    Difficile sviluppare sentimenti diversi dalla freddezza e dalla diffidenza dinanzi a queste "culture" refrattarie all'integrazione culturale appunto, del posto in cui scelgono di vivere.

    Alieno

  5. WebLogin

    Forse la storia di questa donna è (per adesso ancora) un caso limite, ma anche io credo che storie come questa alimentano e fomentano l'odio verso gli stranieri.

    Il tuo post poi mi porta a fare anche un'altra considerazione. Dalle persone anziane sento spesso dire che prima c'era più solidarietà, che i vicini erano come dei parenti e che anche se c'era la povertà c'era l'occasione di ritrovarsi insieme. Personalmente ho un buon rapporto con i miei vicini, ma sento e leggo così tante storie (che interessano l'Italia dal Nord al Sud) da capire che loro hanno ragione. Oggi del nostro vicino sappiamo sempre meno, magari la tecnologia ci porta a conoscere persone lontane chilometri e chilometri ma poi non sappiamo che il vicino ha perso il lavoro o che il figlio sta male.

    La direzione che la nostra società ha intrapreso sembra essere purtroppo proprio quella dell'egoismo. Infine questo stesso egoismo poi viene mostrato dalla maggior parte degli italiani anche verso gli "stranieri", ricordano agli "stranieri" i loro doveri ma faticano molto a riconoscere i loro diritti.

    Giuseppe

  6. Tisbe

    @un rosso pessimista, soprattutto con i microbi 😉
    @Batsceba, forse non è il momento storico
    @Dilia, appena di riprendo da questo periodo super affannato… partecipo… promesso!
    @caposkaw, sì, come no!
    @Franca, le storie limite ogni giorno che passa diventano la norma.
    @Alieno, non ho ancora capito a che gioco stai giocando. Ti contraddici spesso. In ogni commento sembri una persona diversa, sicuro che sei da solo a scrivere con il nick ALIENO?
    @guerrilla, passata
    @giuseppe, purtroppo i casi limite aumentano e rischiano di diventare la norma. Già il fatto che non riusciamo più ad indignarci per nulla, è un cattivo segno
    @anonimo al #6, certo che si trattava di dialogo. La persona in questione stava raccontando i fatti a terze persone. Io mi sono limitata ad ascoltare.

  7. Crocco1830

    Una guerra tra poveri volutamente alimentata, da chi detiene mezzi e risorse e potere. Mentre questi si abboffano di lauti pasti, sotto ci si sbrana per rosicchiare qualche briciola.
    Purtroppo tutto questo è possibile anche a causa della scomparsa di una coscienza di classe, che consentirebbe la solidarietà necessaria.

  8. utente anonimo

    beh, a me è capitato.
    se a te e ai tuoi simili avellinesi non gli aiuta nessuno, sta a te chiederti il perchè…
    caposkaw

  9. Tisbe

    @crocco, in realtà la povertà non appartiene più ad una determinata classe sociale: è trasversale. Ci sono commercianti, imprenditori, artigiani che vivono al limite della sopravvivenza… credo che sia necessario rivedere le nostre categorie mentali ed analizzare bene le nuove povertà
    @caposkaw, che ti devo dire… beato te che vivi nel nord e appartieni a gente superiore 😉
    Ps: ce la metti tutta per non essere considerato un lettore e per farti considerare un Troll? Vero?

  10. utente anonimo

    oh, beh.
    io non mi ritengo affatto superiore.
    se poi scopri che la lombardia ha il più alto numero di associazioni volontarie occupare nel sociale… magari ti viene qualche dubbio su come sia la società civile nel sud….
    caposkaw

  11. pnkfld

    per quanto non mi piaccia dover arrivare a niente del genere, almeno una volta nella vita vorrei trovarmi nel bel mezzo di una vera resa dei conti tra quelli che stanno troppo male e quelli che prosperano rigogliosamente su questa guerra tra poveri ( che a me ha fatto sempre incazzare, scusami ). I poveri fanno molto comodo, se sei povero non dormi mai, stai sempre in movimento, per vivere, per disperazione, anche senza ammettere di star male, di avere di bisogno. Ma di fatto ti attacchi sempre a qualcosa a qualcuno a cui fa comodo questa attività frenetica, nella testa e nel fisico. Un vero è proprio motore per chi standosene beatamente a godere delle proprie ricchezze, vuol fare sempre di meno, vuol far fare sempre di più, vuole diventare sempre più forte, più prepotente.

  12. Tisbe

    @pnkfld, l'attività frenitica a cui è necessariamente sottoposto un povero serve ad impedire che le risorse mentali pensino e pesino le ingiustizie. Il lavoro, così come è concepito nella società capitalistica, è una forma di controllo delle coscienze

  13. utente anonimo

    @Tisbe: certo che sono la stessa persona!
    Io credo che la tua difficoltà sia sempre stata quella di "inquadrarmi". Non solo perchè sarei poliedrico e non monodimensionale, ma perchè sono atipico nelle possibili quadrature. Ed abbastanza complicato ed emotivo: perfino la mia calligrafia cambia tantissimo, spesso da un giorno all'altro. Se si potesse trasporla nei post, avresti ancora più dubbi.
    Ma del resto, la scelta "Alieno" significa qualcosa con diversi piani di lettura, eh!
    Sarebbe utile comunque capire cosa ti fa pensare che io sia "diverso", cosa vedi di "diverso" così magari imparo qualcosina anch'io su di me, ehehe.
    A proposito di "stranieri" che ci straniscono apprendendone le gesta, qualche giorno fa sono stato colpito da un'intera famiglia che ha segregato una donna per anni, in un ambiente ristretto ed ai minimi dell'umana decenza anche dal punto di vista "igienico", familiare credo con identità debole tra l'altro, colpevole di aver avuto un figlio da un rapporto non autorizzato dalla famiglia stessa.
    Beh, se non sbaglio era famiglia italiana (caserta? Caltanisetta? Non ricordo bene, ma mi pare fosse al Sud e cominciasse con la "C" anche se non ci scommetterei più di un caffè!).
    Italiana, ma non per questa meno "straniera" culturalmente parlando e relativamente al post fatto precedentemente.
    Allucinante.
    Alieno

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