Religioni a confronto, il divorzio

Cristianesimo – La Chiesa Cattolica non ammette il divorzio e quindi neppure la possibilità di un secondo matrimonio.
Per i protestanti, invece, il divorzio è un dramma esclusivamente personale, che investe in misura minore la collettività. Anche il matrimonio tra divorziati è quindi tollerato. La Chiesa Ortodossa, infine, accetta il divorzio ed autorizza a seconde nozze.
Ebraismo – Lo riconosce senza alcuna restrizione, ma per contrarre un secondo matrimonio con rito religioso è necessario chiedere l’autorizzazione al partner dal quale ci si è separati.
Islam – E’ il Corano stesso a prevedere la rottura del contratto di matrimonio (II, 229ss), ma nonostante questo, il divorzio è oggetto di forte riprovazione morale da parte della comunità (tanto è in vigore una lunga procedura che tende a rallentare il più possibile la scissione definitiva).
Buddhismo – La fedeltà nei confronti del coniuge è sancita dai

testi sacri e tuttavia il divorzio è riconosciuto, ma solo per casi gravi di disaccordo.
Induismo – Il divorzio non è contemplato dalla tradizione, ma l’India moderna riconosce la possibilità. Restano due problemi: alle donne è proibito risposarsi, e d’altronde senza il rito del matrimonio, sono private della rivelazione vedica e non hanno quindi alcun riconoscimento nella vita sociale.

6 commenti su “Religioni a confronto, il divorzio

  1. utente anonimo

    sono interessanti le differenze.
    comunque proprio epr le differenze religiose , e per il rispetto d tutte e di chi religioso non è, serve una nuova regolamentazione della coppia e della famiglia.

    io propongo di eliminare il matrimonio civile e istituire un solo istituto universale di coppia di fatto, che sia un pacs o altro, in cui tutti sono sullo stessa piano. chi vuole un matrimonio vero e proprio, lo farà secondo la propria religione, civilmente invece verrà riconosciuta a tutte le coppie(sposate e non) gli stessi diritti e doveri, in quanto coppie e famiglie di fatto.

    serve inoltre un divorzio piu' breve(in futuro un processo di separazione civile), perchè alla fine ne pagano le conseguenze i figli, i bambini.

    Rigitans'

  2. Tisbe

    @Rigitans', io invece propongo un matrimonio (anche omosessuale) a scadenza quinquennale. Gli sposi possono rinnovare tacitamente la promessa oppure dividersi senza il ricorso ai tribunali

  3. ermahico

    le tradizioni sono dure a sparire. non solo quelle che inculca lo stegone di turno, ma anche quelle delle famiglie o dlle tribù che si appoggiano sulla consuetudine.

    al diavolo, non sono manco sposato e non lo sono stato mai, e manco lo sarò, che gli umanoidi si mettano a fare il rito per l'accoppiamento che gli pare, magari quelllo celtico che ultimamemtne và di moda, tanto divorzio o no, il matrimonio è sempre un sacrificio e una pena.
    @Tisbe.
    non riesco a buttare giù manco una riga degna, penso alla tua salute

  4. utente anonimo

    no, non verrebbe accettato. e poi sarebbe opportuno che chi decide di vivere assieme o sposarsi, abbia intenzione di farlo piu a lungo possibile.

    invece la coppia civile è a tempo indeterminato, ma lo scioglimento della coppia sarà molto piu veloce rispetto al matrimonio.

    Rigitans'

  5. Tisbe

    @Rigitans', io credo che in una società fondata sul precariato il contratto matrimoniale a tempo determinato sia al passo coi tempi

  6. WebLogin

    Se due persone non si amano più il divorzio è necessario.

    PS: Ma la torta è stata fatta proprio per festeggiare un divorzio? 😀

    Giuseppe

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