Considerazioni illogiche

Nel buio della notte la mente si libera delle zavorre spazio/temporali e viaggia spedita verso considerazioni illogiche. Mi accade spesso prima di addormentarmi. Ieri sera due pensieri mi hanno assalita (eccola… è arrivata Stellina a rompere: adora il pc, vorrebbe usarlo al mio posto). Il primo, per la verità mi perseguita da un po’ di giorni.
Mi sono chiesta se i grandi personaggi della storia, coloro che hanno lasciato una traccia tangibile della propria esistenza e che hanno fatto dono del loro genio all’umanità siano vissuti felicemente. Mi sono sforzata a ripercorrere la biografia di queste grandi menti illuminate ed ho dovuto concludere che loro non sono mai stati felici. Ho concluso che l’intelligenza, la grandezza, la genialità non vanno d’accordo con la conduzione serena della propria esistenza. Se penso a Dostoevskij, a Tesla, a Van Gogh (giusto per fare il nome di qualcuno che si è distinto in ambiti molto diversi), io non riesco ad immaginarli felici.
E dovendo scegliere, è meglio essere felici e inconsapevoli, oppure essere infelici per contribuire ad arricchire il patrimonio culturale e cognitivo dell’umanità?

Il secondo pensiero riguarda l’arricchimento e/o l’impoverimento dell’animo individuale. Comunemente si pensa che avere una certa età implichi, necessariamente, una ricchezza d’esperienza ed invece, a me sono pervenuti pensieri di perdita. Perdita di sé.
Io credo che ogni volta che assecondiamo la vita, che compiamo delle scelte, consapevoli o non, in definitiva, perdiamo e rinunciamo a delle particelle di noi stessi. Noi ci suicidiamo ogni giorno. Soprattutto quando scendiamo a compromessi, quando dobbiamo mettere a tacere una parte viva della nostra coscienza. In quel momento noi uccidiamo un nostro precedente e ci impoveriamo.
Il nostro spirito esce sempre impoverito man mano che le nostre esperienze aumentano. Ad ogni esperienza noi inconsapevolmente uccidiamo una parte di noi stessi. La morte sopravviene quando, oramai, le esperienze hanno soppresso tutta la nostra anima, tutta la cartuccia di che abbiamo dentro di noi. Anche la malattia è il segno tangibile della soppressione violenta di una parte ancora vitale di noi stessi. E’ un allarme, ed è un monito che ci invita a recuperare quel pezzo di noi stessi che abbiamo cestinato, con l’illusione di poter sopravvivere meglio, in un mondo di squali.

13 commenti su “Considerazioni illogiche

  1. Tisbe

    Grazie… ma ti assicuro che pensare queste cose mi inquieta molto. E cmq sono molto contenta che qualcuno condivida le mie riflessioni

  2. utente anonimo

    Ma si potrebbe anche dire che la “povertà sì ma senza ignoranza”. È difficile, ma non impossibile. Ho conosciuto molti esseri umani, senza l’illuminazione della Cultura, molto infelici per la disperazione di non conoscere tutte le parole e i loro significati, e supremamente felici del fatto che la loro esperienza venisse sfruttata alla meglio dai loro giovani. Sicuramente l’età gioca brutti scherzi, specie se per tutta la vita si è vissuti con la propria Verità in tasca. Ma è anche vero che si comincia a morire appena nati. E se non ci appartiene il concetto di suicidio universale,malgrado sia realistico ciò, è perché tutto sommato, non amiamo, in generale, questo nostro mondo.

  3. Tisbe

    Ma è anche vero che si comincia a morire appena nati. E se non ci appartiene il concetto di suicidio universale,malgrado sia realistico ciò, è perché tutto sommato, non amiamo, in generale, questo nostro mondo

    Esattamente, hai espresso bene ciò che mi inquieta profondamente 😀

  4. utente anonimo

    cara Tisbe, sulla prima parte del post, non mi esprimo, ma sulla seconda non vedo la malattia come una perdita. anzi per alcuni è un momento imortante di crescita e di acquisizione di nuovo e di diverso. il doversi riposizionre di fronte ad una diversa situazione (anche fisica) costringe ad una rivisitazione escatologigica del mondo, che a volte è molto feconda. purtproppo solo a volte..

    ciao e auguri

    Saturninoz

  5. utente anonimo

    Cara Tisbe, voglio proporti di modificare il titolo del tuo intenso post : le considerazioni che la mente innesca, trovandosi in quella “twilight zone” che è la notte, credo siano tutt’ altro che illogiche.

    Probabilmente, negli istanti più simili ai flussi e riflussi delle maree che il corpo conosca, fanno la loro comparsa dei tipi di logica meno consequenziale ed aristotelica di quella che governa il nostro ciclo diurno.

    Personalmente ho sempre amato moltissimo la sensazione che la notte abbia un accesso privilegiato alla creatività : e la mia natura di fuori branco ha ulteriormente accentuato la percezione di qualcosa che, di notte, riesce con poco sforzo a sottrarsi all’ implacabile forza di gravità.

    Per non sbrodolare troppo a contemplarmi l’ ombelico ti dirò che condivido la tua equazione genio = vita tumultuosa ( per usare un eufemismo… ). E’ evidente ai miei occhi che la genialità ha un prezzo congenito da pagare : si chiama diversità, allontanamento dal tepore comodo del mainstream culturale, religioso ed ideologico. Il rifiuto di opinioni preconfezionate obbliga a tenere sempre acceso il cervello, rinunciando alla sicurezza derivante dal common sense.

    Ma sulla tua seconda riflessione permettimi, come ultracinquantenne, di essere più ottimista di te : è vero, come tu dici, che alcune parti presenti in me sono scomparse, ma la chiave di paragone che mi sembra più calzante non è quella di foglie irrimediabilmente cadute, ma di crisalidi che, disseccate, hanno restituito in cambio un’ altra forma di vita .

    Da qualunque punto di vista lo si guardi, invecchiare è una pratica decisamente impegnativa : credo che lo sbigottimento che si prova, nel rendersi conto di quanto le lancette abbiano preso un passo di corsa, possa essere addolcito solo dalla coscienza che, in fondo, quel gran ladro del tempo ha lasciato qualcosa in cambio di quel che si è preso.

    Forse il riuscire a vedere la profonda bellezza insita in ogni stagione della vita dipende anche dalla nostra volontà.

    Un saluto cordiale.

  6. WebLogin

    Post molto bello e intenso, complimenti 🙂
    Sul primo pensiero sono completamente d'accordo, sul secondo pensiero non so… Vorrei dire che secondo me è "quando scendiamo a compromessi" che uccidiamo una parte di noi stessi, mentre ci sono cambiamenti positivi e sinceri che ci arricchiscono, poi però penso anche alle "cose" che avevo e che non ho più e a quel senso di vuoto che lasciano…

    Un caro abbraccio rosso

    Giuseppe

  7. utente anonimo

    Notevole.
    No, non esiste binomio fra genio e serenità, la consapevolezza non può che produrre amarezza, la morte ogni mattina è più vicina, la coscienza è il bus che ci tiene uniti e dritti sulla strada.
    Bravissima tina, preferisco di gran lunga i colpi di pancia come questi rispetto al disperato desiderio di tenere informati chi non ne ha bisogno (non so se è il tuo caso, ma questo post sovverte alcuni luoghi ormai comuni e t elo dovevo dire) brava.

    Fabio Guerrazzi

  8. HAVEADREAM

    La penso allo stesso modo di Giuseppe (Weblogin).
    L'unica cosa che però non mi torna è il titolo: perchè "illogiche" ? I due discorsi possono essere condivisibili o meno, ma tutto sommato credo siano frutto di un ragionamento "logico".

    ciao
    Salvatore

  9. stickandcarrot

    "Da qualunque punto di vista lo si guardi, invecchiare è una pratica decisamente impegnativa : credo che lo sbigottimento che si prova, nel rendersi conto di quanto le lancette abbiano preso un passo di corsa, possa essere addolcito solo dalla coscienza che, in fondo, quel gran ladro del tempo ha lasciato qualcosa in cambio di quel che si è preso.

    Forse il riuscire a vedere la profonda bellezza insita in ogni stagione della vita dipende anche dalla nostra volontà. "

    Questo è forse il concetto che più mi appartiene. Per quanto riguarda "genio uguale infelicità" non mi sembra universalmente applicabile: ho visto recentemente Margherita Hack e non mi è sembrata particolarmente infelice, ma sicuramente è una gran mente. Credo che l'infelicità a volte ce la andiamo a cercare per una forma inconscia di masochismo, ma questo non vuol dire essere geni.

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