Qualcosa è cambiato…

Qualcosa è cambiato… anche se continuo a sentirmi una sorta di animale in via di estinzione. Mi preoccupa quest’odio viscerale e collettivo che sembra essersi impadronito di tutto e di tutti. Penso che la crisi debba essere ancora più radicale e profonda per costringere le persone ad apprezzare i valori autentici dell’esistenza.
Qualcosa è cambiato…
la malattia mi ha cambiata!
Prima della malattia, spesso, mi capitava di strisciare nei meandri melmosi del desiderio di morte… Ora voglio vivere: ogni giorno mi sembra, il giorno!
Esiste uno spartiacque. Esiste un prima e un dopo. Prima della malattia, dopo la malattia.
Qualcosa è cambiato… la malattia mi ha fatto del bene. Sono confinata in una dimensione di atemporalità come Hans Castorp.
Qualcosa è cambiato… non mi piace quello che vedo intorno a me, ma voglio esserci comunque.
A volte mi sembra che l’umanità si sia perduta, ma chi sono io per pensarlo!

8 commenti su “Qualcosa è cambiato…

  1. Alberto46

    Vivere il presente, momento per momento, vuol dire sentirsi vivi. Non sempre ci si riesce perché non può accadere a comando. In fondo è la gioia di vivere. Ciao.

  2. utente anonimo

    Quella sorta di "catarsi" che dici, è il tuo percorso drammatico in cui riscopri, creatura umana come ogni altro, come me anche, che sappiamo "dimenticare", che il significato della vita viene anche dal suo essere vita "finita". E' la morte, la consapevolezza della morte infine, che esalta e ci "rende" il significato della vita in modo formidabile.
    Noi illusoriamente continuamente nascondiamo e mistifichiamo quest'aspetto della vita che comprende la morte (così come la morte ha senso perchè c'è una vita), noi ci illudiamo e nascondiamo che "nasciamo morenti" e sempre più eludiamo quel confronto con la morte, nascondendola socialmente, marginandola, ghettizzandola, minimalizzandola con tutti i suoi riti, personali e sociali che avevano anche il compito di non nasconderci una verità (ed anche quello di riprendere a vivere senza dover ingannarci negandosi una morte inevitabile per tutti).
    Ma è questo, credo, che ti accade e che accade ad ogni uomo che come te, con la morte è costretto drammaticamente a farci i conti, non potendo più eludere nè potendo autoingannarsi con facilità la propria mente-coscienza.
    Riscopri il significato della vita, il suo valore, l'importanza di ogni suo istante e manifestazione. In definitiva, migliora in quelle condizioni drammatiche in cui ri-appare la morte con la vita, la consapevolezza d'una vita. Accade con la malattia, accade in guerra, accade dinanzi al lutto di un nostro caro che mai e poi mai abbiamo pensato fosse a "termine", il nostro desiderio era la nostra e la sua eternità.
    Hai perfettamente ragione: situazioni come la tua sono spartiacque, dici benissimo, c'è un prima ed un dopo.
    Sono dispiaciuto, invece, del profondo pessimismo, della sfiducia che avverti intorno a te, sulle possibilità dell'uomo. Sono dispiaciutissimo che quel pessimismo-sfiducia sia per un tuo avvertire un sentimento di odio viscerale e collettivo perchè, paradossalmente, se c'è qualcosa che odio profondamente, beh, questo è l'odio! Lo odio negli altri, lo odio se si affaccia in me (e cerco di disintossicarmi al più presto di simili sentimenti che non voglio portare assolutamente con me, nè dargli spazio dentro di me, nè averne nel propormi agli altri, soprattutto averne tracce stando vicino a chi amo).
    Comunque sia, che sia percezione tua soggettiva o oggettiva (magari ambientale, nell'ambiente che ti tocca), la proposizione del bene contro il male, dell'amore contro l'odio non deve rassegnarsi in un semplice "rapporto di forze". La storia dell'uomo ci ha mostrato come anche piccole forze hanno la capacità e la risorsa propria per prevalere o resistere, diffondersi.
    E poi, quand'anche non fosse questo il destino dell'uomo, allora ti dico che ci sono battaglie che valgono la pena di essere combattute, comunque, aldilà degli esiti.
    Per questo ti invito, aldilà di tutto, a vigilare affinchè quell'odio che avverti intorno, non faccia parte di te, espellendo i suoi tentativi contaminatori, con tremende capacità di mimesi.
    Tanto il bene che il male, l'odio come l'amore, hanno capacità di contagio, sono diffusivi di sè e tu devi ben difendere anche per questo il tuo caposaldo fino in fondo.
    Onore alla vita, anche la tua.
    Consapevolezza della morte, anche la mia.
    Onore, tra esseri umani, nella possibilità magnifica tra altri esseri, del pensiero in astratto, della coscienza di sè, della possibilità di scegliere, infine, di essere.
    Se sei sempre stata, oggi ne sei più consapevole forse, sei forse ad un gradino più alto nella consapevolezza della tua esistenza.
    Opponiti all'odio, quello evitabile, esalta la sensibilità di cui sei capace e di cui talvolta hai saputo mostrarmi aldilà della nostra conflittualità, anche tuo malgrado e senza volontà di mostrare alcunchè e tantomeno a me, che comunque, un pochino mi vanto di saper "leggere" nel cuore degli altri e nel mio, conflittualità che comunque spero, non sia e non debba mai essere sul piano "umano".
    Vuoi esserci e ci sei, ci sei, ci sei!!! Anche per questo tuo esserci io posso esser qui a risponderti, parlando proprio a te, è una prova sintomatica del tuo esserci: ci sei eccome! Ma non hai bisogno di prove simili davvero.
    :-)))

    Ogni bene.
    Alieno

  3. utente anonimo

    Ho letto il post ,non so se sia solo un racconto ho sia un pensiero vero.
    Di certo e un pensiero che io condivido essendo nella medesima situazione e capisco ogni parola scritta ed aggiungo che la sofferenza sia una vera ricerca di se stessi e capire chi ci circonda.

  4. utente anonimo

    No, non sono convinto che sia necessario vedere la morte in faccia per cambiare, sicuramente questa ti "costringe" a vedere le cose in modo diverso, sotto un'altra prospettiva, un'altra luce. Ed è proprio quello che manca nella vita di tutti noi la "luce". Viviamo una vita buia, senza sentimenti, confusi da un mondo che ci proprina miliardi di cose, ma che ci nasconde il vero significato della stesse…e allora non capiamo, andiamo avanti alla cieca, fino a che qualcosa ci illumina ci fà vedere la strada, a te è capitato con la brutalità di una notizia troppo severa, probabilmente immeritata, a me con l'incontro con Dio e con me stesso. Ed è questo che voglio testimoniarti, la speranza la consapevolezza che esiste un'altra via fatta di amore per le cose, per se stessi e per gli altri, anche e sopratutto per chi è offuscato dal tram tram quotidiano e non riesce a uscirne fuori a vedere le cose in modo diverso. Tu che "grazie" alla malattia sei cambiata dentro hai la possibilità di illuminare la strada degli altri, perchè il significato profondo della vita è proprio quello di crescere e condividere, senza questo nulla ha senso. Hai cominciato con una lettera, continua con la vita di tutti i giorni, e scoprirai che anche il tragico evento che ti è capitato ha un significato più profondo, e che la fede in Dio può vincere qualsiasi cosa ma anche quando dovesse non esserci più speranza avrai la consapevolezza di non aver vissuto invano. Ti auguro sinceramente di mantenre alta la fiducia in un mondo migliore e di riacquistare la salute necessaria per poter essere testimone attiva del cambiamento di te stessa e degli altri.

  5. WebLogin

    Non è facile per me commentare questo bel post, scusami. Posso dire che come "in preda ad astratti furori" condivido con te lo stato d'animo che descrivi all'inizio, anche a me preoccupa "quest'odio viscerale e collettivo che sembra essersi impadronito di tutto e di tutti", questo egoismo dilagante, questa incapacità di immedesimarsi nell'altro. E vedo questo ad esempio quando sento parlare con troppa facilità di tagli e licenziamenti, senza pensare che ci sono persone con dei figli da crescere e con un mutuo da pagare. Oppure quando sento parlare di immigrati come risorsa da sfruttare o come un problema, e non come persone da integrare, accogliere. Sono solo due esempi per descrivere "quest'odio viscerale e collettivo che sembra essersi impadronito di tutto e di tutti".
    Poi, invece, sono contento per quel "Ora voglio vivere", e sono sicuro che ce la farai perché sei una donna forte. Ti voglio bene mia carissima amica, un abbraccio forte.

    Giuseppe

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