L’eroismo in un pasodoble

Mara è storpia. Fin da piccola ha messo a punto una piccola magia per evitare che gli altri lo notassero. […] Mara ha trasformato il suo incespicare in un progetto di vita.
[…]Eravamo in sette, in sei abbiamo gettato al vento al nostra possibilità.
Io l’ho persa con la mia guerra oramai ventennale con la depressione, un altro frutto marcio del mio tempo.  Ho scritto un romanzo, è vero, ne sto scrivendo un altro, ma tutto quello che volevo dalla vita era diventare un uomo forte e buono, e invece sono un debole, un burattino della mia serotonina. Combatto il dolore con l’alcol o accendendo il computer, ma sto fallendo ed è tutto quello che posso dire di me stesso.
Mara aveva un solo grande talento – camminare con lentezza – ed è riuscito a mantenerlo. La grazia che ha saputo infondere nel suo passo leggero e strascicato, nel suo pasodoble, quella grazia è rimasta intatta anche sotto il dolore. Perché Mara on ha avuto nulla di quello che desiderava, io lo bene.
La settimana scorsa le ho chiesto: perché non ci sposiamo, così tu raggiungi l’altare vestita di bianco… quel giorno camminerai solo per me… Lei mi ha risposto: sei diventato troppo romantico e brutto – dio come ha ragione! – e abbiamo riso.
Mara è l’unica persona che ammiro. La speranza di questo mondo di merda non sta nella chimica dell’eterna sopravvivenza, in un romanzo, o in un’astronave; mi piace pensare che tutta la speranza che ci rimane sia nell’eroismo leggero del suo perfetto pasodoble.
Marco Bellotto tratto da I nuovi sentimenti edito da Marsilio

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