Lo smemorato di Collegno, ovvero il caso Bruneri-Canella

Per gli psicologi italiani tra le due guerre un’occasione eccezionale per dimostrare le loro competenze e abilità professionali fu il caso Bruneri-Canella. Si tratta del famoso caso giudiziario in cui la moglie e la famiglia del filosofo Giulio Canella, disperso al fronte nella prima guerra mondiale, ritennero che l’uomo privo di memoria ricoverato nel 1926 presso l’ospedale psichiatrico di Torino a Collegno fosse proprio il filosofo milanese. Dall’altra parte la moglie del tipografo Mario Bruneri, anche lui scomparso vari anni prima, affermava, invece, che quell’uomo era suo marito. Il caso divise in due l’Italia ed ebbe ripercussioni politiche e culturali di rilievo. Vi erano notevoli ricchezze in gioco, alle quali aspiravano sia i parenti di Canella se lo smemorato fosse stato riconosciuto come Canella, sia la Chiesa nel caso fosse stato riconosciuto come Bruneri.
Su questa faccenda intervennero vari psicologi italiani dell’epoca, direttamente ed indirettamente. Anzitutto il primo a intervistare e curare lo smemorato fu Mario Ponzo, che allora lavorava all’ospedale psichiatrico di Collegno oltre ad essere assistente alla cattedra di psicologia di Kiesow. Ponzo fu in seguito criticato per aver dimesso il suo paziente, senza aver fatto degli accertamenti più approfonditi, non appena si presentò la signora Canella reclamandolo come proprio marito. Una parte più importante ebbe invece Gemelli, che era nientemeno collega di Canella, con il quale aveva fondato anni prima la "Rivista di filosofia neoscolastica". Gemelli, che si incontrò con lo smemorato di Collegno, affermò che questi non era il suo illustre collega Canella, ma il povero Bruneri. Naturalmente questa testimonianza tanto autorevole abbe un’influenza decisiva sul dibattimento. L’intervento di Gemelli dette luogo, in periodi diversi,  fino agli anni Cinquanta, ad aspre polemiche, considerato che egli poteva avere avuto vari motivi, non molto pii sembrerebbe, per non riconoscere Canella. La famiglia Canella era patrocinata dal famoso avvocato e professore di procedura civile Francesco Carnelutti, a sua volta amico della famiglia Musatti. Carnelutti chiese al giovane Musatti di tenere un corso sulla psicologia della testimonianza per i suoi studenti, senza riferirsi alla causa in corso ma di fatto per sciogliere alcuni nodi problematici sulle testimonianze discordanti e sui riconoscimenti di persona. Anche per Musatti lo smemorato era sicuramente Bruneri, che avrebbe accettato di diventare Canella per interesse. Bruneriano fu pure Ferrari che intervenne nel 1931 con un pesante articolo anticanelliano (si ricordi che bruneriano era Mussolini).
Sicuramente la figura più grottesca in tutta questa vicenda la fecero proprio gli psicologi e gli psichiatri che, chiamati a dare giudizio e a formulare una perizia, si arrampicarono sugli specchi per dimostrare sulla base dei tratti somatici o di quelli di personalità che quello "sconosciuto" era Bruneri o era Canella. Così nell’immaginario collettivo si arrivo alla macchietta dello psicologo quale è raffigurata nel film Lo smemorato di Collegno dove lo psicoanalista Nino Taranto (il professor Ponzo?) alle prese con Totò reduce di guerra, svagato, ma arguto, si comporta come se fosse più matto del matto vero.
tratto da Psicologia e psicoanalisi nella cultura italiana del Novecento di Luciano Mecacci edito Laterza

2 commenti su “Lo smemorato di Collegno, ovvero il caso Bruneri-Canella

  1. utente anonimo

    Con il dna, probabilmente, si poteva risalire alle origini. Ma di fronte agli interessi anche il dna può inchinarsi, oggi.
    Ps.: (è estremamente complicato leggere le lettere del captcha: quasi illeggibili)

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