Un Primo Maggio che ricorderò per sempre

Portella_ginestraIl 1° maggio il segretario di Stato George Marshall scrisse all’ambasciatore a Roma James Dunn, prospettandogli i pericoli delle elezioni d’ottobre e la necessità che De Gasperi governasse senza i comunisti.

Il 1° maggio del 1947 i contadini di tre paesi della provincia di Palermo si riunirono a Portella della Ginestra per celebrare la Festa del Lavoro. Era passata appena una settimana dalla grande avanzata del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali, ed essi avevano quindi un giustificato motivo di gioia.
Quel giorno 1500 persone si riunirono nell’ampia pianura vicino a Portella: da fuori erano giunte intere famiglie sopra carri allegramente dipinti. Improvvisamente una mitragliatrice aprì il fuoco sulla folla dalla sommità di una delle colline circostanti. I contadini si gettarono a terra, ma il fuoco continuò per 15 minuti. Il noto bandito Salvatore Giuliano era andato per conto della mafia a ricordare ai contadini che avesse davvero il potere nella provincia, elezioni o non elezioni. Undici furono i morti e sessantacinque feriti.

"La legge, la legge, vi siete fottuti la testa con questa legge! La legge qua l’abbiamo fatta noi da che mondo e mondo" così mi disse un mafioso (Saladino).

La cacciata dei comunisti
Per una settimana non si parlò d’altro e il dirgente comunista Li Causi fece un’appassionata denuncia di fronte all’Assemblea Costituente sulla responsabilità che i proprietari avevavo del massacro. Il 13 maggio, infine, De Gasperi si dimise. Inizialmente parce che avesse fatto male i suoi conti, poiché De Nicola diede l’incarico di formare il nuovo governo a un altro autorevole antifascista, Francesco Saverio Nitti. Quest’ultimo fu tuttavia impossibilitato a creare una maggioranza parlamentare intorno alla sua candidatura. L’incarico tornò a De Gasperi, il quale annunciò che avrebbe formato un nuovo governo di centro fidando nell’appoggio parlamentare di tutti i partiti di destra. Il decisivo voto di fiducia ebbe luogo il 31 maggio 1947. Con 274 voti contro 231 l’Assemblea Costituente confermò la fine della coalizione antifascista.

Ma le morti dei contadini non finiscono qua e continuano con l’ondata massiccia delle occupazioni terriere (le porcherie della Dc)
Irritato da quest’ultima ondata di occupazioni, un gruppo di parlamentari calabresi della Democrazia cristiana partì per Roma a chiedere un massiccio intervento della polizia. I reparti della Celere di Scelba si misero presto in moto verso i paesi della Calabria.
La mattina del 29 ottobre 1949 la polizia giunse nella tenuta di Fragalà occupata dai contadini e cercò di scacciarli con la forza. Questi ultimi resistettero all’intimidazione e la polizia aprì il fuoco. Tre persone furono uccise, tutte con colpi di arma da fuoco alle spalle: il giovane Giovanni Zito, di soli 15 anni, il ventinovenne Francesco Nigrodi e Angelina Mauro una giovane donna che morì più tardi in ospedale. Vi furono quindici feriti fra i contadini e sei arresti.
La strage di Melissa come l’attacco del 1° maggio a Portella della Ginestra da parte di Salvatore Giuliano, riportò ancora una volta all’attenzione di tutto il paese le condizioni dei contadini meridionali.

Non dimentichiamolo mai: è da qui che noi veniamo. Io vengo da qui, e non lo dimenticherò mai… altro che ben vestiti e profumati! Vaffanculo Berlusconi!
(tratto da: Paul Ginsborg – Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi)

54 commenti su “Un Primo Maggio che ricorderò per sempre

  1. utente anonimo

    Portella della Ginestra, meta annuale di rituali di memoria. Il 1° Maggio è solo un rituale ormai. La mafia in Sicilia è sempre viva. Chissà che un giorno non se ne festeggerà la fine' buon 1°.
    Ps.: hanno aumentato la visibilità del captcha.

  2. Tisbe

    @mie-idee, Grazie a tutti voi che ogni giorno leggete questo blog. Siete voi la mia forza e tutti insieme siamo una forza più grande.

    @Alberto, Buon Primo maggio, passerò a trovarti entro oggi.

    @m.ang, scusa un errore di battitura si tratta della strage di Melissa in Calabria

    @ideateatro, a me preoccupano le nuove generazioni che non sanno nulla di storia…

  3. SpartacusQuir

    Purtroppo ci si dimentica, anche conoscendo i fatti di cose ormai accadute oltre 50 anni fa. Fai bene a ricordarle, anche perché qualcuno neanche le conosce! Ciao!

  4. Tisbe

    Lotte per la terra nel Mezzogiorno
    Li Causi è l'uomo più popolare di Sicilia. Il suo coraggio, la sua figura, hanno un richiamo leggendario, la sua parola tocca i cuori, poiché egli parla con la lingua del popolo, con conoscenza e amore. Così alla sua voce, i contadini nascosti e atterriti sentirono come un impulso che li spinse ad entrare nella piazza proibita, e Li Causi cominciò a parlare, a quella piccolo folla imprevedibile, del feudo Miccichè, della terra, della mafia. Dalla chiesa madre lo scampanio del prete, fratello di don Calò, cercava di coprire quella voce. Ma i contadini lo ascoltavano e lo capivano. […] Fu allora che don Calò, in mezzo alla piazza, gridò: "Non è vero!". Al suo grido come a un segnale i mafiosi cominciarono a sparare. (I feriti furono quattordici compreso Li Causi che fu portato via dalla piazza sulle spalle di Pantaleone).

  5. ermahico

    è quello che dico sempre:
    in sicilia c'è lo zero% di comunismo reale e di conseguenza il 100% di mafia.
    in sicilia il socialismo non ha mai attecchito, grazie alle armi di mafia e stato colluso, e infatti non c'è lavoro, ma servitù della gleba.
    solo una rivoluzione forte cambierebbe le cose.

    Solo il Comunismo ci Può Salvare.

  6. Chit

    Brava a ricordare questa strage troppo presto andata nel dimenticatoio.
    Un abbraccio e buon I° maggio a tutti!

    Ciao bella anzi… Bella ciao 😀

  7. Tisbe

    @SpartacusQuir, troppe persone ignorano questi fatti…
    @ermahico, hai ragione caro amico
    @Chit, 😉 Quella canzone ha il potere di commuovermi sempre

  8. Tisbe

    Se l'occupazione delle terre si doveva scontrare con le pallottole della mafia e se l'applicazione dei decreti Gullo doveva essere ostacolata ad ogni passo dai prefetti e dai proprietari terrieri, la scelta allora diventava terribilmente chiara (compromesso). O il movimento si radicalizzava, per usare un termine di Spriano, oppure veniva sconfitto. Il compromesso politico del Pci a Roma, la sua riluttanza a mettere a repentaglio l'alleanza con la Dc, implicò, come si vedrà, la sconfitta del Meridione.

    e ancora stiamo pagando il problema è che non si studia più la storia… i nostri giovani non la conoscono… fortunatamente mia figlia è molto portata per la storia.

  9. utente anonimo

    Condivido l'idea che radici e memoria abbiano un motivo portante nella possibilità più costruttiva e lungimirante per fare lettura e costruzione del presente e progetto futuro.
    Senza passato, si rischia di ritornarci, cioè di commettere uguali errori.
    Però, dopo aver assimilato memoria e passato, cioè aver dedotto la nostra identità (noi siamo quello che siamo stati fino ad oggi), bisogna stare nel presente e guardare avanti, perchè si rischia altrimenti di rimanere ugualmente intrappolati da un passato.
    A me è piaciuta tantissimo la copertina de l'Unità di oggi: drammaticamente bella e significativa..
    Sono anche dell'avviso che il Sud davvero meriti un racconto della storia a parte..
    Alieno

  10. utente anonimo

    che cazzo c'entra l'ultima frase su berlusconi….
    la storia va studiata..si ma non come te la insegnano a scuola queste professoresse con questi libri sinistroidi

  11. utente anonimo

    Siate brevi ed educati, con tutto il rispetto dovuto ai contadini morti per mano della mafia e di un governo che allora era becero, cosa centra il favvanculo a berlusconi, me lo sapete spiegare.

  12. Tisbe

    Come che c'entra? Colui che mitizza lo stereotipo di italiano stupido ben vestito e profumato non c'entra? Il governo di cdx sta demolendo lo studio della storia a scuola prima con la puttanata delle tre "i" e poi con una campagna denigratoria verso gli insegnati in generale e meridionali in particolare! C'entra, c'entra eccome, il nemico numero uno della storia e della conoscenza!

  13. utente anonimo

    Eh beh! Allora bisogna ancora puzzare come i caproni, poichè si viene dalla campagna?? Sempre detto che certa parte del meridione è la nostra palla al piede. Per quanto tempo ancora si darà la colpa alla mafia?? La mafia è la scusa del non voler fare. Infatti ha attecchito proprio nelle regioni, dove non si è mai accettato lo stato italiano e la voglia di indipendenza! I meridionali di fronte alla libertà ed alla possibilità di creare uno stato moderno, hanno creato la mafia, l’hanno foraggiata e dopo quasi un secolo e mezzo si accorgono che è un male?? Alla faccia della velocità di comprendonio. Quando rileggo le pagine del Risorgimento mi viene ancora il volta stomaco!

  14. utente anonimo

    se ben ricordo l'unico governo che
    riuscì a far fuori la mafia fu quello
    fascista, poi la mafia tornò a suon
    di boogie woogie, cocacola e preservativi trasparenti…..

  15. utente anonimo

    E' sempre un piacere ritrovare nelle pagine dei blog le nostre radici dell'essere antifascisti, democratici e di sinistra. Ho purtroppo la sensazione che il processo di storicizzazione di quel periodo non sia ancora compiuto ritrovandoci oggi, noi a fare i conti, con ciò che avremmo dovuto ritenere chiuso fin da quei tempi. Il film "segreti di Stato" ha aperto interessanti interrogativi proprio sulla strage di Portella delle Ginestre e anche se è proprio di questi giorni la resa pubblica di carteggi di Salvatore Giuliano verso l'amministrazione del tempo USA che tenderebbero a screditare le tesi del film che parla di implicazioni attive della x mas nella strage, ritengo che gli scenari rimangono aperti tutti.
    Una riflessione vorrei farla sugli ultimi commenti: Stiamo attenti a scaricare i nostri fulmini su Berlusconi, ho sempre più l'impressione che la sua figura sia come una gabbia di Farady su cui si addensano le scariche ma al suo interno tutto rimane immune. Credo che per la Democrazia il vero pericolo arrivi proprio da li e che in mancanza di una forte opposizione credibile possa autoalimentarsi e proliferare.
    Loris

  16. utente anonimo

    La strage di Portella della Ginestra fu il motivo del successivo assassinio di Salvatore Giuliano che era stato un robot pilotato dai potenti del tempo. La stessa strage offuscò la sua figura di Bandito alla Robin Hood, che toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Comunque da allora in Sicilia, e in Italia, NULLA E' CAMBIATO, perchè comandano sempre e solo le caste dei POTENTI E DEI MAFIOSI. Povero nostro Paese, quando insorgerai e risorgerai per conquistarti RISPETTO E DIGNITA'?! Antonio.

  17. Tisbe

    #20, il tuo commento è vergognosamente razzista. Lo pubblico solo per mostrare dove si spinge la miseria umana (quella vera e profumata)

  18. Tisbe

    #21, ricordi male, è una delle classiche leggende metropolitane. La mafia è stata sempre collusa con il potere fascismo compreso, infatti la terra, nel ventennio fascista rimase proprietà dei "don" e non dei contadini che la lavoravano come gli schiavi!

  19. Tisbe

    @Loris, il qualunquismo di Berlusconi è pericoloso, il suo prodotto è Tommy (vedi il video sotto)
    @Antonio, grazie per il tuo contributo, non credo che siamo capci di insorgere. A volte penso che quella gente è morta per nulla. Penso che gli italiani di oggi, ben vestiti e profumati, non hanno un briciolo di gratitudine per questi martiri a cui devono tutti i loro diritti.

  20. utente anonimo

    Il primo maggio mio padre, povero ma sempre decentemente vestito, indossava qualcosa di bello e sempre qualcosa di rosso. E non ricordo quando cominciò a raccontarmi quella storia ambientata in Sicilia, dovevo essere molto piccola. Parlava con parole semplici e chiare per me, anche se il racconto era zeppo di metafore. La data di oggi deve essere una grande festa di popolo e rimanere delle persone. "Ci ruberanno anche il 1° maggio", disse una volta qualcuno a voler dire una cosa impossibile, fuori dal mondo. Ebbene è accaduto: forse la tradizione cattolica del nostro Paese (non voglio offendere la sensibilità di nessuno), riesce a inglobare tutto, a normalizzare tutto, a controllare tutto, a far sentire deviante chi usa il pensiero e lo spirito critico.
    Cosa c'entra il signor Berlusconi in tutto questo? si chiede qualcuno. Ma se la maggioranza della popolazione è cresciuta a pane e TV, anzi a TV e poco pane! LIBERIAMOCI! Buon 1° Maggio a tutti
    una toscana

  21. WebLogin

    Buon Primo Maggio!

    Post molto bello, grazie Tis anche da parte mia 🙂

    P.S. Berlusconi sta cercando di escludere la CGIL che è il più grande sindacato italiano, quindi ancora una volta io non vedo molta differenza con chi in passato proibì la celebrazione del Primo Maggio (Mussolini).

    Giuseppe

  22. ermahico

    @20° commento
    uè, genio, io dico che due bombe atomiche servirebbero alla sicilia, per risvegliare le coscienze contro la mentalità mafiosa, poichè ormai non sanno vedere altro se non essere succubi del mafiosetto di turno e del suo clientelismo.
    Però. Lo posso dire io, che ci sono vissuto 30 anni e che lì ci sono nato, e ho respirato l'aria della violenza e dell'omertà.
    tu,Mr20°, al massimo, puoi commentare l'ultima fiction su Riina. della sicilia non capisci un cazzo.
    è una terra a cui è stato tolto il governo territoriale per metterci i bravi leccaculo del savoia, e dopo quelli del muxolini, e dopo ancora i lacchè della DC.
    chi amava e ama la sicilia ha preferito andare altrove per non vedere il continuo scempio di anime, risorse e dignità.
    preferisco vederla nuclearizzata che ancora in mano ai mafiosi che il TUO capo Berluska fomenta,aiuta e osanna come "eroi".
    ma tanto nn succederà mai, c'è troppo petrolio , troppi voti e troppi disoccupati che poi vanno al ricco nord.
    Brunetta e Gelmini permettendo, Schifoso negriero il primo e gran###ana la seconda che dice che la scuola và male per gli insegnanti del sud.
    meno che ho appena mangiato con i miei amigos terronacci come me sennò bestemmiavo alla grande.
    il pubblico (gli amigos) suggeriscono
    la rivolta armata, ma il biglietto aereo è caro, rimanderemo a data da destinarsi.

  23. Tisbe

    @una toscana, forse la tradizione cattolica del nostro Paese dici, dici liberamente, non ci offendiamo 😉

    @Giuseppe, un'altra similitudine tra il nanerottolo e il dux … a buon intenditor, poche parole…

    @ermahico, bravo! Gliene hai cantate quattro! Anche io sono meridionale, e quando ero bambina i grassi porci democristiani bisognava dargli il "don" e il cimitero del mio paese era pieno di croci piccoli… per i bambini morti di stenti… bambini del meridione…

  24. utente anonimo

    si portò bogie woogie coca-cola e preservativi ma poi eroina droga etc etc enon solo in sicilia..duisburg lo
    ha dimostrato

  25. utente anonimo

    che significa al commento tisbe nr.11 il –feudo miccicchè–?
    è forse il politico forzista oggi in
    palcoscenico o suo clan ?

  26. Tisbe

    #34, quello che posso dirti è che si parla del boss mafioso Calogero Vizzini, detto don Calò. Suo nipote era sindaco del paese nonché segretario della locale sezione Dc. Il brano proposto nn l'ho scritto io ma Carlo Levi 20 settembre 1944 Villalba

  27. Tisbe

    Niente illustra meglio quale fosse la realtà contadina del Meridione

    dell’incidente che ebbe luogo a Villalba, nella Sicilia centrale, il 20 settembre 1944.

    Il paese di Villalba era dominato dal vecchio boss mafioso Calogero Vizzini,

    detto Don Calò, rientrato in Sicilia con gli Alleati nel 1943.

    Suo nipote era sindaco del paese nonché il segretario della locale sezione della DC,

    di recente costituzione.

    Nel settembre 1944 il dirigente comunista Girolamo Li Causi

    e un socialista del luogo, Michele Pantaleone, chiesero il permesso

    di tenere un comizio nella piazza del paese.

    Don Calò dette il permesso purchè non si parlasse di terra e di mafia

    e soprattutto a patto che non vi fossero contadini ad ascoltarlo.

    Li Causi accettò e giunse insieme ad un piccolo gruppo di minatori di Caltasinetta

    e mise un tavolo in mezzo alla piazza.

    Per primo parlò un professore di nome Cardomone, poi Pantaleone

    il quale attaccò i separatisti ed infine venne il turno di Li Causi.

    Carlo Levi nel suo libro “mafia e politica” ha descritto così quello che accadde:

    “ Li Causi è l‘uomo più popolare di Sicilia.

    Il suo coraggio, la sua figura hanno un richiamo leggendario,

    la sua parola tocca i cuori poiché egli parla con la lingua del popolo,

    con conoscenza ed amore.

    Così alla sua voce, i contadini nascosti ed atterriti sentirono come un impulso

    che li spinse ad entrare nella piazza proibita e Li Causi allora cominciò a parlare

    a quella piccola folla imprevedibile del feudo Miccichè, della terra e della mafia.

    Dalla chiesa madre lo scampanio del prete, fratello di don Calò,

    cercava di coprire quella voce.

    Ma i contadini lo ascoltavano e lo capivano e dicevano: Giusto è, binidittu

    lu latti chi ci detti sa matri. Lu Vangelu dici.

    Così essi rompevano il senso di una servitù antica,

    disubbidivano più che ad un ordine, all’ordine, alla legge del potere,

    distruggevano l’autorità, disprezzavano e offendevano il prestigio stesso.

    Fu allora che don Calò, in mezzo alla piazza gridò: non è vero !

    Al suo grido, come a un segnale, i mafiosi cominciarono a sparare”.

    I feriti furono 14, compreso Li Causi.

    I proprietari terrieri, quasi tutti anche mafiosi, mostrarono così di essere pronti

    a combattere con ogni mezzo di fronte a qualsiasi tentativo di riforma agraria.

    Mi sembra del tutto evidente l’intreccio fra potere religioso,

    potere civile, potere economico e mafia, il tutto tenuto insieme

    dalla Democrazia Cristiana.

    Come era possibile a livello centrale pensare di poter fare

    una riforma agraria che andasse incontro alle miserevoli

    condizioni delle masse contadine con questo tipo di partito cattolico ?

    Eppure Togliatti scommise che sarebbe stato possibile

    anche se in un secondo tempo e per questo nel 1944

    preferì soprassedere a questi tipi di avvenimenti

    che si verificarono nel Sud come nel Centro e nel Nord dell’Italia.

    Come ho già detto, non credo che questa strategia del partito comunista italiano

    sia stata giusta e ritengo invece che sarebbe stato più opportuno

    aprire un confronto aperto e franco con la Democrazia Cristiana

    fin da subito sul da farsi in materia di riforme.

    L’altra cosa che mi sembra del tutto evidente è il fatto di come

    il parroco subito si schieri dalla parte dei proprietari terrieri e dei mafiosi,

    sintomatico di una realtà che poteva essere allargata a tutti i parroci,

    a tutta la gerarchia ecclesiastica fino a al Papa,

    insomma, era la posizione ufficiale e politica della Chiesa cattolica.

    Sintomatico nella versione riportata da Carlo Levi,

    che i contadini vedano nelle parole di Li Causi “lu Vangelu”,

    quello che avrebbero voluto sentire dal proprio parroco.

    Ma il parroco altro non era che il fratello del mafioso locale,

    vale a dire un ingranaggio di quel potere che li voleva

    schiacciati, servi ed ignoranti, cosa anche questa

    che era la quasi normalità delle parrocchie italiane.

    Dato che le masse contadine del Mezzogiorno

    non vedevano una via d’uscita possibile alla loro miserevole condizione

    impararono presto, per poter sopravvivere,

    a piegare il capo di fronte ai potenti: al sindaco, al parroco

    e soprattutto ai mafiosi ed a votare Democrazia cristiana

    in quanto era il partito cattolico sponsorizzato dalla Chiesa e dalla Mafia.

    E questo continua anche oggi

    anche se non c’è più la condizione contadina del 1944

    e neppure la Democrazia Cristiana ma c’è sempre la mafia,

    uno Stato assente, la mancanza di riforme, un capitalismo arretrato

    ed un limitatissimo sviluppo industriale e tanta, tantissima disoccupazione.

    Si tratta solo di capire a questo punto quale sia il partito

    a cui fa riferimento la Mafia di oggi,

    ma credo non sia così difficile da individuare.

    E la Chiesa cattolica ?

    Forse non è più un ingranaggio alle dirette dipendenze

    dei potenti e dei mafiosi ma se si limita a pronunciare omelie

    ed a fare catechesi generiche, senza mai entrare nelle maglie della storia

    e nelle contraddizioni della società, è come se lo fosse.

    BLAISE 2004

  28. utente anonimo

    …Eh… sì…! Oggi è il I° Maggio… ed è la "festa del lavoro"…! Ma quale… lavoro…?! Governi ed amministratori locali stanno facendo di tutto perchè la gente non lavori !
    Hanno distrutto intere categorie che davano fiducia nel futuro a migliaia di ragazzi vogliosi di imparare un mestiere che poteva dar loro qualcosa in cui credere! Hanno eliminato il sano e pulito compito dell' artigiano silenzioso e laborioso che, in 'veste' di modesto istruttore (e non… 'professore…'), creava futuro e… lavoro…!
    Ma veniamo al 'mafioso'…!
    Se devo dire cos'è la mafia… beh, non lo so…! Ma se devo dire cos'è un mafioso… allora credo di avere una risposta: il mafioso è colui che ti rapina imponendoti con 'legge' (la sua.. 'legge'…!) di pagare cose che non vuoi (non devi…) comprare…! Il mafioso è colui che ti 'protegge' e ti sorveglia…! Ti dice che 'lavora per te'… e ti minaccia… e ti punisce… e ti insulta… e umilia…!
    Due esempi… e chiudo: tutte le… 'città' (non come civitas da cui ha preso radice) come agglomerati urbani, sono piene di telecamere e… 'strisce blu'…! Autovelox… e pattuglie nascoste (ricordiamo i… briganti…?!), di corsie 'private' e di
    'divieti di varia natura che non danno tregua e che 'rendono' milioni… Altro che… I° Maggio…!
    Ricordate, cari co-commentatori: la 'mafia' ha solo cambiato gli 'attrezzi: prima usava la turpe e famosa 'lupara'…! Ora usa la più alta 'tecnologia'…! Auguri a tutti, e… buona sorte… per quanto io poco ci creda…

  29. utente anonimo

    su 35 e 37 tisbe ancor non rispondi alla domanda –miccicchè– quale
    antemato dell'odierno forzista ?

  30. Tisbe

    #39, ma sei de coccio? Ti ho detto che non posso saperlo perché il testo è di Carlo Levi… prova a chiedere a lui! E poi che significa, cosa cambia allo scenario…

  31. utente anonimo

    Grazie Tisbe per aver ,una volta di più, aiutato la linfa a circolare dalle radici ai rami che spesso se non le percepiscono non le conoscono.
    Grazie per ricordare che da due secoli ,qui da noi, ci liberiamo perchè pensiamo, non perchè muggiamo o beliamo in risposta agli stimoli di profitto di un accumulatore.
    Grazie per la tua Resistenza che è sempre politica perchè umana ed umana perchè politica.
    Grand merci de nous réunir par tes "lumières" un jour où tu aurais bien pu "chomer" 😉

  32. Tisbe

    #42, Grazie!Se non ci fosse qualcuno a leggere dubito che le mie parole possano servire a qualcosa… i miei lettori sono la mia vera linfa vitale come blogger…

  33. utente anonimo

    39 e 41 siamo di coccio, ma duro !
    e io insisto e non cito il detto o
    scritto da altri : ossìa non scarico…

  34. Tisbe

    Senti, DE COCCIO, ma per chi mi hai presa? Per la tua cameriera.

    E' una tua curiosità, fattela tu la ricerca… a me non interessa, mi basta l'analisi storica e il senso di un evento, non le stupidaggini di uno che vuole solo dare fastidio.

    Certo che ignorare l'autore di Cristo si è fermato ad Eboli è da grande ignoranti!

  35. Tisbe

    @jeneregretterien, grazie, per questa importantissima, fondamentale testimonianza!

    @Tess, grazie per essere passata 🙂

    @ermahico, sicuro! Ti aspetto su BlogNews eh!…

  36. utente anonimo

    @21: non è esatto ciò che scrivi.

    Ed ha purtroppo ragione Tisbe nel 25. Dico purtroppo perchè credo di aver capito a cosa tu ti riferisca: l’azione efficare e risoluta, energica di Cesare Mori, poi conosciuto come il “prefetto di ferro”. Una parte di storia poco conosciuta (non se ne parlava a scuola nemmeno quando non c’erano le tre “i” e Berlusconi non era nessuno politicamente o economicamente), benedetta ignoranza e ignoranza spesso faziosa e strumentalmente mantenuta).

    Mori fece quella che credo sia l’unico atteggiamento efficare da praticare contro la Mafia: dichiarargli guerra. Una guerra dura, imponendo le regole che si praticano in tempo di guerra. Non essendo siciliano, risultava soggetto ancor più idoneo (non colluso con la mafia locale). La prima cosa che fa è ritirare immediatamente tutti i permessi per la detenzione di armi e poi assumere il controllo dei permessi per esercitare “campieraggio” e l’attività di “guardiania”, prima controllate dalla mafia.

    Mussolini sembra soddisfatto dell’energia risolutiva di Mori come prefetto a Palermo e gli dà poteri straordinari contro la mafia per tutta la Sicilia.

    Il testo del telegramma di mussolini, risulterebbe questo, infatti:

    “…vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi ..”.

    Mori in sostanza, accettò la sfida ponendosi in guerra con la mafia e usando gli stessi mezzi per sradicare sul territorio la cultura mafiosa (compresa quella parte culturale che tutt’oggi rende forte la mafia: l’omertà) e si dimostrò spietato come la stessa mafia in un chiaro messaggio di guerra senza quartiere, catturando ostaggi, ricattando, torturando per piegare quella cultura di merda con le stesse armi. E come la mafia “occupa” territorialmente, pure Mori lo fece: il giorno di capodanno del ’26, occupò Gangi, paese base di numerosi gruppi criminali e poi iniziò con tantissimi carabinieri e polizia, un’azione imponenente, un rastrellamento, casa per casa, arrestando banditi, mafiosi, latitanti, contrastando l’omertà e la collaborazione con la mafia non esitando a prendere in ostaggio le donne ed i bambini dei mafiosi. Da qui il soprannome “prefetto di ferro”. Dunque colpì tutto ciò che si opponeva ad una cultura dello Stato: mafia, briganti, signorotti locali, ce n’era per tutti coloro che rendevano la legge un concetto privo di significato con codici interni aldifuori della legge.

    Di pari passo, anche i tribunali lavorarono di concerto, comminando pene durissime per i mafiosi una novità. Con arresti eccellenti.

    Ma proprio per questa energia e per i successi, alcuni circoli fascisti che con la mafia ci facevano affari, si adoprarono per costruire il fallimento di questa guerra tra Stato e Mafia. Per esempio cominciando ad accusare chi combatteva la mafia di collusione. Un sistema in voga ancora oggi per delegittimare l’azione anti-mafia.

    Fatto sta che a fronte dei risultati,

    omicidi scesi nel primo anno da 268 a 77, le rapine da 298 a 46, caduta generale di ogni altro reato ed una difficoltà ammessa dagli stessi mafiosi relativa a quegli anni, quando Mori si occupò dei piani alti, cioè le relazioni con la politica (portando Mussolini a sciogliere perfino il “Fascio di Palermo” ed espellere membri del Gran Consiglio del Fascismo come Cucco), cominciarono le difficoltà, finì rimosso e fu isolato. Divenne un senatore senza poteri ed ebbe a dire:

    “la misura del valore di un uomo è data dal vuoto che gli si fa dintorno nel momento della sventura”.

    D’altra parte era scomodo il suo continuo parlare di mafia, perchè la propaganda fascista preferiva passare la novella lieta del successo del fascismo sulla mafia: ma fu un progetto ben iniziato e troncato proprio di questo. La mafia subì duro colpo, ma non fu sconfitta e l’immagine di quel fallimento, ai fascisti non piaceva fosse proposta, preferendo talvolta la comoda via dell’immagine a quella della sostanza. Meglio insomma, l’apparenza cartonata per il fascismo, diciamolo.

    Una storia che dovrebbe essere raccontata senza l’ottica ideologica, per raccontarci che la mafia è veramente una cultura radicata profondamente, complessa realtà che è antagonista all’idea di uno Stato civile, capace di condizionarlo lo Stato e dove non può, adattandosi benissimo a fare affari con tutti, destra o sinistra, basta mettersi d’accordo o tirare fuori lo strapotere culturale: collaborazioni interne ed esterne, cultura mafiosa che comprende omertà, risentimento e diffidenza verso lo Stato che è anche facile rendere poco credibile, ben sapendo che la mafia si insinua facilmente anche nelle istituzioni.

    Io credo che però la strategia di Mori, per quanto dura, resti forse ancora oggi la più efficace.

    I suoi punti programmatici, appaiono attualissimi, pure oggi:

    1) Operazioni in grande stile per riaffermare l’Autorità dello Stato con un forte segnale di discontinuità sul territorio (l’occupazione di Gangi è sostanziale e simbolicamente forte, è lo Stato che si riprende il terreno in una guerra che è di “occupazione”).

    2) Ottenere l’appoggio della popolazione così incoraggiata, impegnandola direttamente, attivamente contro la mafia.

    3) Creare nel territorio ripreso, una cultura in guerra, ostile alla mafia, duramente contro l’omertà e ispirando anche nei giovani la “ribellione” contro la mafia.

    4) Combattere la mafia stroncando la sua economia (acquisizione patrimoniale, sostituendo lo Stato o rendendo libera per i cittadini nella la rete economica gestita dalla mafia).

    5) Ripristinare la “normalità” e lo sviluppo attività produttive senza la mafia.

    6) Condanne severe, durissime, perchè sparisca il clima di impunità.

    Wiki riporta anche altro riguardo alla sua strategia:

    si basava anche sul seguente schema: ..”i mafiosi appartenevano essenzialmente al ceto medio rurale (gabelloti, campieri, guardiani e sovrastanti) e tenevano in soggezione sia i grandi proprietari, sia i ceti più poveri. Eliminato il “ceto medio mafioso”, i latifondisti si sarebbero liberati del doppio ruolo di vittime dei mafiosi e, al tempo stesso, di bersagli della rabbia popolare che li vedeva in combutta con la mafia.”

    Alcuni punti sono quelli che si usano ancora oggi. Manca però, per me, l’aspetto importante, simbolico ma non solo: la dichiarazione di guerra vera e propria, permanente fino ad eliminazione, alla mafia. Una dichiarazione, quella di guerra senza quartiere, necessaria per essere poi nel tempo (parlandone continuamente poi, coi bollettini regolari di “guerra” quotidiani su tutto il territorio nazionale), un progetto credibile capace di aumentare adesioni.

    Maroni ci provò all’inizio di questo mandato, parlò di guerra, ma poi, come abbiamo visto, “mafia” non è più tema centrale e quotidiano. Insomma, se ne parla saltuariamente e mai abbastanza.

    Alla fine sembra che tutto abbia il solito esito: la mafia resta, chiacchere..

    Un peccato mortale per molti versi: la mafia fattura almeno 130 miliardi di Euro annuo, è l'”azienda” italiana che ha l’utile (netto) più alto tra le altre ortodosse ed è una delle più grandi che gestisce servizi e per capacità di occupazione-lavoro.

    Si calcola che rappresenti dal 7% al 10% del Pil. Solo usura e racket sono crica 40 miliardi di fatturato, poi c’è tutto il resto: estorsioni altri, furti, rapine, contraffazione, contrabbando, imposizione di acquisto propri prodotti e servizi, appalti privati e pubblici enormi e numerosi, speculazioni finanziarie ed immobiliari..

    Una risorsa enorme che ci risolverebbe, recuperandola e sconfiggendo la mafia, problemi sociali enormi, sul piano umano, civile, economico. Un fatturato che equivale a 3, 5 o 10 manovre finanziarie, un’enormità con cui poter fare consistenti politiche di welfare o di investimento produttivo, turistico..

    Un vero peccato, fa rabbia davvero.

    Alieno

  37. utente anonimo

    Grazie Ermahico. 🙂 Ma di commento c'era ben poco, a ben vedere, più che altro era un racconto fatto anche male con informazioni tutto sommato ben reperibili.

    Come commento aggiuntivo potrei osservare che oggi, rispetto a quegli anni del "prefetto di ferro", la nostra sensibilità è cambiata, è cambiata la nostra idea di civilità, la nostra cultura della legittimità ecc.
    Oggi combattere una guerra lo consideriamo di per sé fatto illegittimo e discutiamo di cose (secondo me assurda proposizione), cioè della crudeltà della guerra, come se ci fossimo accorti d'improvviso che la guerra porta morti, feriti, lutti, dolore, distruzione, vittime anche innocenti.. siamo arrivati a discutere se il nome "predator" dato agli arei da combattimento non sia politicamente sconveniente, troppo "aggressivo". Una missione di guerra la vogliamo missione di pace, quando tutt'al più è "pacificatrice" con l'uso o la minaccia delle armi come deterrente ed il missionario di pace magari è altra figura.
    Dunque la guerra alla mafia oggi sarebbe per noi inaccettabile per doppia ragione, essendo sotto i nostri occhi, sul nostro territorio, se fatta con mezzi di guerra come fece Mori, con durezza: occupazione militare, a ricatti rispondendo con ricatti, a rapimenti, omicidi, latitanza ed omertà, rispondendo prendendo in ostaggio le famiglie..
    oggi accetteremmo al massimo una politica di pene dure dei tribunali, ma a ben vedere perfin lì, la nostra sensibilità, avrebbe da ridire: quanto dure? Non esageriamo..

    Insomma, caro Ermahico, distaccatamente osservo che fu occasione perduta. Perchè ieri era possibile, la cultura e la sensibilità era altra e già allora discutibili i mezzi (ma erano pur sempre i tempi in cui non era così complicato usar gas nervino nelle campagne militari..), oggi non più.
    Il guaio è che la nostra sensibilità è cambiata per cui lo Stato non può più agire con una vera "guerra".
    Mentre la sensibilità della mafia e della criminalità organizzata, non è cambiata: quando c'è da regolare i conti, si fa tranquillamente, facendo vendette che vanno da quelle stragiste, a quelle intestine nell'eliminazione anche vendicativa, cioè su soggetti altri, come i parenti ecc.
    Una disparità che non rende le cose più facili oggi, rispetto a ieri, per questo dico che fu un'occasione perduta quel fallimento del fascismo (fallimento dovuto anche alla collusione di alcune sue parti, sia chiaro). A noi resta dunque l'arma della battaglia culturale: ma come? Non mi pare che sia così efficace a ben vedere.. la mentalità anti-stato e pro-criminalità organizzata gode della popolarità di nuove leve regolarmente.
    Un Mussolini poteva almeno dar carta bianca per un po', un Hitler probabilmente ci avrebbe aperto, al Sud, un campo di concentramento dedicato, uno Stalin forse avrebbe semplificato prendendo il Sud e deportandolo in massa, trapiantandoci magari altra popolazione, ma oggi non si capisce bene quale sia la strategia efficace da usare e la nostra sensibilità, aldilà dei buoni sentimenti e delle belle parole, appare un vulnus, il ventre molle nella lotta antimafia, perchè mafia resti.
    Probabilmente scrivo sotto il dettato dello sconforto e della rassegnazione rabbiosa dinanzi alla realtà che non digerisco bene e non mi si prenda così sul serio: è uno sfogo.
    Ciao Ermahico.
    Alieno

  38. ermahico

    @Alieno
    La gente è troppo sensibile per sopportare una guerra? No, sennò sarebbe sensibile anche per altre cose.
    La gente è semplicemente vigliacca e approfittatrice.
    Comunque non ci ha pensato Stalin a deportarmi al nord (insieme a tanti altri) lo ha fatto benissimo Berluska facendo chiudere due aziende sanissime e senza debiti, ma con un mariuolo come megadirettore galattico che ha approfittato delle sue leggi da fijo de puta.
    Mi dispiace solo non avere avuto le armi, avrei affondato ogni berluscones prima ancora che avesse toccato il suolo di Palermo.

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