Poliziotti panzoni? Senti chi parla…

Lo dico francamente, a me le divise non sono simpatiche. Ho orrore degli stati militarizzati, anche se spesso, mi rendo conto, che a causa dell’immaturità dei cittadini, ve ne è bisogno.
In questo post spezzo una lancia a favore dei poliziotti che sono stati pesantemente insultati dal ministro Brunetta. Si tratta, nella quasi totalità, di gente che ha votato per il centrodestra. E’ risaputo, infatti, che nelle forze dell’ordine ci sia una spiccata simpatia per la dx. Al di là dei luoghi comuni.
Ad ogni modo vorrei ricordare al signor Brunetta che quei poliziotti panzoni che oggi stanno negli uffici in mezzo alle carte, quando sono entrati in polizia, in giovane o giovanissima età, sono stati sfruttati e drogati per essere utilizzati come celerini nelle manifestazioni pubbliche, contrapposti agli operai o ai loro coetanei studenti. Sono stati usati come carne da macello durante gli anni di piombo e hanno fatto la scorta, spesso lasciandoci la pelle, a chi combatteva la mafia.
I poliziotti che oggi sono dei panzoni, in passato erano dei giovani, ed hanno dato la loro energia e tutta la loro giovinezza ad una divisa spesso non amata dalla gente.

Signor Brunetta si vergogni del veleno che sta seminando verso alcune categorie di lavoratori. Si vergogni dei suoi infondati attacchi ai dipendenti dello Stato, che dello stato stesso rappresentano la forza e la stabilità.
Lei non è degno di essere un ministro della Repubblica! Alla sua misantropia non doveva essere offerta alcuna possibilità di manifestarsi attraverso le leggi dello Stato. La smetta di insultare gli onesti lavoratori.

16 commenti su “Poliziotti panzoni? Senti chi parla…

  1. ermahico

    Egregio Signor Brunetta Renato.
    Lei mi fa schifo, spero che i lavoratori che lei quotidianamente offende, e che i servitori dello Stato che lei saltuariamente prende in giro per un pugno di voti un giorno la guardino bene in faccia, ma molto , molto accuratamente.
    Vorrei inoltre dirle che siccome lei fa parte di un partito che vince le elezioni solo ed unicamente con voti mafiosi farebbe bene a non provocare la ,già poca, pazienza che molti uomini veri hanno nei confronti di lei e altri 4 sgherri del malaffare.
    Inoltre grazie alle sue proverbiali sparate, sta riusciendo dove neanche Berlinguer era arrivato, cioè mettere Poliziotti e manifestanti con un'unico nemico, cioè LEI, che è servo di 4 mafiosi che la ripagano con un paio di escort d'alto borgo.
    Quasi dimenticavo di dirle una cosa MOLTO importante; lei puzza ,come la gabbietta dei miei conigli ,se vuole glieli presento così ci può giocare a cavaluccio sopra, mi prometta però di lavarli dopo.
    Distinti saluti onorevole Sgorbio.

  2. utente anonimo

    Ce ne sono stati di nani che contavano qualcosa, malgrado tutto, Fanfani per esempio. Ma era diventato un democristiano da fascista e non si era mai pentito. Credo che l'inutilità di Brunetta sia pari alla pericolosità politica del quel defunto primo ministro. Buona serata.

  3. utente anonimo

    Credo che Brunetta, nell'euforia dei risultati e dei consensi, cada nell'errore fatale così umano, ahimè, della vanità.
    Quello di onnipotenza, per esempio, cagando anche fuori dal vaso perchè poi è così che finisce, di solito, nell'orgasmico esser lodati e nell'autolodarsi poi, "imbrodandosi" come vuole il detto popolare.
    Se la questione della "panza" può avere ancora una sua ragione nella ricerca di efficienza e funzionalità, per quanto vengan già sospetti altri,
    più ancor sospetti ingenera quel discorsino degli impiegati che devono indossar giacca e cravatta dal Lunedì al Venerdì.
    Mi pare sintomo rivelatore di quel cagare fuori del vaso e dell'autoreferenzialità orgasmica ed onanistica che dicevo.

    Sicchè qui faccio l'invito a Brunetta di autoinvitare la sua ragione e la sua capacità autocritica, facendo appello anche di quella capacità ironica che dice di avere e che però, mi sembra che nei fatti non lavori a sufficienza perchè si prende veramente troppo sul serio. Anche quando l'idea d'una propria grandezza rivela la sua piccolezza, cadendo nel ridicolo e non cogliendolo perchè l'ironia deve essersi persa chissà dove.
    Brunetta: guardi oltre il suo naso ed il suo pregiudizio. C'è un mondo fuori dal suo in cui si è immerso con buoni intenti, ma infine volendo esser perfino fariseo a giudicar la forma di peso specifico uguale o superiore ai contenuti. E nel suo caso specifico, non è una strategia conveniente, per quanto si sforzi..
    guardi oltre la sua vanità. E troverà magari un Marchionne, senza giacca e cravatta e non per questo, mi par assodato e riconosciuto, irrispettoso o privato di capacità alcuna.
    Non è mettendosi sul piedistallo che alzerà la sua statura morale e culturale, anzi, troverà che scendendo otterà miglior effetto.
    E scoprirà che quella differenza tra il fare e lo strafare, si chiama vanità, si chiama delirio.
    Torni alla realtà: la questione delle cravatte, così come quella della panza, tra le tante di possibili priorità nel ns. Paese meritano solo una risposta:
    ma va a ca'are bischero.
    Le bischerate capita a tutti di dirle e mi auguro che più avveduto, ce ne risparmi per un po' delle altre, risparmiandoci i risultati delle sue pratiche onanistiche, col delirio feticistico per l'uso della cravatta…
    consiglio urgente terapia in psicanalisi: ma che problemi hai? Ma stai tranquillo!
    Alieno

  4. utente anonimo

    alieno complimenti(sinceri) al tuo comm.,condivido in pieno!
    Volendo andare oltre l'aspetto umano dell'uomo dotato di scarso intelletto che aspira a diventare un grande uomo, c'è un aspetto ben più preoccupante:i tagli alla spesa pubblica. Che dei tagli siano necessari è vero,ma i luoghi dove è caduta o cadrà la scure sono quelli giusti?e la crisi economica che miete posti di lavoro,la precarietà diffusa sia nel privato come nel pubblico non imporrebbe delle assunzioni anzichè dei licenziamenti o non rinnovi contrattuali?Dopo una campagna elettorale imperniata sulla "sicurezza",tagli alle forze dell'ordine e ora anche il ministro della pubblica amministrazione e l'innovazione critica la polizia!Questo è un governo di "nano"geni!
    lele

  5. utente anonimo

    Lele: probabilmente, come sempre succede nelle misure emergenziali, ci saranno misure ingiuste. E probabilmente, come ogni cosa dell'uomo è perfettibile per sua natura, quelle misure posson esser calibrate meglio.
    Detto questo, credo che se a questo governo fosse possibile semplicemente aumentare assunzioni, senza troppi crucci, così come distribuir regali, pagnotte, patate, brioches, case e bamboline per aumentar consenso o mantenerlo, lo farebbe. Così come credo, probabilmente, farebbero altri governi. La politica è o dovrebbe essere anche la ricerca del consenso, quando si può.
    Invece temo che la faccenda sia complicata. Più di quanto io possa intendermene per farci speculazione ragionandoci sopra analiticamente.
    Sono una persona semplice. Ma non un sempliciotto. La regola della "coperta" la impari in casa facendo i conti della serva: se tiri da una parte, dall'altra si scopre.
    E vai sicuro che nel caso del ns. Paese è una coperta corta, molto corta. L'abilità politica delle varie parti che di volta in volta governano, si vede tutta lì, nella capacità di coprire e scoprire nel modo migliore o almeno di suggerirlo che sia così. E non dimentichiamoci che una politica nazionale è sottoposta a rigide regole di controllo con i parametri europei. Parametri che a me sembra siano più inflessibili per alcuni Paesi, come il nostro, piuttosto che per altri come Francia o Germania per dire, dove in passato mi è sembrato di notare più flessibilità e tolleranza (non sono un europeista convinto, lo dico). Fosse per me assumerei tutti, con la bacchetta magica, tutti felici, voilà. Ma immagino che nel mondo reale poi le cose non vadano proprio così. E nel mondo reale io sono d'accordo almeno sul principio della razionalizzazione delle risorse e la riduzioni dello spreco. Anche perchè nel mondo ideale, non ci sarebbero sprechi, ma invece ci sono eccome. Questo governo vi pone rimedio oppure è tutto fumo e niente ciccia? Qui si può discutere politicamente. Qui si può fare una proposta credibile. Perchè quella di assumere tutti con estrema facilità, in fondo, è una delle cause prime della nostra condizione, quella della copertina corta corta. Ma sul tema "sicurezza" ci andrei cauto. Perchè si è tanto detto, da una parte, che quella non era una priorità ed ora battere quell'argomento, non è che convince tanto tanto, se a farlo sono sempre gli stessi..
    Ma in definitiva concordo: riguardo alla crisi, aldilà della coperta, il governo potrebbe fare molto, molto di più. Per me manca di coraggio, a dispetto delle parole: dovrebbe fare una politica di defiscalizzazione più aggressiva e coraggiosa (e tra l'altro attirando investimenti e capitali anche dall'estero, perchè i competitors in questo senso, sono tanti).
    Comunque a me pare improprio prendersela con Brunetta o con la Gelmini anche, per la questione dei tagli. Nel senso che l'agenda dei tagli, in definitiva, l'ha decisa all'inizio Tremonti. Dopo di che è venuto il lavoro per "giustificarli" come scelta morale e culturale. Che magari è pure giusta (certi raccomandati-imbucati-parassiti rubano stipendio e soprattutto il posto ad altri più volenterosi che magari son disoccupati ti assicuro), ma insomma, è comunque strategia decisa per linee economiche prima se non sbaglio.
    Comunque l'azienda pubblica, non licenzia proprio nessuno. Semmai opererà sull'avvicendamento. Non sono i dipendenti pubblici che subiscono peggio la crisi, ti assicuro: sono gli artigiani, i piccoli imprenditori, commercianti… che subiscono un po' di tutto: pressione fiscale che nel nostro Paese è scandalosa, chiusura del credito delle banche che si riparano il culo così, diminuizione dei consumi e perfino il retaggio di un disprezzo sociale, derivato da ideologie ferme a due secoli fa nell'analisi della struttura socio-economica.
    Poi ci sono i dipendenti privati, quando l'azienda chiude, poi quelli dell'azienda che cerca di non chiuder coi tagli, mandando gente a casa o in cassa integrazione (ma è meglio che senza paracadute alcuno come per gli altri).
    Dipendenti privati, però, non quelli della P.A., a sentire tutto il peso della crisi. Dunque, non credo che abbiano più motivi d'altri di lamentarsi, anzi.. nemmeno se qualcuno gli rompe un po' le palle perchè producano di più.
    Ciao.
    Alieno

  6. utente anonimo

    mmh, il commento prima era lunghino, non ci ho pensato.
    Allora, nel caso, spero passi questo. Solo per dire che poi, Brunetta si è reso conto di aver cagato fuori dal vaso sbrodolando troppo nella pratica onanistica durante intervista da Klaus..
    e dunque si è scusato per il termine.
    Incidenti che capitano, quando sei abituato ad aprir bocca prima di aver messo in funzione il cervello.
    E son figure brutte brutte poi, hai voglia a scuse e cravatte..
    Alieno

  7. utente anonimo

    alieno,i dipendenti pubblici sono quelli pagati con denaro pubblico: gli statali,i regionali,i provinciali i comunali,quindi anche i dipendenti pubblici pagano la crisi!e in tempo di crisi scuola università e ricerca,in special modo,vanno incrementate e non sminuite,magari rinunciando a qualche infrastruttura inutile,a qualche taglio alle famose missioni di pace,facendo pagare le tasse a chi non le ha mai pagate,facendo rientrare i capitali e applicando una giusta aliquota,….incrementando quei settori che si occupano di energie e risparmio energetico e non ripescare il vecchio e obsoleto nucleare,incrementare il risparmio energetico nelle abitazioni e non cancellare la norma che imponeva la certificazione.E' vero che la pressione fiscale è troppo alta e il credito scarseggia,ma quando i soldi mancano si introducono nuove tasse,ad esempio la "robin-tax" che paga il consumatore,le banche non hanno soldi,e quando li avevano se li sono mangiati in titoli spazzatura, cavolate varie e prestati solo a qualcuno!
    Non credi che qualsiasi cittadino, non pratico di politica economica,sia in grado di fare le stesse cose?
    lele

  8. Tisbe

    @lele, questi incompetenti al governo che paiono dei grandi ignoranti in economia non hanno capito che TAGLIANDO il pubblico, si avrà una ricaduta negativa su tutta l'economia nazionale. Attaccare il pubblico è una delle cose che in momento di crisi non va assolutamente fatto: gli altri governi lo sanno, Berlusconi e il suo gruppo di ciarlatani, no!

  9. utente anonimo

    @tisbe,solo incompetenti?La costruzione di centrali non può che essere affidata a grandi imprese di costruzione,gli impianti ad energia solare sono affidati a piccole imprese disseminate su tutto il territorio,scuola,università e ricerca dove si studia veramente e dove la ricerca è indirizzata da precise strategie è privata,il pubblico deve rimanere nella mediocrità,le tasse alle grandi imprese sono calcolate e ricadono sull'ultimo anello della filiera!
    incapaci e ,diciamo solo,furbetti!
    lele

  10. utente anonimo

    @lele e tisbe: non condivido. Spiego (opinione personale, sia chiaro, non è che me ne intenda molto).

    1) Non necessariamente, non introducendo tagli o aumentando risorse si produce automatismo per cui migliora il servizio. Specie in Italia dove impera quasi un tradizionale meccanismo opposto. Anzi, tra snellimento organizzativo e minor cultura simile all’assistenzialismo, si può avere maggior stimolo per miglioramento nell’utilizzo di risorse (e c’è meno da “mangiare” per chi gode ingiustamente di surplus di risorse).

    Dunque la questione è

    2) Come e dove fare i tagli. Farli in sè non significa nulla di positivo o negativo potenzialmente, così come possiamo vedere nella nostra storia politica, che l’afflusso di investimento non ha un ritorno proporzionale del miglioramento del servizio e spesso ha ingenerato l’opposto.

    D’altra parte, anche la differenza geo-culturale ci permette di far simili osservazioni, con esempio dove l’afflusso non di tagli, ma di ingenti risorse, non riesce a raggiungere il livello qualitativo di altre realtà dove ci sono meno investimenti, ma meglio utilizzati, con miglior qualità finale.

    3) Per quanto riguarda le energie, sicuramente è una questione interessante: noi la paghiamo più cara di altri in Europa l’energia e ciò non giova al sistema tutto (nè aziende, né privati, famiglie ecc).

    4) In crisi come la nostra, il pericolo maggiore è rappresentato, credo, dal rischio del blocco dei consumi. Per questo è importante anche l’atteggiamento: instillare panico finisce in definitiva per diventare qualcosa di non astratto con ricaduta concreta negativa.

    Ma per rilanciare investimenti, iniziativa e consumi, cosa diamine c’è di meglio che proporre coraggiose iniziative di riduzione fiscale? Si ridà slancio e coraggio. Certo, la tentazione opposta la capisco. E’ come quando le prime volte tenti di andar sugli scii, sui pattini.. già preparato all’idea di cadere, ci si sbilancia all’indietro, almen si casca di culo.. invece bisogna contastrare quell’istinto. Così credo, economicamente: altro che tassare di più, tassare di meno bisogna. Con lo stesso principio per cui si critica la chiusura del credito delle banche, che codarde accaparrano risparmio ma non concedono fiducia, si deve aver coraggio nella politica. Alla fine, lo slancio in avanti nell’aumento di consumo, si vedrà, otterrà maggiori entrate fiscali. Maggior iniziativa, maggior spesa, dunque maggior iva, maggiori entrate fiscali. Serve solo coraggio e questo governo, aldilà delle promesse elettorali, non ne ha così tanto.. Inoltre, dovremmo metterci in testa di lasciar perdere le ideologie e pensare di poter diventare dei buoni competitors nella concorrenza comunitaria. Sanzionare i vari Briatore appena sgarrano o stargli col fiato sul collo, soddisferà pure rancori personali ecc, ma in definitiva spinge fuori soggetti interessanti dalla nostra base contributiva. E magari vanno in Inghilterra a pagar tasse. Ciò in definitiva è un danno per tutto il Paese, soprattutto per coloro che non posson fare come Briatore. Noi dovremmo attrarre quanti più Briatore possibile. Come? Certamente non possiamo offrire nella concorrenza europea, vantaggi come: pratiche snelle e veloci, infrastrutture moderne.. Bene, servizi diffusamente eccellenti..si proponga allora uno stimolo fiscale. Bisogna rubare “clienti” ai nostri concorrenti.

    Serve coraggio, meno ideologia.

    5) Tornando alle energie: al momento il business sembra essere quello delle tecnologie tipo eolico-solare ecc. Bisogna però fare attenzione: è un business, quanto c’è di realmente vantaggioso, a parte chi ci fa soldi a palate? Quanto di concreto poi? Temo ci sia una sopravvalutazione per business, ma come dimostra questa crisi, si crea un divario con l’economia reale e ci si ritrova con dei pezzi di carta fino a ieri business, ridotti a straccia e condanna di tutti se li abbiamo piazzati dovunque relegandoci al ruolo di contaminati-vincolati. Secondo me è necessaria una diversificazione delle risorse perchè è una delle prime regole dell’economie: il frazionamento dei rischi. Non mi piace quello che sta facendo Berlusconi, per esempio, vincolandoci alla Gazprom di Putin, che è il soggetto che è (non va per il sottile poi a ricattare abbiam visto, imponendo impietosi bracci di ferro in cui lasciare al freddo nell’inverno più rigido da decenni, non è certo motivo di scrupolo, ma anzi..). Rischiamo alla fine di trovarci dipendenti da soggetti peggiori e più inaffidabili da quelli del cartello del petrolio, gli arabi per dire. Una diversificazione, che per me non deve pregiudizialmente escludere il nucleare, è la ricetta migliore credo.

    6) Il pubblico, tisbe, non va attaccato. Va semmai qualificato, attaccando ciò che squalifica il pubblico. Avendo opportunità di conoscere diversi soggetti che lavorano nel pubblico (ministeri o insegnanti) ti assicuro che è frustrante per persone che ci mettono buona volontà, vedersi umiliati da colleghi incompetenti, furbetti, lavativi, raccomandati..induce i soggetti ad una rinuncia della loro fiducia, impegno in ciò che fanno (giustamente sentendosi fessi di conseguenza). Serve uno sforzo soprattutto culturale nel cambiare il rapporto tra cittadini e pubblico. Il cittadino non deve più aver legittimità nel risentimento contro la P.A, giustificato da una lunga tradizione di inefficienza, arroganza, incompetenza e deliri burocratici che sono la morte del buon senso e della pazienza. E coloro che lavorano nella P.A. devono sentirsi riconosciuti nel servizio utile e necessario che svolgono, al servizio dei cittadini e grazie ai cittadini pagati. Credo che sarebbe buona cosa introdurre riferimenti semplici nella P.A. in quell’impegno culturale che dico: il cliente ha sempre ragione – che è riconoscimento che si lavora al servizio dei cittadini e facendo sparire quella condizione che così tanto il cittadino ha, di sudditanza, al servizio della P.A.

    E’ un atteggiamento positivo, elegante e professionale che produce risultati nel tempo.

    Dunque una battaglia massimalista contro il pubblico, non solo è sbagliata perchè il pubblico è necessario ed utile, ma impedisce di comprendere bene quello che si sta facendo ed infine è stupido, dannoso come introdurre (ed è stato fatto e tutt’ora sopravvive) una battaglia contro commercianti, imprenditori, autonomi, liberi professionisti che, a parte soddisfare apparentamenti di categoria e di ideologia, produce odi ingiustificati. E l’odio è estremamente stupido, è una droga nebbiosa del cervello di cui ci si intossica facilmente, diventandone schiavi facilmente. Ed inoltre, chi coltiva l’odio, non potrà aver pretesa di esser ripagato da diversa moneta. E’ uno dei motivi per cui ho sempre ripudiato politiche ed ideologie fondate sull’odio di classe. Alla fine nuoce a tutti, anche a chi inizialmente le sostiene, puntualmente.

    Condivido il linea di principio l’inadeguatezza e il pericolo in tempi di crisi, di attaccare il “pubblico”. Ma credo che in quel “pubblico” si debba includere anche un parlamento ed un governo democraticamente eletto, con volontà della sovranità popolare. E’ l’emanazione stessa di quella sovranità di popolo a far diventare “pubblico” parlamento e governo ed è necessario che in tempi di crisi, come in ogni calamità, si lavori tutti stringendosi un po’, nell’interesse comune, valutando i mali minori e strategie responsabili. Metterlo in pratica però, non è sempre facile. Sia perchè prevale la logica del vantaggio di parte, sia perchè le idee riguardo ai mali minori e le strategie responsabili, sono spesso antitetiche (tipo Lele che aumenterebbe tasse e me che le abbasserei di brutto). Siccome una conciliabilità di tutte le parti non è raggiungibile, deve valere comunque l male minore: democrazia, cioè l’espressione di volontà di popolo nella sua maggioranza, decide.

    Chi decide che il “costo” è troppo alto, naturalmente si porrà aldifuori dai principi democratici, cioè infine troverà il principio democratico perfino avverso e nemico rispetto alla sua lista di priorità e mali minori, anche eversivamente, ma è un fatto fisiologico che non può essere escluso in modo assoluto, è chiaro.

    In tempi di crisi, dunque, la vigilanza deve essere ancor più forte, per quanto mi riguarda, proprio in proporzione agli sforzi di compattamento delle parti politiche, avendo un conseguente per quanto minoritario, spingere verso vie alternative alla democrazia. Quale sistema poi realizzando, nella testa di costoro, non si capisce bene. Certo non potranno far appello ad un sistema democratico che loro hanno rigettato con speranza di credibilità o di mantenimento più sereno, poi, nel caso..

    Ciao.

    Alieno

  11. utente anonimo

    alieno:"E' vero che la pressione fiscale è troppo alta e il credito scarseggia,ma quando i soldi mancano si introducono nuove tasse,ad esempio la "robin-tax""non ho detto di introdurre nuove tasse,anzi diminuirle!(naturalmente discriminando)"la robin-tax"è stata introdotta da tremonti e pagata dai consumatori!
    Per rilanciare i consumi occorre consumare e per consumare ci vogliono i soldi!e chi li ha?il cassintegrato a 800€ al mese,il precario senza più contratto o chi altro?Se il pubblico funziona male,il privato non brilla:Gli imprenditori nostrani sembrano più interessati far affari e prendere incentivi vari che ad una seria politica industriale che permetta di "rubare"clienti alla concorrenza .L'ideologia e la lotta di classe non c'entrano:non si sta chiedendo una nazionalizzazione selvaggia,ma pretendendo la qualità nei sevizi essenziali quali la scuola e la sanità,non si sta chiedendo al libero professionista di guadagnare quanto un operaio,ma di pagare le tasse fino all'ultimo centesimo come l'operaio.Cominciamo a far diventare cose serie il governo,il parlamento,gli imprenditori,i commercianti e i liberi professionisti poi ne riparliamo.
    lele

  12. utente anonimo

    Lele: sono convinto che imprenditori, commercianti, liberi professionisti ..hanno un incentivo nel pagare tutte le tasse se sono più ragionevoli e giuste.

    Perchè credo si applichi un ragionamento semplice talvolta: se il carico fiscale non è così elevato, anzi, strozzino, non c’è più la compensazione del rischio di essere beccati.

    Inoltre non capisco il vantaggio di costringere al muro tante piccole aziende ed attività che qualcosina non passano al fisco, ma alle strette, potrebbero anche valutare di chiudere baracca e burattini e campare non producendo reddito. Dunque meno tasse.

    Non capisco il vantaggio di stimolare chiusura di aziende: l’afflusso fiscale si riduce alla fine. E dunque diminuiscono le risorse a disposizione per fare politiche sociali per coloro che son in difficoltà.

    La mediazione credo sia necessaria: stimolare con incentivo in una riduzione fiscale le piccole aziende, attività a produrre con le proprie forze, capacità, coraggio, sacrificio, secondo me può solo portare vantaggi ed in definitiva, per ricaduta, avvantaggiare tutti.

    Per le grandi attività invece si deve considerare l’incentivo per contrastare la tentazione della dislocazione.

    La nostra capacità di attrattiva di investimenti e capitali stranieri, potrebbe essere incentivata inoltre. Secondo me sono strategie che nel lungo termine producono vantaggi per tutti, ma in definitiva io guardo a quelli con meno mezzi per scegliere. Per esempio di andare altrove a pagar tasse. O coloro che si trovano nella condizione più difficile economicamente.

    Non ho la convinzione che tutto ciò che sia legale sia anche giusto o tutto ciò che sia illegale sia ingiusto. Non c’è sempre questa sovrapposizione, perfetta adesività.

    E per quanto mi riguarda, stando il livello assurdo del peso fiscale qui, non è così giusto pagare tasse. Nè tantomeno bello..

    lo dico pensando non agli straricchi, che comunque possono sempre scegliere molto di più come alternativa: dislocare, chiudere baracca e campar di rendita..

    ma l’odio è stupido: che vantaggio ci sarebbe se vanno altrove a produrre reddito, lavoro, a pagare tasse?

    E il confronto con l’operaio non è sempre così semplificabile. A parte che nel 2009 dovremmo metterci in testa una struttura socio-economica diversa dove non è più l’operaio l’attore più o meno unico a far da contraltare al padrone.. soprattutto da noi in Italia, con un tessuto fitto di “padroncini”.

    Comunque, il discorso è che l’operaio non è santo e martire in quanto tale, mentre il professionista ecc, non per suo peccato originale da espiare pagando tasse fino all’ultimo centesimo.

    Perchè un danno lo crea l’evasore, ma anche l’operaio che non produce (e magari richiede 4 operai per far lavoro in cui 1 altrove magari se la cava egregiamente), così come se è assenteista. E magari facendo anche lavoretti in nero.

    Non me la sento di fare la criminalizzazione per categorie, secondo me bisogna cambiare qualcosa in questo modo di ragionare.

    Con più coerenza coi principi per cui, magari, non apprezziamo la criminalizzazione della categoria dei “pubblici”. Nella consapevolezza della loro funzione ed utilità, dovremmo comprendere anche le altre di categorie. Liberi professionisti, “padroncini” inclusi.

    Poi vabbè, non è che si debba per forza raggiungere intesa su tutto eh! Non c’è nulla di male a pensarla diversamente, non è tutto conciliabile, non illudiamoci: si allarga quanto più si può magari un vassoio di punti condivisi, ma poi insomma, le distanze ci sono e tutto sommato forse è pure meglio così. Comunque, si vota democraticamente anche per questo. Voglio dire che se tu sei elettore di sinistra ed io di destra magari, è perchè un motivo c’è e sono le nostre non condivisibilità fisiologiche.

    Per me, per esempio, un governo che per prima cosa e sempre in ogni occasione, pensa unicamente all’aumento fiscale, non è un governo, un fare politica seriamente. L’idea di ricorrere sempre alle tasche degli italiani come costante non mi piace e non mi convince. L’idea della razionalizzazione delle risorse, per esempio, sì. In tempi difficili, del resto, si fa così anche in famiglia, facendo semplici conticini domestici: si taglia dove si può, si razionalizzano i consumi e le possibilità. Magari dove non si può far di meglio, si punta sulla qualità piuttosto che nella quantità e magari, prima di spendere con facilità, ci si pensa bene per raggiungere l’obiettivo. La sovrabbondanza del nostro apparato pubblico, statale o di enti, amplificata quella quantità da una spesso scarsa qualità, significa che è stata attuata una politica nociva, stratificando e consolidando cronicamente un bel guaio che poi è difficile eradicare, soprattutto in modo indolore. Significa che è aumentata la pressione fiscale e contemporaneamente non è stato fatto particolare impegno per aumento qualitativo. Dunque è l’ora di iniziare una discontinuità: il ricorso alle tasse deve essere proprio ridotto come strumento per risolvere, anche perchè, poi, nemmen risolve molto spesso, i problemi per cui quelle risorse sottratte ai cittadini, dovrebbero servire.

    Per me un Paese dove paghi un “presunto” e per quanto lo chiami “anticipo” è quasi la totalità a ben vedere e prima di comprendere se quel presunto poi si concretizza, non è serio.

    Per me un Paese dove l’iva la paghi in soldoni comunque, alla fatturazione, prima di aver incassato, non è un Paese serio.

    Per me un Paese dove, come mi è successo anni fa, dove l’erario mi rimborsa circa 60mila lire con assegno perchè, mi spiega, ha sbagliato i calcoli nel chiedermeli prima… che naturalmente ho utilizzato come un’inattesa disponibilità…

    E poi mi scrive dopo mesi e mesi, che no, si è sbagliato nel dire che si è sbagliato, e dunque devo restituirglieli … 🙂

    Non è un Paese serio.

    Ma la lista delle non serietà sono tante. Vedere anni ed anni mia madre che fa lo stradello all’istituto previdenziale per ricostruire la sua situazione perchè perdono la documentazione, dicono.. e meno male che mia madre è tipetto preciso e ce la fa a farsi rispettare e dunque non vedersi sottratto indebitamente ciò che gli spetta..

    Vedere applicato un principio di “presunzione di colpevolezza” anzichè di “innocenza” in materia previdenziale-fiscale, non è da Paese serio.

    Credo che ci siano milioni di storie analoghe per dir che questo non è ancora un Paese serio e che dunque parlar di serietà è un discorso articolato e complesso ma no solo pensando a commercianti ed imprenditori.

    Poi vabbè, io trovo scandaloso anche che un parlamentare con mezza legislatura prenda pensione per tutta la vita, un vitalizio quando noi ci si debba spellar mani e palle per una vita… ma in questo, mi auguro, avremo un punto condiviso: come principio non è serio, è offensivo.

    Veltroni baby pensionato, anche se poi tenta di recuperare dicendo che devolve in beneficienza, non è serio. Lo fa anche la Santanchè, non è questione di geometrie eh. Ma è offensivo, perchè per me, per esempio, la beneficienza è un lusso che non posso permettermi o comunque con sacrificio: dunque, ecchevvordì poi alla fine che li dai in beneficienza?

    Mi fa incazzare anche di più!

    Ciao.

    Alieno

  13. utente anonimo

    alieno,fai il "brunetta"?generalizzi il problema,i famosi fannulloni esistono,ma sono ben individuati dagli addetti al controllo!,e le piccole aziende il problema fannulloni e assenteisti sanno molto bene come risolverlo e al di la delle lamentele non provoca perdite di produzione o di produttività!certo,le aziende che hanno la pretesa di far concorrenza ai "cinesi"sono perdenti non certo per scarsa produttività, ma per mancanza di innovazione.
    Come ben sai il lavoratore dipendente le tasse gli vengono trattenute dalla busta paga e queste vengono versate alle cassa erariale,a meno che il "padrone furbetto" si dimentichi di versarle.Se varie categorie ritengono che le tasse siano ingiuste e troppo alte, non hanno che da scendere in piazza,come fanno gli operai,e manifestare contro il governo e non votare chi promette e poi non è in grado di mantenere.Le varie categorie che hai citato non appartengono al ceto basso ma alla classe medio alta, per cui acculturata, in grado di capire se le cose dette sono fattibili o no!
    lele

  14. utente anonimo

    Ceto medio-alto tutti gli artigiani, commercianti, piccoli imprenditori?

    Mi sa che tu sei rimasto indietro nell’analisi del tessuto economico del nostro Paese e anche sull’analisi della crisi: non è il salariato fisso quello che la subisce di più, ti assicuro.

    Comunque ti invido all’analisi empirica, augurandomi che tu non abbia tutti amici operai, ma anche artigiani, autonomi, piccoli imprenditori ecc affinchè tu possa riscontrarlo coi tuoi occhi.

    Sono tanti tra loro che se la passano male, malissimo: non ci sono aumenti particolari, per dire, quando si fa la spesa, anzi, anzi.. nel panierino dei prezzi, si trovano anche dei ribassi notevoli. Dall’auto alla bici, ma anche cibo. Perchè i consumi sono un po’ in crisi, non so se te l’hanno detto, si incentivano anche così.

    Ma per lo stesso motivo quelle categorie che dicevo, se la passan malissimo: meno consumi, per loro significa agonia. E per i più piccoli, che non hanno le spalle larghe (cioè con riserve per resistere a lungo), abbinatamente alla stretta delle banche riguardo al credito, è morte sicura.

    La ricaduta è negativa per tutti, perchè si aumenta la base sociale delle persone in difficoltà, senza contare che l’eventuale dipendente-operaio di quelle piccole aziende, dei piccoli imprenditori, si trova a spasso. E per costoro, non ci sono paracadute che tengano. I piccoli non se li caga nessuno, non c’è cassa integrazione, non c’è sindacato che se li caghi 1, 3 o 5 addetti che vanno a spasso ad allargar fila della miseria insieme ai loro datori di lavoro.

    Per questo dicevo, era così importante contrastare questa face di recessione dei consumi, con coraggiosa politica di defiscalizzazione. Per dare ossigeno.

    Ma mi pare che tutto sommato, questo governo, chiaccheri molto, ma in definitiva, in sostanza, tira innanzi limitandosi a non infilar le mani pesanti nelle tasche di italiani come ha sempre fatto la sinistra. Che è sicuramente qualcosa di meno peggio, ma insomma, il meglio non arriva. Critico senz’altro per questo ed anche per altro naturalmente, ma anche per questo, il poco coraggio di questo governo.

    Le imprese che si trovano in concorrenza con i cinesi, saranno sempre perdenti. Perchè c’è un vizio iniziale non risolto.

    Cioè i patti sociali, il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, la Cina se li gestisce come gli vuole senza interferenze. Naturalmente significa che voler proporre una competizione, una concorrenza, chiedendoci di superare quel vizio, cioè quel grado di umanità-civiltà che noi abbiamo e che ha un costo, confrontandoci con la Cina, che quel costo ce l’ha minimalista perchè i diritti umani da quelle parti, sono solo accessorio per il vestito della domenica (per sedere tra i commensali del consorzio civile o alle Olimpiadi), ma dal Lunedì al Sabato essendo lo Stato criminale che è (ed anche la Domenica andando a vedere dietro le quinte), c’è poco da sbattersi: è una concorrenza fasulla e per noi perdente.

    Se non per pochissimi. Roba di lusso. Moda. Oggetti che fanno status per i pochi ricchi cinesi, cioè l’unica ragione per cui possiamo essere competitivi.

    Ma gli altri italiani, son condannati al fallimento, così come gli europei.

    Se andiamo a vedere il bilancio tra ciò che è l’ammontare del fatturato di importazione e quello di esportazione, si vede subito.

    Semplicemente, il mercato cinese non andava aperto a queste condizioni che rendono i nostri diritti umani e del lavoro, un handicap anzichè un vantaggio, in definitiva in quell’apertura ci siamo costruiti da soli il cappio con cui saremo impiccati, per dirla con lenin mi pare.

    La storiella che bisogna cavarsela con fantasia ed estro, è il contentino che ci vien dato perchè pochi, pochissimi italiani possano far soldi (sempre però meno di quanto ne possa la Cina) e far dimenticare quel vizio iniziale che infine non è recuperabile in queste condizioni impari in cui voler accettare l’agone della concorrenza.

    Se poi dovessimo ragionare in termini non economici, ma socio-umanitari, valoriali, di etica insomma, ancor peggio: le violazioni dei diritti umanitari in Cina primeggiano sul pianeta di moltissime lunghezze su qualsiasi altra realtà planetaria. Tra gli inseguitori, solo l’Iran, gli altri son tutti molto lontani, in coda.

    Ecco, già questo basterebbe perchè non si mercanteggi, non a queste condizioni umane.

    Invece tanto con Iran che con Cina, vige la real politick e l’etica si piega e si corrompe, diventando etichetta. Quella di interessi di pochi.

    Ma insomma, abbiam già avuto assuefazione con la vergogna delle Olimpiadi, dove siamo arrivati ad imporre agli atleti, pena squalifica, di non far alcun riferimento ai diritti umani, tanto fossero i tibetani, tanto fosse Tien An Men, per non parlar di condanne a morte, laogai..

    Quando si toccano argomenti del genere, mi rifiuto di essere considerato geometricamente di destra, sinistra o centro, ti dirò.

    Perchè sono argomenti in cui bisognerebbe ragionare trasversalmente con riferimenti altri.

    O no?

    Ciao.

    Alieno

  15. ermahico

    Mi sa che tu sei rimasto indietro nell'analisi del tessuto economico del nostro Paese e anche sull'analisi della crisi: non è il salariato fisso quello che la subisce di più, ti assicuro.

    Ma per favore…….. basta scrivere stronzate .

  16. utente anonimo

    alieno,ti fai domande e risposte da solo?nel tuo lungo commento che hai voluto dire?che il piccolo commerciante,il piccolo imprenditore,il libero professionista soffre la crisi più del salariato?certamente sì!,di quello il cui padrone non soffre la crisi.Ma,indubbiamente chi paga fino all'ultimo le tasse è ed è sempre stato il salariato, finché ha un salario!
    Quella della morale sui diritti civili fatta da chi difende il capitalismo e quindi la destra fa ridere!I bravi imprenditori,le unità produttive le hanno piazzate proprio in cina,nei paesi dell'est e nei paesi dove i diritti civili e dei lavoratori non esistono!per non parlare dei difensori dei diritti umani:gli esportatori della democrazia che nel sud asiatico hanno difeso con guerre la loro supremazia!ricordi il vietnam?
    lele

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