La coppia contemporanea

Che ci sia una forma di egoismo viscerale unita ad una incapacità di aiutare ed aiutarsi è fuor di dubbio. Credo che stiamo toccando l’apice del solipsismo negativo. Le persone (gli altri) sono solo oggetti o “ruoli” ben definiti. Le persone servono, in barba al principio di Etica kantiana. E’ tutta una mercificazione.

Ci si sposa… e si cerca la persona adatta al ruolo. Quella che ha l’utero giusto, o quello che ha il seme giusto. Quella che ha un titolo di studio adeguato o quello che ha una casa di proprietà… tutto è funzionale. Certo che la vita umana è diventata di uno squallore unico.


Per questo ho sempre tentato, a mio discapito, di rimanere fuori da certi meccanismi perversi. Perché ancora credo che l’essere umano valga qualcosa e che non può essere ridotto a mezzo per raggiungere un fine. Il fine dovrebbe essere l’essere umano stesso… l’altro.

Credo che si sia persa la capacità di vedere nell’altro lo specchio di se stessi… E la coppia contemporanea incarna questo aspetto.

Ovviamente quando la funzione strumentale del soggetto è esaurita, anche la coppia scoppia. L’amore non c’entra nulla! Non può finire semplicemente perché non è mai iniziato. Molto banalmente è venuta meno la necessità di strumentalizzare l’altro. La frase spesso utilizzata: nessuno è insostituibile, incarna proprio questo modo di pensare. Tutti sono sostituibili perchè altro non sono che strumenti.

7 commenti su “La coppia contemporanea

  1. Tisbe

    @Moltitudini, di sicuro questa riflessione è più congeniale al matrimonio. Diciamo che il matrimonio è per definizione il luogo dove l'altro assume una precisa funzione o ruolo, ma non è detto che ciò possa accadere anche in altre coppie.

  2. utente anonimo

    C'è qualcosa che riconosco come possibile in quello che scrivi, ma come spesso accade, quando si tenta di imbrigliare le questioni umane nella codificazione di massima, molte diversità sfuggono.
    Probabilmente proprio nella peculiarità d'esser l'individuo, essere a sé stante, mai eguale in tutto e per tutto ad un suo simile. E credo che gli errori più comuni siano proprio qui, nell'incapacità di raggiungere un miglior equilibrio tra gli estremi: gli uomini sono tutti uguali (e non simili) o gli uomini sono tutti diversi (e non simili).
    Inoltre, a complicar cose, c'è anche il fatto che l'uomo, nel suo esser vivo, è un soggetto in continuo cambiamento. Che non è sempre facile da comprendere, accettare armoniosamente, con serenità.
    Rido sempre quando mi capita di ascoltare un vecchio pezzo di Elio e le Storie Tese che parla di quel conflitto ironicamente, nella relazione tra giovane uomo e giovane donna..
    La cui sintesi è nella sequenza delle scenette a cui l'ironia non dà scampo dove al compagno viene criticato d'esser un noioso esser sempre lo stesso. E per cui adeguandosi cambiando, viene comunque rimproverata la delusione di non essere più quello di una volta…
    Forse evidenziando che spesso nemmen si sa cosa si vuole e cosa si chiede (bisognerebbe sempre pensare al "rischio" di ottenerlo!) e che tutto sommato, è dentro di noi che dovremmo mutare il sentimento della facile delusione, insoddisfazione ed infine dell'infelicità che noi stessi ci scriviamo con le nostre manine.
    Essere infelici è estremamente facile. Se io oggi mi dico che desidero una ferrrari nuova fiammante (che tra l'altro a me fa anche cagare, ma tant'è, è es.) e che solo così sarò felice, quasi sicuramente mi sono autocondannato all'infelicità in quel porre vincolo. Poi da notare che la ferrari che dicevo, dopo qualche anno, non è più nuova fiammante, ma ne sarà uscita altra a cui resta legata la mia vincolata ricerca di felicità. Beh, c'è chi fa così con le persone, che "invecchiano" come le auto risulta, già..
    Ma credo che, pur sapendo la differenza tra persona e cosa, il meccanismo sia lo stesso in una relazione, in un matrimonio ecc.
    Secondo me è proprio nello svincolare le proprie attese, che poi diventan pretese, che si aumenta la possibilità d'una felicità. Anche in un rapporto. Intanto, meno ossessionati da quel che vorremmo e non c'è, cominciamo a vedere meglio quel che c'è meglio di quanto solitamente siamo tentati di fare, cioè non apprezzando, anzi, nemmen rendendosi conto di ciò che abbiamo. Non avendone consapevolezza spesso, fintanto che non la perdiamo e non per nostra scelta magari, allora improvvisamente, la consapevolezza riaffiora..
    Credo sia un atteggiamento legato all'immaturità, quello della non consapevolezza più piena ed in parte, anche quello dell'ingratitudine di conseguenza.
    Io non vedo nulla di perverso nel riconoscere nell'altro la possibilità di un raggiungimento del fine, di una progettualità. Se così non fosse, chiunque altro potrebbe esser scelto a caso in un progetto, mentre nella scelta di un progetto più ampio e più duraturo, beh, c'è altro ed altro. Allora semmai può esser perverso il fine, non averne uno quale esso sia, no?
    Alieno

  3. isabel49

    L'amore non è mai iniziato… condivido la tua analisi: un sentimento vero non può cessare, anche subendo attacchi di varia natura, comunque continuerà ad esistere e a crescere in bellezza e pienezza. L'esistenza umana mercificata da squallidi scopi, è una vita ridotta alla pari della materia, e noi siamo anche fatti di ben altro al quale bisogna dare il valore che merita. Interessante e profondo post.
    Un saluto da un'amica che passando di qua ha trovato uno spazio degno d'essere considerato.
    Annamaria

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