Il fascino del coraggio

Ieri sera ho visto su una delle famigerati reti Mediaset il film "Mio fratello è figlio unico". Certo, non è un capolavoro, ma solletica molte riflessioni. Sorvolando sulla solita querelle politica che ha preceduto agli anni di piombo e che è stata da preludio all’antipolitica di questi oscuri e decadenti anni contemporanei, mi sono soffermata sul rapporto fra fratelli evidenziato, fra l’altro, anche dalla scelta del titolo.

Non ho potuto fare a meno di notare, nel rapporto conflittuale fra fratelli, una forte analogia con un altro film: "Vento di Passioni". C’è sempre un fratello, che per strani, inspiegabili meccanismi, è molto amato da tutti, al di là dei meriti personali.
Voglio riprendere la frase che Alfred dice a Tristan:

«Sai io ho vissuto seguendo tutte le regole… di Dio, degli uomini… e tu non ne hai mai seguita nessuna… e tutti ti hanno amato di più… Samuel, nostro padre, Isabel e perfino… perfino mia moglie…».

Anche in "Mio fratello è figlio unico" avviene qualcosa di simile. Ed è questo elemento che fa sorgere la mia domanda. Perché chi non rispetta le regole è tendenzialmente più amato da chi lo circonda?
Credo che si finisca per amare chi non rispetta le regole perché si presuppone che agisca con grande eroismo. Chi si ribella alle autorità costituite, solitamente, agisce con coraggio, ed è questo comportamento che seduce chi gli sta intorno.
Si ama chi va incontro al proprio destino e rivendica con forza il proprio posto nell’umanità.

Oggi, purtroppo, nella nostra amata penisola, non stiamo attraversando un momento storico che certifica l’esistenza di questo amore per il coraggio, perché va di moda l’essere impavido.

Non si ammirano e non si cerca di emulare gli uomini coraggiosi, spesso considerati dei facinorosi disfattisti, ma gli individui autoritari privi di autentica autorevolezza, che si tengono in posizione eretta a colpi di viagra.

9 commenti su “Il fascino del coraggio

  1. ernest75

    il problema è proprio questo. Chi ha il coraggio di parlare, di alzare la mano per dire la sua, di essere contro per vigilare… viene quasi preso in giro… con frasi tipo "è la tua solita fissazione"… "non ti stare a fare troppi problemi"… molte anzi troppo persone pensano solo al proprio interesse quindi viene meno il coraggio di vivere una vita fuori dalle righe… poi la cosa assurda è che in questo periodo non felice come dici tu essere fuori dal coro significa richiedere una normalità… nella politica… nella vita sociale di un paese… nei comportamenti dei cittadini… è venuto a mancare il coraggio della normalità.

  2. utente anonimo

    Sai Tisbe, io ancora non capisco come in un paese come il nostro, si può avere la paura nel parlare. Di esporre il proprio pensiero. Hai paura delle pesanti critiche, magari di processi, magari di calunnie ed altro. Se fa paura parlare, significa che davvero c'è qualcosa di marcio in giro.

    Le Favà

  3. ermahico

    per volere un mondo migliore bisogna quantomeno immaginarlo, diceva sabina Guzzanti.
    Questo continuare a zittire, censurare, omologare , uniformare , creerà non solo la paura di parlare, ma anche di immaginare qualcosa di diverso che non sia il regime mentale che vorrebbero inculcarci.

  4. Tisbe

    @ernest75, in effetti, ad un'analisi più attenta, quello che manca è appunto "l'eroismo quotidiano"

    @Le Favà, si ha paura di parlare perché le conseguenze potrebbero essere risolutive riguardo la stessa sopravvivenza dell'individuo, e non solo in termini fisici

  5. Tisbe

    @ermahico, quello che a me fa più paura è l'omologazione, come ebbi modo di dire nel mio post "Chi ha paura del livellamento comunista" le persone che pensano di distinguersi attraverso gli oggetti sono quelle più omologate, e paradossalmente sono contro l'eguaglianza fra gli uomini, che sarebbe, in realtà, il riconoscimento più alto del valore dell'individualità

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