Gli italiani si identificano nello Stato oppure nella squadra di calcio?

L’ispirazione per questo post nasce da un evento accaduto nella mia città. Come di consueto non do risposte, ma pongo degli interrogativi legittimi.
L’antefatto è il seguente.

E’ finita. L’Us Avellino 1912 dice addio al calcio professionista e precipita in serie D.


Questo esito nefasto porta la firma di Massimo Pugliese, noto per aver condotto al fallimento la Ixfin di Caserta.
I cittadini avellinesi sono insorti contro Pugliese. Su facebook sono reperibili veri e propri auguri di morte, minacce velate all’indirizzo del malcapitato. Insomma, per farla breve, c’è stata una sommossa collettiva che mostra inequivocabilmente l’attaccamento alla propria squadra di calcio. La protesta non è stata solo di natura verbale. Gli avellinesi sono passati ai fatti e in Prefettura si sono esibiti in un lancio di pietre verso Massimo Pugliese.
Ora, io trovo legittima questa arrabbiatura collettiva, trovo legittima anche la protesta, ma la domanda sorge spontanea, perché i cittadini avellinesi sono capaci di mobilitarsi solo ed esclusivamente per una squadra di calcio? Perché non si sono mai mobilitati per questioni più serie?
Non ho visto questa mobilitazione in difesa degli operai che rischiano il posto di lavoro. Non ho visto questa mobilitazione per evitare lavori scempio come la costruzione dei tunnel. Io non ho mai assistito ad una sola protesta pubblica degli avellinesi che non fosse legata al mondo studentesco. Ad Avellino non ho mai visto una manifestazione per la Pace mentre si verificava nelle altre città. Gli avellinesi non sono mai stati capaci di interessarsi al sociale. Come mai per la loro squadra di calcio sono capacissimi di protestare e di diventare persino violenti?
Possibile che il cittadino medio si identifichi con più facilità in una squadra di calcio piuttosto che nelle Istituzioni e nel proprio Stato?
Con amarezza, parafrasando D’Azeglio: abbiamo fatto l’Italia, non ancora gli italiani!

23 commenti su “Gli italiani si identificano nello Stato oppure nella squadra di calcio?

  1. utente anonimo

    beh!! hai proprio ragione. la gente si mobilita di più per motivi considerati futili che dovrebbero essere fine a se stessi, cioà solo iniziative ludiche. ma secondo me un motivo ci può essere, perchè i cittadini non si sentono rappresentati dallo Stato e da chi nè è ai vertici. al mio parere c'è troppo un abisso tra le aspettative dei cittadini e quelli dei dirigenti…

  2. Crocco1830

    Non sia ha percezione dell'incisività delle manifestazioni nelle questioni più serie. Quando si parla di occupazione, ambiente, e via dicendo, c'è un generale scoramento: "tanto alla fine decidono loro" è la frase ricorrente. Mentre si sentono in grado di incidere nelle scelte della società di calcio. E poi c'è una questione culturale. E qui le cose si fanno difficili da spiegare e risolvere.

  3. utente anonimo

    Quoto in pieno cara. E a volte l'etica del tifoso prevale su quella del cittadino: guardiamo alla notizia di Moggi probabile direttore sportivo del Bologna. La città insorge, perchè non si può avere il "mafioso" del calcio nella dirigenza. Mentre i cittadini di chi li guida al governo pare se ne freghino….

  4. utente anonimo

    Dal mio punto vista liberale, identificarsi con lo stato è molto piu pericoloso che identificarsi con una squadra di calcio… meglio considerare lo stato come un male necessario… e indentificarsi con la legge!

  5. Tisbe

    #1, se non si sentono rappresentati possono provare a cambiare con lo strumento voto

    @Crocco, sì, è una questione culturale e come dici tu affrontare il discorso non è cosa da poco

    @Luca Rinaldi, già, un'amara constatazione, chissà se c'è speranza per questo popolo…

  6. Tisbe

    #4, lo Stato non è un male in sé, basta leggersi Hobbes oppure Jean Jacques Rousseau per capirlo. Chi ha conosciuto la ferocia delle leggi di Natura come me , se ne guarda bene da invocarle come fa il liberalismo. Capisco perché è di matrice borghese, solo chi si sente sicuro di sé, chi ha vissuto nella bambagia e non ha mai avuto percezione del rischio della vita può pensare che lo Stato sia inutile.
    L'assenza dello Stato è un lusso, o meglio è un'utopia, perché la sicurezza di poter pensare da soli a sopravvivere in un mondo ostile è pura utopia!

    @Le Favà, 🙂

  7. utente anonimo

    "Possibile che il cittadino medio si identifichi con più facilità in una squadra di calcio piuttosto che nelle Istituzioni e nel proprio Stato?"
    Per rispondere direttamente a questo quesito: secondo me si. Anzi probabilmente lo sai benissimo anche tu, è molto più facile soprattutto per il cittadino medio identificarsi con una squadra di calcio.
    Il calcio è facile, se la squadra perde sai a chi dare la colpa, o quantomeno hai dei capri espiatori a portata di mano sempre. Per le perdite sul breve termine (singole partite) puoi incolpare uno o più giocatori, sul medio-lungo l'allenatore, per i fallimenti il padrone e così via.

    Identificarsi col governo è un casino: non si sa mai di chi è la colpa, bisogna sforzarsi di vedere al di là del proprio naso e cercare colpe sia tra la propria gente che tra gli avversari, perchè a volte è colpa dell'opposizione, a volte del governo, a volte di entrambe. A volte addirittura di nessuno (sembrerebbe). Al cittadino medio viene mal di testa al solo pensiero

    AmicoDelGiaguaro

  8. Tisbe

    @AmicoDelGiaguaro, io ho parlato di Stato non governo, che è cosa assai diversa. Tuttavia condivido con te il pensiero che sia la pigrizia mentale a far preferire l'aspetto evasivo a quello responsabile!

  9. ermahico

    Credo che stiamo ancora ai tempi dei Comuni e delle Signorie, non c'è un' identificazione di collettività di Stato.
    In america i bimbi giocano coi soldatini USA fin dai primi mesi, imparano il concetto di Stati Uniti prima di parlare.
    Può sembrare banale, ma se a 4 anni al bimbo dai le figurine Panini da collezionare, potrà mai avere lo spazio per memorizzare se il Tricolore ha il rosso dalla parte dell'asta o fuori? Nelle figurine lo scudetto non ha l'asta!

  10. Tisbe

    @ermahico, noi a scuola facciamo ascoltare l'inno nazionale, per creare un nazionalismo "sano", ma evidentemente lo confondono con l'inizio delle competizioni sportive ;-D

  11. moltitudini

    ( basta leggersi Hobbes..e che vuol dire? )
    Dici che l'assenza dello stato è un'utopia.

    E' utopia anche il comunismo, ciò non ti impedisce di ritenerti comunista (forse dovremmo intenderci sul concetto di utopia).

  12. Tisbe

    @Moltitudini,
    1) vuol dire che si capisce il senso dello contratto sociale tra individuo particolare e stato assoluto. La libertà o parte di essa in cambio della sopravvivenza e della sicurezza;
    2) il comunismo è un punto di arrivo dell'evoluzione sociale, non è utopia, anche se è difficile giungerci questo non ci esime dal trascorrere la vita nel tentativo di raggiungerlo. L'assenza di Stato è impossibile a patto che si sia pronti a morire e quindi a non vivere… e non mi pare che abbia molto senso.

  13. Chit

    Ricordo i tempi di Juary, Tacconi, Vignola e Luigi Necco ed ho tanta tanta nostalgia di quel calcio e di quei protagonisti.
    Un grande e sincero in bocca al lupo ai lupi irpini e che la risalita sia più veloce possibile!?

  14. utente anonimo

    @Tisbe: il comunismo non è un punto di arrivo bensì una fase del processo che, avviato dalle contraddizioni del capitale e culminato con l'avvenimento rivoluzionario, dovrebbe portare attraverso le tappe della dittatura del proletariato, della costruzione del socialismo, della sua trasformazione graduale in comunismo, alla "dissoluzione" dello stato. Ma hai letto Stato e rivoluzione?
    Camilo

  15. utente anonimo

    w moggi meglio 1 10 100 come lui che un politico amato o odiato almeno e' fedele ase stesso ed io son orgoglioso piu' degli scudetti sospetti della juve che di quel mondiale RUBATO
    dovrebbero metter l' inter al posto dell' vellino son solo infami topi

  16. utente anonimo

    la presunta identificazione con un personaggio o una squadra di calcio è una rappresentazione del feticismo operante e dilagante in una società che,per motivi culturali,non trova una identità individuale ed è costretta a ricorrere a mezzi empirici e identificabili solo in un processo evolutivo di tipo sottoculturale.
    Il comunismo è,sia un punto di arrivo che un periodo transitorio:arrivo per quanto riguarda l'eguaglianza,transitorio per quanto riguarda la presa di coscienza individuale di autogoverno e quindi venir meno al bisogno dello stato e del potere che questo esercita.
    lele

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