La guerra è sempre un fallimento

Adesso che ho tempo, di prima mattina, mi diverto a farmi la rassegna stampa. Non ho perso la sana abitudine acquisita in redazione.

La notizia di cui si scrive di più è la tragedia della Love Parade a Duisburg. Per me che da sempre ho ammirato l'efficienza tedesca è stato davvero un colpo basso. Quasi non ci credo! Per non parlare poi delle emozioni negativi che il fatto di cronaca mi ha provocato, portando alla mia coscienza il terrore claustrofobico che provo nei luoghi affolati, da quando, giovanetta, rimasi scioccata dalla strage all'Heysel. Da allora, in ogni circostanza, evito di mettermi in trappola e tutti i miei sensi cercano una possibile via di fuga. Non è che io abbia paura di morire, semplicemente non mi va di morire così.
La mia attenzione è stata attratta dalle news sulla guerra in Afghanistan. Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di ammettere che è un fallimento. Si è giunti a questa conclusione dopo le pubblicazioni di documenti e rapporti segreti militari dalle testate estere New York Times, Der Spiegel e il Guardian. Ma davvero c'era bisogno di avere accesso a questi documenti per capire che la guerra è sempre un fallimento? Io credo di no.

La guerra è sempre un fallimento
La verità è che ci allontaniamo sempre più pericolosamente dalla memoria storica dell'ultimo conflitto bellico che ha insanguinato l'Europa, e le nuove generazioni non hanno alcuna percezione dell'inferno che rappresenta ogni forma di guerra. Questo disastro umano spesso viene percepito addirittura sotto forma ludica. I periodi di pace non sono mai durati troppo a lungo, e se penso all'eredità di odio che lasciamo ai nostri figli, un velo di triste malinconia si abbatte su di me. Questi bambini tirati su a merendine e nutella, di quale inferno potrebbero essere testimoni?
Non saremmo mai dovuti andare in Afghanistan e in Iraq. Avremmo dovuto investire tutti quei soldi nella ricerca di energie alternative e non illuderci di partecipare alla razzia delle ultime scorte di greggio. E' finita! Prima diciamo a noi stessi che è finita l'era dei combustibili fossili e prima usciamo dall'atroce trappola della guerra e della morte.
La guerra è sempre un fallimento!

8 commenti su “La guerra è sempre un fallimento

  1. Alberto46

    Jeremy Rifkin in Economia all'idrogeno afferma che ogni civiltà è basata su un tipo di energia. La nostra è legata agli idrocarburi che fra un po' finiranno e finirà anche questa civiltà. Come sarà la prossima? Chi può dirlo.

  2. Tisbe

    @Alberto, legittima domanda, mi auguro che sia più umana di quella precedente…@alain, non sappiamo se avrà o meno un seguito…

  3. macca

    Certamente la guerra è un fallimento.E' che tutto ciò che accade dopo una guerra diventa importante: la ricostruzione, i soldi e tutto il resto.Credo che sia impossibile pensare a questo Mondo senza guerre e senza idrocarburi, purtroppo.Daniele

  4. utente anonimo

    sì certo, la guerra è sempre una tragedia e sempre va deprecataperò affermare questo rischia d'essere generico al riguardo; questa guerra è anche mal riuscita dal punto di vista stesso della logica che l'ha ingeneratainsomma ormai è chiaro che è una guerra persa, che il territorio e soprattutto il lucrosissimo commercio degli oppiacei è in mano ai talebani; mentre i paesi dell'alleanza arrancano, in quanto la crisi economica che li attanaglia rende sempre più difficile una guerra anche molto costosa per i contribuenti, e quindi sempre più difficile da portare avantiinsomma sicuramente la guerra è in se un male, ma nello specifico c'è anche un disastro dal quale è anche difficile uscirne fuori

  5. utente anonimo

    il modo di non fare più guerre ci sarebbe.        basterebbe farle fare ha quelli che hanno da perdere,  rifiutandosi di andare a morire , per difendere i loro  interessi , guadagnati    sfruttando il popolo.   VITTORIO

  6. WebLogin

    La guerra è il fallimento della diplomazia. Quando si arriva alla guerra è perché l'uomo non è stato capace di dialogare ed ascoltare. Questo è vero in generale, ma qui invece (o forse come la maggior parte delle guerre) ci sono interessi economici. Chi giustifica queste guerre dovrebbe porsi più domande ed informarsi meglio sulla condotta in quei luoghi dei Paesi che dicono di lottare contro il terrorismo.Faccio un esempio. La Nigeria è un Paese ricco di risorse, petrolio in primo luogo. In Nigeria ci sono le maggiori compagnie petrolifere, comprese quelle italiane. Il petrolio però non ha aiutato i nigeriani, loro hanno ricevuto solo i disastri ambientali (ad es. Agip e Eni nel 2003) e si trovano in uno stato di assoluta povertà. Queste cose bisognerrebe dirle quando si parla di immigrazione, quando si parla di alcune iniziative di Chavez o anche quando un nigeriano nel suo Paese sequestra un italiano. Bisognerebbe riflettere di più sulla condotta dei Paesi che dicono di lottare contro il terrorismo, perché solo così si possono capire certe guerre e soprattutto evitarne altre in futuro.Ricordo una bella intervista a Michelle Obama, rilasciata durante le elezioni presidenziali negli Stati uniti. Diceva che l'America aveva perso tempo prezioso con la guerra, che quel tempo avrebbe dovuto impiegarlo per costruire scuole ed ospedali in quei territori.Evidenemente sapeva bene che la "democrazia" non può essere imposta e che la guerra non poteva cancellare l'odio per gli USA che provavano molte persone (e non solo i terroristi). Poi il marito è diventato presidente e quei discorsi sono stati messi da parte, o forse non più ascoltati da un marito che doveva dar conto ad altre persone che invece con la guerra fanno soldi.

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