La sorgente dell’eterna giovinezza

Anni fa con il mio maggiolone color arancio, mi avventurai per le strade poco battute della misteriosa Irpinia. Era primavera e la Natura si stava risvegliando dando prova della sua straordinaria forza e della sua eterna bellezza. Mentre mi lasciavo guidare dall’istinto primordiale, dai colori e dagli odori, notai un viottolo che procedeva a serpentina nei terreni circostanti. Ai due lati era avvolto da cespugli di fiori che emanavano un profumo intenso ed inebriante. Così decisi di seguire quella misteriosa e aromatica brezza allontanandomi dalla strada principale ed inoltrandomi nel sentiero sconosciuto. Percorsi qualche chilometro quando mi ritrovai di fronte ad una casetta silenziosa ma ben tenuta.
Decisi di fermarmi per dare un’occhiata nei dintorni, ma prima che potessi avere il tempo di comprendere, vidi comparire al mio cospetto una vecchietta dallo sguardo vivace e penetrante. Intorno a lei aleggiava uno strano alone e nei suoi occhi si scorgeva una sapienza antica condita di contemporanea vivacità. Non assomigliava alle vecchiette del luogo sia nell’abbigliamento, sia nei modi di fare. Non ricordo come, mi ritrovai all’interno della casa arredata semplicemente ma con stile, avvolta da una pianta della miseria insolitamente lussureggiante e ad ogni angolo vi erano appoggiati cuscini lavorati ad uncinetto di mille colori sgargianti. La mia attenzione fu attratta dalle foto esposte un po’ ovunque che rappresentavano un secolo di storia personale. “Questo qui è mio figlio in giorno del matrimonio, ma non vive più qui… vedi, questi sono i miei nipoti, adesso si sono tutti sposati ma stanno lontano. Vengono a trovarmi una volta all’anno”, mi spiegò l’anziana signora. Poi mi mostrò la foto dei fratelli che erano emigrati nelle Americhe e in Australia. A quel punto le chiesi se fosse rimasta da sola e lei confermò: “sì, abito da sola da tanto tempo, pure mio marito se ne andò all’estero e non è mai più tornato, ma io sono rimasta qua, perché sono nata qua e voglio morire qua!”.
Uscimmo nel giardino retrostante la casetta e subito notai un’altalena che pendeva da un albero secolare, la nonnina, prontamente, mi disse che era per i suoi pronipoti quando venivano a trovarla durante  i mesi estivi. “questo è un paradiso signorì, questo è il paradiso, venite, venite, vi faccio vedere una cosa” e mi guidò verso un luogo umido, verso un punto preciso del giardino da dove sgorgava una sorgente d’acqua molto fresca “signorì, mi disse, voi ci credete nella magia?”. E sottovoce, guardandosi intorno con fare sospetto aggiunse: “quest’acqua ha poteri magici, credete a me!”. “perché che cosa ha di tanto speciale questa acqua” la incalzai. E avvicinandosi ripeté: “ha i poteri magici! Guarisce dalle malattie… fa chiudere le ferite, fa crescere le piante e fa rimanere sempre giovani, ma secondo voi io quanti anni c’ho?” “Beh, – risposi imbarazzata – proprio non saprei”. “Tanti signorì, tanti. Tanti che non ve li posso dire!”. “voi mi state simpatica, siete brava, perciò ve ne voglio dare una bottiglia, non la sprecate! Usatela solo per le cose importanti!”. Io la ringraziai ma lei aggiunse “ma stai attenta a come la usi, perché questa acqua è pure velenosa, e fa pure morire!”. “Ma come – dissi – ma se è magica perché fa morire?”. “signorì tutte le cose sono buone e cattive, come le persone. Se tu c’hai l’animo buono e per te quell’acqua è magica, sarà magica, ma se tu hai l’animo cattivo quella stessa acqua diventa velenosa. Come questo posto. Chi ha l’animo buono sente i profumi e vede il paradiso, ma chi ha l’inferno dentro di sé, solo l’inferno riesce a vedere!”.
Io presi la bottiglia di acqua fresca e pensai che qualche volta ne avrei avuto bisogno, poi la vecchietta volle donarmi le bontà del suo orto e le uova delle sue giovani pollastrelle, e di fronte alla mia meraviglia per gli inattesi doni, mi disse  “voi mi avete dato la cosa più preziosa che si possa donare ad un essere umano: il vostro tempo e la vostra attenzione… ma oggi, ditemi, chi ha tempo per stare ad ascoltare i racconti di una persona anziana e sola?”. Detto questo poggiò sulla mia spalla la sua mano rugosa e mi rassicurò “non avere paura di tornare indietro, ritroverai la stessa strada profumata dell’andata. Pochi mi trovano, perché in pochi sono attenti e riescono a vedere quel sentiero nascosto, e tu ci sei riuscita”.
Andai a ritroso e poco dopo mi ritrovai sulla strada principale. Negli anni successivi più volte ho tentato di ritrovare quel sentiero ma non ci sono mai riuscita. Conservo ancora la bottiglia della vecchina e sul fondo giace un dito d’acqua che non ho il coraggio di consumare.
(racconto di pura fantasia by Tina Galante)

7 commenti su “La sorgente dell’eterna giovinezza

  1. utente anonimo

    bella storia paccato sia di fantasia<img alt="" height="24" src="/misc/smiley/Forum/angel.png" title="" width="20" />

  2. Chit

    Se tu c’hai l’animo buono e per te quell’acqua è magica, sarà magica” ti ha detto la vecchietta. Bè, credo quando e se vorrai potrai bere quell’ultimo dito d’acqua perché il tuo animo sicuramente non renderà quel sorso velenoso.Bel racconto Tina 😉

  3. Tisbe

    #1, hai ragione, mi piacerebbe tanto essere una vera streghetta dai poteri magici <img alt="" src="/misc/smiley/Forum/devil.png" title="" />@Chit, già già, ti ringrazio della fiducia che riponi in me e del complimento.

  4. paolina

    Mi è piaciuto assai il racconto "La sorgente dell'eterna giovinezza" e pertanto ho fatto alcune ricerche sull'autrice. Ho scopertò così che Tina Galante e Tisbe sono la stessa persona. Essendo una tua ammiratrice, mi congratulo con te e ti faccio i migliori auguri per la tua attività di scrittrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *