Il Cristo dei Condannati

Il Cristo dei Condannati che si ammira nella chiesa di Corso Umberto I di Avellino è una stupenda scultura lignea, risalente con ogni probabilità al XVI secolo.

Una testimonianza toccante è giunta fino a noi attraverso la dichiarazione giurata di un testimone di un miracolo operato dalla Vergine di Costantinopoli e avvenuto nei pressi della chiesa agli inizi del Settecento in una circostanza drammatica. L’ avvenimento è riportato nel registro dei miracoli della Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, libro risalente al XVI secolo. In una di queste testimonianze è riportato l’episodio che segue.
Un nostro concittadino, tale Domenico Antonio Festa, il giorno 15 maggio 1766 si porta nello studio del notaio avellinese Pasquale del Franco per deporre su di un episodio sconcertante avvenuto circa quarant’anni prima. Alla dichiarazione resa nelle mani del notaio assistono, in qualità di testimoni, l’orefice Tomaso Ranucci e Angelo Nevola, anche loro presenti al fatto accaduto anni prima, e quindi testimoni oculari di quanto dichiarato. Altri testimoni, però della sola dichiarazione resa al notaio, sono, poi, Aniello Ferraro e Vincenzo Testa. Domenico Antonio Festa riporta come, verso l’anno 1720, passando davanti la chiesa di S. Maria di Costantinopoli un gruppo di condannati, tra i quali figurava un sacerdote della provincia di Matera, questi rivolse le sue preghiere verso la chiesa ove, per l’occasione e secondo la consueta usanza, era stato esposto il Crocifisso dei condannati al fine di indurre i condannati ad un sincero pentimento e chiedere perdono dei peccati commessi durante la loro vita. Secondo quanto raccontato dai presenti all’avvenimento il sacerdote lucano giunto davanti la chiesa ebbe un sussulto nel proprio corpo tale da potersi liberarsi delle funi e della catena che lo legavano. Avutosi dallo sconcerto il prigioniero corse subito in chiesa e si prostrò davanti all’altare della Vergine lasciando dai suoi occhi lacrime di consolazione e di riconoscenza profonda. L’episodio, straordinario, colse di sorpresa anche i soldati che conducevano i condannati, i quali rimasero interdetti, ed il loro smarrimento consentì al condannato di rifugiarsi in chiesa, luogo soggetto all’immunità territoriale e perciò interdetto alla forza pubblica. Frastornati dall’episodio anche gli altri condannati, i quali non seppero approfittare della circostanza per rifugiarsi in chiesa. Il miracolato confessò, poco dopo, di essere a conoscenza delle numerose grazie concesse per l’intercessione della Vergine di Costantinopoli, per cui cominciò a raccomandarsi a lei fin da quando il mesto corte era giunto nei pressi di Porta Puglia, non lontana dalla nostra chiesa.
Andrea Massaro custode dell’archivio storico di Avellino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *