“La prima cosa bella”, una sottile alchimia tra l’essere madre e l’essere donna

“La prima cosa bella” è un film dalle emozioni forti. Virzì ricorre al flash-back per raccontare una storia che abbraccia tre generazioni.

Una madre vive il suo rapporto intenso con i suoi due figli, in una società in rapida evoluzione che, però, indugia nel pregiudizio. Non mancano gli spunti di riflessione sulla figura della madre, il suo ruolo imposto dalle regole sociali e la capacità di amare senza frontiere. La protagonista incarna l’idea di una donna che fa della sua vita una “rivoluzione pratica”, che sfida le convenzioni e viaggia con anticipo sul suo tempo. Se dovessimo rappresentare il suo messaggio, sarebbe quello di una donna che pur facendo ruotare la propria vita intorno all’amore per gli uomini, riesce ad essere la migliore madre possibile. Anna, dai trascorsi discutibili, ne esce vincente, perché nella lotta per la sopravvivenza ha saputo creare una sottile alchimia tra l’essere madre e l’essere donna libera, con tutto ciò che comporta, compreso il giudizio implacabile dei figli. La storia la assolve, pienamente, e fa di lei un’icona della vita che si esprime al suo massimo splendore nel momento tragico della malattia e della morte.

Il lungometraggio di Virzì è un film da non perdere. Non solo lascia emozioni forti, ma imprime nella memoria dialoghi, immagini e musiche difficili da dimenticare. Attraverso il suo fluire sullo schermo ho rivisto la mia infanzia e la mia adolescenza, non perché mia madre assomigliasse alla protagonista, ma per l’esatto contrario.

Un film di Paolo Virzì. Con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri. Commedia, durata 116 min. – Italia 2010.

4 commenti su ““La prima cosa bella”, una sottile alchimia tra l’essere madre e l’essere donna

  1. wiBlog

    Ora posso commentare, visto che ieri sera ho visto questo film 😉
    Un bel film, fatto veramente bene. Mi trovo d'accordo con la tua bella recensione 😉

  2. manuel

    una storia di sentimenti forti che vanno dritti al cuore, al di là di una vaga ma non spiacevole retorica. Come hai sottolineato la figura della madre è quella attorno alla quale ruota tutto questo frammento di vita e la storia di famiglia. Ma ad una disamina più attenta è importante non tralasciare la vicenda dei figli, dall'animo fragile e dalla vita tormentata. Più che giudicare, i figli subiscono le conseguenze delle scelte di una personalità combattuta. Quella della madre è una figura forte ma ricca di umanità; cerca di conciliare il suo esser donna e il suo esser madre ma non concordo sul fatto che ne esca pienamente assolta dalla malattia e dall'agonia. La domanda che il film lascia è quella inevasa che pone il figlio alla madre chiedendole all'orecchio: "mamma, perchè sono sempre infelice?". Sono gli anni dell'inizio della crisi inevitabile della famiglia – intesa nella sua accezione di certezza e rifugio – tra le acrobazie di dover essere genitori, coniugi e individui allo stesso tempo. E' di conseguenza l'innesco dell'indiscutibile disorientamento delle coscienze.

  3. Tisbe Autore del post

    A dire la verità io non ho mai conosciuto una persona felice. I figli delle famiglie che non hanno risentito della crisi, sono meno felici degli altri, perché l'ipocrisia fa più danni della più terribile delle verità. La domanda inevasa riguarda tutta l'umanità e non la specifica esistenza particolare. Secondo me, ovviamente.

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