Montesi: chiedo asilo politico alla Svezia poiché l’Italia impone il crocifisso

Lo scrittore Ennio Montesi si rivolge al primo ministro svedese
poiché discriminato dal Governo italiano

Roma – «Chiedo asilo politico al Governo della Svezia per gravi discriminazioni e persecuzioni religiose-politiche di presunta matrice razzista cattolica-fascista contro la mia persona, da parte del Governo Italiano». È quanto si legge nella richiesta di asilo politico che lo scrittore Ennio Montesi, ha inoltrato il 23.11.2010 a Fredrik Reinfeldt, primo ministro del Governo svedese a Stoccolma, a Ruth Jacoby, ambasciatore di Svezia a Roma e per conoscenza a José Manuel Durão Barroso, presidente della Commissione Europea di Bruxelles, a Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, a Jean-Claude Trichet, presidente della BCE, Banca Centrale Europea di Francoforte e a Ban Ki-moon. segretario generale della Nazioni Unite di New York. Ennio Montesi, autore dell’ultimo libro “Racconti per non impazzire” Mursia Editore, incalza nel dettagliato documento: «Il simbolo religioso-politico e di morte del “crocifisso” della religione o setta Cristiano-cattolica è affisso sulle pareti interne di molti edifici preposti a strutture pubbliche appartenenti o in uso allo Stato Italiano. Di conseguenza il Governo Italiano mi impone di fatto, poiché non viene rimosso, tale simbolo religioso-politico e di morte del crocifisso dello Stato straniero teocratico dittatoriale del Vaticano, simbolo con il quale non mi identifico e tanto meno mi identifico in tali organizzazioni religiose o congreghe non essendo io suddito della setta fondamentalista denominata “Chiesa cattolica” e non essendo io cittadino dello straniero Stato dittatoriale del Vaticano, ed essendo io sbattezzato.». Il caso ebbe inizio a seguito dell’imposizione del crocifisso che fu imposto a Montesi il 16/09/2010 data in cui venne ricoverato per alcuni giorni presso il reparto di chirurgia generale dell’Ospedale di Jesi, in viale della Vittoria, facente parte della Azienda Sanitaria Unica Regionale n. 5. In quella circostanza Montesi chiese la rimozione del crocifisso dalla propria stanza ma il simbolo non venne rimosso. In seguito Montesi presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Ancona, al Tribunale per i Diritti del Malato e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella richiesta di asilo politico Montesi segnala l’incostituzionalità dell’articolo 7 della Costituzione Italiana, segnala che lo Stato Italiano regala ogni anno 9.000 (novemila) milioni di euro al Vaticano, segnala l’operato della banca offshore vaticana IOR, Istituto Opere Religiose, invitando la BCE, Banca Centrale Europea, ad aprire inchieste informative. Segnala che tutti i Governi italiani sono di matrice filo-cattolica, affiliati e asserviti alla congrega della Chiesa cattolica e che sono politicamente concussi con lo Stato straniero del Vaticano. Segnala che quasi tutti i ministri italiani piuttosto che fare gli interessi dei propri cittadini italiani preferiscono spesso esaudire, probabilmente, i voleri e le richieste delle gerarchie sacerdotali del Vaticano e che di conseguenza quasi tutti i ministri italiani dovrebbero essere probabilmente accusati e incriminati per alto tradimento alla Costituzione della Repubblica Italiana sulla quale hanno giurato fedeltà, mentre al contrario probabilmente prendono ordini e obbediscono ai voleri e alle richieste delle gerarchie vaticane. «Il simbolo criminale del crocifisso non lo accetto e mai lo accetterò» conclude Montesi. «Come nessuno può imporre il simbolo criminale della svastica nazista, ancora di più e a maggior ragione nessuno può imporre il simbolo criminale del crocifisso». Secondo Montesi lo Stato Italiano e i Governi italiani violerebbero uno tra i principali e fondamentali diritti inviolabili dei cittadini e non rispetterebbero uno dei parametri di democrazia e di libertà essenziali ed indispensabili affinché l’Italia appartenga, e possa continuare ad appartenere, agli Stati membri dell’Unione Europea.

10 commenti su “Montesi: chiedo asilo politico alla Svezia poiché l’Italia impone il crocifisso

    1. Tisbe Autore del post

      Azz, questo perché siete cristiani! Fanatici, piuttosto. Meno male che Cristo era radicalmente diverso da voi…

  1. Boleri

    Io penso che tu sia non perseguitato ma malato.
    Cristo non ha mai dato noia all'umanita',anzi ha portato la LUCE.
    Io non leggero' mai un tuo scritto.
    Boleri

  2. Giurista

    Analizzando l'articolo sotto il profilo giuridico, le azioni legali poste in atto dall'autore sono del tutto prive dei presupposti necessari per produrre effetti concreti. Questo perché la tesi di Montesi si basa sull'attribuzione di un significato "criminale" al crocifisso, paragonato ad una svastica nazista, in aperto contrasto con gli artt. 9, 19 e 20 della Costituzione.

  3. wiBlog

    E' un po' come la questione della replica pretesa dal movimento "pro-vita" a "Vieni via con me", cioè la Chiesa pretende sempre di imporre la propria visione del mondo… altro che libero arbitrio! Nessuno – nella malaugurata ipotesi – gli toglie la libertà di vivere attaccati alla spina di un macchinario ma questo non gli basta, vogliono anche obbligarlo agli altri! Così pretendono di andare in Tv ad occupare uno dei pochi spazi che non hanno ancora occupato, solo perché non sono capaci di accettare scelte di vita diverse dalla loro.
    Stessa cosa per il Crocifisso.

    Siamo in uno Stato laico e quindi la religione deve essere solo una questione privata, qualcosa di personale da esercitare in casa e nelle chiese.

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