Alfano e il mistero dei 3 poteri

Ogni volta che mi giungono news dal governo italiano penso: “questa volta hanno toccato il fondo, non potranno scendere mai più in basso di così!”. E invece, puntualmente, sono smentita dai fatti e dalle esternazioni dei vari ministri.

Questa volta è stato Alfano a dirla proprio brutta. Dopo essersi beccato i fischi a Genova, al XXX Congresso dell’Anm, Angelino Alfano ha sfoggiato tutta la sua generosità verso i pm: ‎”Noi – assicura – non vogliamo sottoporre il pm al potere esecutivo, né per la via diretta né per la via traversa, perché non siamo certi che dopo di noi verrà un esecutivo che abuserà di quel potere”.

E’ la solita storia del ladro che ha paura di essere derubato, perché dal basso della propria malafede percepisce il “furto” come possibile e fattibile. In sostanza Alfano ha dissipato ogni dubbio: in questo momento il governo non fagociterà uno dei tre poteri dello stato, perché teme di perdere le prossime elezioni e di consegnare i pm in mano alla parte politica avversaria.

Nello Rossi, Procuratore aggiunto a Roma, leader carismatico dell’Anm e di Magistratura democratica ha sciorinato le manchevolezze dell’attuale governo:«Signor ministro  due anni fa, quando venne al nostro precedente Congresso, lei era un giovane ministro all’esordio e il suo discorso suscitò la speranza di buone riforme per la giustizia. Ma oggi il bilancio è in rosso, con un saldo negativo». Il “signor Rossi” sgrana quindi il rosario delle «aggressioni e delle invettive» rivolte ai magistrati dai «vertici dello Stato»; i «fatti concreti» ai quali «la politica è rimasta sorda»; le «riforme eccentriche finite nel pantano», come intercettazioni, processo breve e riforma del processo penale.

L’impressione che io ho avuto da quando governa Berlusconi, è il malcelato tentativo di accentrare in un’unica mano i tre distinti poteri dello stato, senza esclusione del quarto potere. E comunque voi la pensiate, questo accade soltanto nelle dittature.

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