Quando il linguaggio discrimina (prima parte)

Con un’operazione coraggiosa, istigata dal nuovo assetto della mia abitazione, ho messo ordine nei miei libri e opuscolini. Fra i tanti è saltato alla mia attenzione il «Dizionario sessuato della lingua italiana» di Deiana, Madeccia, Mariani, Novelli e Pellegrini datato aprile 1994. Ed ho pensato che nulla o poco è cambiato, per le donne, da allora. Ho sempre pensato che il nostro fosse un linguaggio vergognosamente maschilista e fallocentrico che usa un simbolismo ed una semantica fortemente discriminatoria nei confronti delle donne. Già allora, ai tempi della pubblicazione, pur essendo immatura, avevo compreso il grande ruolo del linguaggio nella vita sociale ed individuale. L’introduzione del Dizionario getta luce su questo aspetto « […] La lingua dà ordine simbolico alle cose, costruisce ed esprime gerarchie, scale di valori, riferimenti: valorizza e toglie valore, vela e disvela, afferma e nega. […] La crescente femminilizzazione della società non ha corrispondenza sul piano simbolico… La stratificazione profonda di una moltitudine di stereotipi nell’incoscio e nell’immaginario collettivo proprio della cultura patriarcale è una interdizione simbolica alle donne, che impedisce, di fatto, alla lingua di recepire e significare i cambiamenti intervenuti nella società nel rapporto fra i sessi».

Proporrò di seguito alcuni esempi che faranno comprendere come il linguaggio italiano sia fortemente lesivo della dignità della donna e come sia profondamente maschilista e discriminatorio.

Ammogliare: pratica tipica della società patriarcale: dare ad un uomo una donna in sposa. Badessa: tenutaria di bordello, il termine esprime una forte misoginia. Bambola: bella ragazza (giocattolo per maschi). Bardassa: usato spregiativamente per ragazzi con tendenze omosessuali. Befana: donna vecchia, brutta o sciatta. Bisbetica: contrapposta all’uomo saggio e forte di carattere. Bocconcino: epiteto attribuito da un uomo ad una ragazza perché vorrebbe “mangiarla” cioè avere rapporti sessuali. Cagna: donna smodata, cioè non dotata di sussiego virile, spesso dominata da forti appetiti sessuali. E’ parola carica di misoginia. Castità: astinenza dai piaceri sessuali o fedeltà coniugale secondo le norme della famiglia patriarcale. Celibe: Persona non sposata. L’uso patriarcale del termine vuole “celibe” solo il maschio, perché condizione naturale e possibile per scelta; “nubile” (cioè da sposare) marchia il destino disegnato per la donna, per compire appieno il suo ruolo DEVE sposarsi. Circe: donna strega malefica, creatura subdola, perdizione del maschio. Cognome: nome di famiglia tramandato per via paterna. Una donna può dare il nome al figlio solo se è madre nubile. Concubina: la parola si carica di condanna morale e storicamente non ne è stato usato il corrispettivo maschile. Con l’uso del plurale maschile si indicano, per biasimarle, due persone che vivono liberamente assieme. Corredo: parte integrante del “contratto” di matrimonio, in cui la famiglia della sposa cede la ragazza con tutta la biancheria, gli abiti, gli accessori che le serviranno per il destino di casalinga cui è destinata dalla società patriarcale. Cortigiana: spregiativo per indicare una prostituta. Debole: nella società patriarcale il sesso debole è quello femminile contrapposto a quello forte, maschile (ovviamente). Differenza: nella cultura occidentale la differenza è di norma considerata in negativo, in riferimento a qualcosa che costituisce il riferimento positivo. In questo senso, l’essere donna è sentito come mancanza, differenza…(non essere maschio). Dio: cattolico è maschio. Donna: nella cultura patriarcale esiste una vasta letteratura che rappresenta la donna secondo i canoni dell’immaginario collettivo maschile. Effeminare: rendere femmina, cioè infiacchire. Fallo: simbolo di potenza ed oggetto di culto. Fattucchiera: donna ritenuta artefice d’incanti, malie e stregonerie (l’arte di divinare e la conoscenza scientifica deve essere esclusivo appannaggio maschile). Non a caso il cristianesimo ha avuto nella sua caccia alle streghe uno dei suoi momenti caratteristici e salienti. Fedeltà: tra fedeltà maschile e femminile si registra storicamente sul piano sociale e giuridico/simbolico una profonda asimmetria. L’infedeltà maschile è riprovevole solo se accompagnata da trascuratezza al mantenimento dello status familiare, l’infedeltà femminile SEMPRE, in quanto il corpo e la mente della donna appartiene alall’uomo e la donna non ne può disporre secondo la propria volontà. Femmina: nome carico di sedimentazione semantica negativa. Figlia: negli assetti sociali e nel simbolico tradizionale è il mettere al mondo un maschio che dà valore alla donna (vedi la Madonna). Ciò si vence facilmente dall’ossessivo”Auguri e figli maschi”. Madonna: il male è tutto caricato su Eva e quindi su tutte le donne salvo che somiglino a Maria nella castità, umiltà e obbedienza…

(l’immagine è dell’artista  Ewa Bathelier)

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