Mail al Presidente della Repubblica sui 150 anni di Poste

Ricevo e VOLENTIERI pubblico
Gentilissimo Presidente,

Lei ieri ha tagliato il nastro di celebrazione di una azienda assassina (Poste Italiane spa), che vuole smantellare il suo autentico lavoro, il recapito, al fine di ottimizzare i profitti, mandando a casa migliaia di famiglie. Iniziando dai lavoratori degli appalti postali, circa 3000 persone, che a luglio perderanno il lavoro, senza alcuna motivazione.
Poste Italiane, un’azienda in pieno profitto dichiarato, in piena e soddisfacente crescita dichiarata, taglierà utili ed indispensabili posti di lavoro, mancando di offrire gli appalti in alcune città, espletandoli come ridotti del 50% in altre.

Il risultato sarà: 2000 persone a casa e servizio postale ancora meno efficiente.

Ribadisco che il fatto assurdo è che 2000 persone perderanno il posto di lavoro senza una vera motivazione: Poste Italiane s.p.a. è una azienda di azionariato statale, che dovrebbe tutelare il lavoro, invece di ottimizzare il profitto, peraltro molto alto se si pensa che ha chiuso il 2011 con un utile dichiarato di 846 milioni di euro. Poste ha dichiarato ai giornali economici la propria soddisfazione per il bilancio e la conferma del trend positivo di crescita, grazie anche al settore finanziario-assicurativo. Ha sì ammesso un lieve calo nel settore recapito (si parla del 5%), ma lo ha totalmente attribuito al lancio dei propri nuovi prodotti: posta certificata e raccomandata on line.
Inoltre in un solo anno in parlamento sono state presentate 323 interrogazioni parlamentari (più di una al giorno) sul malfunzionamento di poste Italiane a cui né l’ad Sarmi, né il ministro dell’economia o del trasporto hanno risposto con una giustificazione unitaria, ma sempre asserendo che “uno sbaglio può capitare”.
Poste Italiane, al di là delle dichiarazioni programmatiche, non funziona, e vuole smantellare uno dei suoi servizi, al fine di renderlo più proficuo, e di conseguenza meno funzionale ai cittadini italiani, che si prenderanno le conseguenze di una pessima gestione di un gruppo di avvoltoi.
Poste Italiane non ha deciso di tagliare per essere più competitiva nel mondo della globalizzazione, non ha deciso di investire in software (5000 uffici in crash solo due settimane fa hanno immobilizzato l’azienda), o persone, ha semplicemente deciso di tagliare per ottimizzare ancora di più i profitti, e a pagare saremo solamente noi dipendenti degli appalti postali, e, forse, anche qualche collega postino.


E’ macelleria sociale.
Presidente, dall’alto del suo ruolo, voglia ricordare a queste persone quali sono i meriti del fare impresa, come un vero imprenditore deve saper gestire le risorse, trattare i propri dipendenti, voglia ricordargli che ogni persona ha diritto ad uno sguardo lontano sull’orizzonte futuro.
Un caloroso saluto


qui in fondo, se decidete di aderire e spedire la lettera ci va il vostro nome. La lettera va copia-incollata in questo form apposito: https://servizi.quirinale.it/webmail/ dove vanno compilati anche altri campi di riconoscimento.
Ringraziamo chiunque decida di mandare questa mail, chiunque abbia voglia di perdere un po’ di pazienza nel compilare i campi del form, e come sempre, chiunque voglia diffondere questa iniziativa.

Un commento su “Mail al Presidente della Repubblica sui 150 anni di Poste

  1. Marcello Di Carlo

    Ill.mo Signor Presidente Giorgio Napolitano, sono un pensionato nauseato degli attuali politici e per confermarLe questo mio profondo disagio Le rimetto il discorso che Oliviero Cromwell fece il 20 aprile 1653 ai membri del Parlamento inglese sciogliendolo. Esprime in pieno ciò che io come piccolo pensionato sento concretamente verso questa specie di uomini

    "E' tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa:
    Mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.
    Avete conservato almeno una virtù?
    C'è almeno un vizio che non avete perso ?
    Il mio cavallo crede più di voi;
    l'oro è il vostro Dio;
    Chi fra di voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi ?
    E' rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth ?
    Voi, sporche prostitute, non avete forse sporcato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con i vostri principi immorali e atti malvagi ?
    Siete diventati intollerabilmente odiosi per l'intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l'ingiustizia!
    Ora basta! portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete la porta a chiave !
    In nome di Dio andatevene !!
    Marcello Di Carlo

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