L’Ilva e il comunismo

Toglietevela dalla faccia quell’espressione di commiserazione godereccia quando vi dico che sono COMUNISTA. Toglietevela! Perché non esiste all’umanità altra strada per salvarsi.

Prendete il caso dell’Ilva di Taranto. Voi da che parte state? Dalla parte della Magistratura, o dalla parte degli 11mila lavoratori? Perché è così che i media vi stanno dando la notizia. Quali sono le ragioni del sequestro? Eccole spiegate semplicemente in questo post “Ilva: le ragioni del sequestro“. “In totale si parla di 150 chili di emissioni per ogni residente della città di Taranto. A questo carico dobbiamo aggiungere circa 544 tonnellate l’anno di polveri, ovvero 2,5 chili di nubi rossastre per residente”. Non vi basta? Non bastano questi numeri a giustificare il sacrificio di 11mila posti di lavoro?

A me quello che fa rabbia è il ricatto dei dirigenti (o della proprietà) dell’Ilva. Mi fa rabbia chi usa il corpo dei lavoratori come scudo per aumentare i propri profitti. Misteri del capitalismo. Quello che ci hanno venduto porta a porta, come bello, buono e progressista. Certo, il progresso ha le sue scorie, e su questo non si discute, ma i vertici dell’Ilva hanno mai investito in sicurezza ambientale? E’ possibile mantenere in vita un’industria del genere limitando i danni all’ambiente e di conseguenza agli esseri viventi? Sì, pare sia possibile. Pare che i dirigenti dell’Ilva non si siano posti il problema. Non era affar loro. Gli azionisti? Meno che mai, non era affar loro. I loro affari consistono nel dividersi i profitti e vendersi pubblicamente come azienda attenta alla sicurezza e all’ambiente.

Questo è il bello del capitalismo. I capitalisti spalmano DEMOCRATICAMENTE i veleni sulla collettività tenendo per sè solo i profitti. Mica scemi! Nel caso dell’Ilva poi, il regalo ai capitalisti è stato doppio. Sì, perché fino al 1995 l’Ilva apparteneva alla collettività, poi, caduto il muro di Berlino, ucciso e stuprato il cadavere del comunismo, in una fase di idolatrizzazione delle privatizzazioni, l’Ilva è stata ceduta all’amico di un amico di un amico del politico di turno. Possiamo riassumere la storia dell’Ilva in questa breve affermazione: I veleni a tutti, i profitti a me, proprietario capitalista, liberale e benefattore della collettività.

L’Ilva chiuderà a Taranto? No problem. Dopo la moda delle privatizzazioni ( lo scippo dei beni di tutti a beneficio di pochi), ne è nata un’altra, quella dell’internazionalizzazione. Il pianeta è pieno di potenziali schiavi.

Ironia del mercato, un jeans griffato del costo di qualche centinaio di euro, è stato cucito da un grande sarto: un bambino cinese per il compenso di 2 euro.

Io vorrei che tutti gli amanti del capitalismo e del libero mercato si vergognassero profondamente di fronte a questi dati di fatto. Le persone favorevoli al capitalismo e al libero mercato, sicuramente saranno sicure di sé, sicuramente penseranno di essere sufficientemente brillanti, da poter entrare a farte di quella sparuta minoranza che specula sulla vita altrui. Auguri! Non sia mai che qualcuno di voi morisse di cancro … chissà, se Manzoni fosse oggi fra noi, ci crederebbe ancora alla PROVVIDENZA? E il Don Rodrigo di turno, farebbe la fine che si merita?

Vignette: in alto a sx, tratta dal blog piove-governoladro; al centro, di Mauro Biani

36 commenti su “L’Ilva e il comunismo

          1. Amilcare Dal Pino

            Mi scuso, funziona diversamente da DisqUs dove il post rimane comunque "nel limbo" ma visibile all'autore, quì essendo sparito lo davo già per cassato!

  1. wiBlog

    Sono perfettamente d'accordo con te, con questo Capitalismo sfrenato il lavoro più che un diritto sta diventando sempre più uno strumento di ricatto… chissà se questa crisi economica aprirà finalmente gli occhi al popolo oppure se lo renderà ancora più schiavo.

  2. Amilcare Dal Pino

    Purtroppo la mia non è un'espressione di commiserazione, assomiglia più a quella che sono certo le si stampa sul viso, quando vede ancora sfilare in televisione degli aitanti giovanotti rasati a zero e con delle insegne che dovrebbero essere ormai consegnate alla storia.
    Glielo dico serenamente perché ormai sono stanco di leggere pezzi come quello scritto da lei con tanto cuore, tanta "pancia" come si suol dire, ma poco cervello.

  3. Amilcare Dal Pino

    L'ILVA nasce privata, passa allo stato tramite l'annessione di Banca Commerciale alla neonata IRI, creata le ricordo, per evitare gli effetti della prima grande crisi mondiale, quella del '29, per volontà dell'allora governo Mussolini.
    Lo stabilimento incriminato, ma non certo l'unico "problematico", quello di Taranto, è stato costruito quando ancora l'allora Italsider, era un'impresa pubblica, statale, insomma di quelle che le dovrebbero risvegliare nostalgici ricordi.
    Gli stabilimenti di Genova e Taranto, tra gli altri, furono succesivamente venduti al Gruppo Riva, perchè proprio al Gruppo Riva? Beh è molto semplice, il gruppo gestiva già gli impianti per conto dello stato italiano, sotto il controllo dell'IRI presieduto, mi permetta di citarlo, da Romano Prodi, che succesivamente ricoprì una seconda volta la carica proprio mentre si preparava la fase delle "privatizazioni", unica parte del suo post su cui siamo d'accordo, nel definire giustamente lottizzazione (macellazione?) selvaggia della cosa pubblica.
    Cosa implica tutta questa mia lunga introduzione?

    1. Tisbe Autore del post

      Ed io che ho scritto scusi? "Sì, perché fino al 1995 l’Ilva apparteneva alla collettività, poi, caduto il muro di Berlino, ucciso e stuprato il cadavere del comunismo, in una fase di idolatrizzazione delle privatizzazioni, l’Ilva è stata ceduta all’amico di un amico di un amico del politico di turno".

      Post originale: http://www.tisbe.it/2012/08/01/lilva-e-il-comunis
      Se proprio vuole commentare, almeno dimostri di aver letto, invece di sentenziare per pregiudizio l'appartenenza al comunismo.

      1. Amilcare Dal Pino

        è lei che non legge, le ho anche detto che sulle privatizzazioni la pensiamo allo stesso modo, solo che magari uno dovrebbe anche ricordare i nomi dei grandi protagonisti di questa meravigliosa fase economico politica italiana, che ben poco ha a che vedere con la caduta del muro, semmai con l'innesco della grande fuga del debito pubblico che ci ha portato dove siamo oggi

          1. Amilcare Dal Pino

            No, no, ci mancherebbe, quella pappa la mangiavano solo democristiani e socialisti, più le briciole ai partiti minori, anche se negli ultimi tempi … quelli della "cosa" …
            Oggi però molti di questi signori, a dire il vero la larga maggioranza, orbitano allegramente attorno al PD, quand'anche non ne fanno direttamente parte, che so, con i figli, o i fratelli, giusto per non far nomi e cognomi. Si , si lo so, e ha ragione, il PD non ha niente a che fare con le idee da lei professate, era solo tanto per dire …

          2. Tisbe Autore del post

            Ad ogni modo, semplificando al massimo l'ideale del comunismo, direi che il comunista rifiuta il modello capitalistico sottomesso alle rigide (ed ingiuste) leggi del mercato, al quale oppone un modello di vita conforme all'equità sociale, con tendenza graduale a raggiungere la condizione ideale dell'assenza totale della proprietà privata, quindi il trionfo del bene collettivo rispetto al bene egoistico dell'individuo.

  4. Amilcare Dal Pino

    Semplicemente che se l'ILVA ha rappresentato e rappresenta tuttora un pericolo per i cittadini di Taranto, la colpa non è del capitalista privato cattivo, ma dello stato menefreghista ed irresponsabile che ha deciso di collocare un impianto che per sua natura è fortemente inquinante in una zona densamente abitata, lo stesso stato che rompe (giustamente) i coglioni, mi passi il termine, ai privati, imponendogli il rispetto ferreo di leggi cervellotiche, alle quali però lui trova sempre il modo di derogare, accade per esempio che là dove una fabbrica privata che scarica liquami nei corsi d'acqua venga correttamente posta sotto sequestro, un depuratore pubblico non funzionante che provoca gli stessi danni riceva un mero "ammonimento" da parte dell'ARPAT, seguito da una "minaccia di formulare un'ipotesi di sanzioni" e frattanto continui allegramente a sversare (si, è un caso vero).

    1. Tisbe Autore del post

      Si sta contraddicendo. Ma come nel commento precedente scrive che l'Ilva nasce come industria PRIVATA, adesso dice che è colpa dello stato che ne ha deciso la collocazione, MA FACCIA PACE CON SE STESSO. E vada a vivere nella giungla, dove VERAMENTE sopravvivono i più forti, e non i più malvagi!

      1. Amilcare Dal Pino

        Nessuna contraddizione, si, lei la storia l'ha scritta, ma solo l'ultima parte e male, rilegga con calma quello che ho scritto io, o si documenti, quando è stato realizzato l'impianto di Taranto (ex novo, prima non esisteva, lo ribadisco perché mi pare non le sia chiaro) l'ILVA era da tempo un allegro membro della famigliola delle partecipazioni pubbliche, era al 100% dello stato italiano, non era affatto privata, in quell'ocasione cambiò anche denominazione in Italsider, così, tanto per festeggiare l'evento e ribadire la propria natura pubblica.

          1. Amilcare Dal Pino

            Daje, un conto è l'ILVA Società, un conto è l'impianto di Taranto, eppure mi sembra chiaro, mi sono dilungato nei dettagli, suvvia, rispettiamo la cronologia degli eventi! Si va dal '33 passaggio di Banca Commerciale all'IRI, al '65 se non erro, inaugurazione dell'impianto di Taranto, vado a memoria …. sono 30 anni!

    2. wiBlog

      Per un impianto che "per sua natura è fortemente inquinante" non c'è alcuna collocazione adatta,
      comunque esiste una normativa specifica e bisognerebbe verificare cosa si è fatto per rispettarla. Cosa è successo nel passaggio da ILVA-IRI al privato e
      scoprire le varie omissioni dovute alla connivenza tra gli interessi di alcuni politici e quelli privati. Questo discorso è strettamente legato alla necessità di avere una netta separazione tra pubblico e privato.

  5. Amilcare Dal Pino

    Le faccio poi presente, nel caso le fosse sfuggito, che la Cina è ancora un paese comunista, lo è anche il Vietnam, altro specialista nel lavoro minorile sottopagato, concludo proprio sul caso cinese perché vale la pena ripercorrere le recenti vicende della Foxconn, colosso dell'elettronica, fornitirice, anzi direi fabbricante per conto di molti attori del settore hitech in primis Apple, è un bell'esempio perché forse l'aiuterà a capire come funziona il mercato, quello vero, non quell'abominio finanziario che offende la memoria di Adam Smith.
    Vede molti pensano che il liberismo sia tutto rappresentato dal grafico della domanda aggregata e dell'offerta aggregata, si incontrano sul prezzo, necessariamente il minore possibile, quindi mortificazione del lavoro e blah blah blah, non la definirei neppure una semplificazione, è semplicemente un'idiozia, enunciare una teoria senza premesse, senza corollari, è stupido, come quelli che scrivono E=mc2 convinti che sia la "formula della bomba atomica".
    Chiave fondamentale del liberismo è la libera circolazione di informazioni, necessaria per un'altra fondamentale premessa della teoria, la consapevolezza dei soggetti attori che dovrebbero operare tutti razionalmente, in verità la cosidetta asimmetria informativa è il peccato originale alla base della crisi in cui viviamo, che pertanto, ben poco ha di liberista.
    Proprio l'informazione è la chiave per capire l'evoluzione della vicenda Foxconn, che sono certo lei già conoscerà, la triste successione di suicidi degli addetti alla fabbrica che il governo (comunista) cinese si era ben guardato dal sanzionare, era venuta a conoscenza del pubblico statunitense, in particolare dei clienti di Apple, quelli che ne costituiscono la domanda aggregata.
    Ora nel formare il non certo economico prezzo dei propri prodotti, Apple inserisce delle componenti "morali" e "sociali", lo fa da sempre, non per spirito altruistico, ma per rispondere ad un altra legge di mercato: la differenziazione (non diversificazione che è tuttaltra roba). L'acquirente Apple è disposto a pagare un extra sul prezzo del prodotto perché sa per esempio, che rispetta criteri di impatto sull'ambiente molto bassi, e lo fa perché gli è stato detto che anche se prodotti in Cina e non negli US (una cosa a cui i liberali americani tengono quanto i comunisti cubani), sono fabbricati da personale altamente qualificato in stabilimenti all'avanguardia sotto ogni profilo.
    Le ricordo che la domanda si forma sulla volontà collettiva degli acquirenti e risponde alla capacità del prodotto di soddisfare quelli che sono i loro bisogni, non necessariamente solo quelli economici, ed infatti i clienti Apple non furono affatto contenti di scoprire che parte del prezzo da loro pagato non aveva riscontro nel prodotto che acquistavano, la Apple quindi è dovuta correre ai ripari e così lo sporco capitalista privato americano, in risposta alla più elementare legge di mercato del liberismo classico, ha dovuto prendere le chiappe, volare in Cina, coordinare visite ispettive ed interventi sulla gestione del personale finalizzati a creare un ambiente lavorativo più umano.
    Il finale della favola però non è affatto lieto, la maggior parte degli operai (comunisti, per voglia o per obbligo) della Foxconn, non si sono lamentati dei turni troppo lunghi, anzi, la Foxconn dal canto suo, col pragmatismo propio dei regimi totalitaristi, ha "risolto" il problema con un aumento salariale, nuovi dormitori, reti anti suicidio sui tetti e l'obbligo di firmare un impegno a non suicidarsi per tutti i dipendenti, il potente partito polpolare cinese è soddisfatto, il capitalista americano invece si sta ancora scervellando per prevenire una potenziale (neanche tanto) fuga dei propri clienti…

  6. Amilcare Dal Pino

    Il commento era originariamente un pezzo unico, se è venuto fuori uno spezzatino, magari incomprensibile, è per il limite alla lunghezza, che sommato ad un'eventuale censura parziale potrebbe aver originato un obrobrio …
    Comunque dia retta, anche se in Italia ha assunto un significato del tutto particolare e distorto, si professi socialista, è meglio.

    1. Tisbe Autore del post

      Non posso pubblicarti commenti lunghissimi: è contro la NETIQUETTE. Una buona sintesi e non ho alcun problema a pubblicare i commenti 🙂

  7. wiBlog

    L'Ilva dimostra che c'è bisogno di una netta separazione tra privato e pubblico:
    (soprattutto) in Italia il privato sfrutta il pubblico e il pubblico viene pure danneggiato da chi ha interesse a mostrarlo meno efficiente del privato.

    Ad esempio:

    – Non si devono svendere i beni dello Stato.
    – Non si possono togliere i soldi della scuola pubblica per darla a quella privata.
    – Non si può permettere alla sanità privata di sfruttare le risorse di quella pubblica (ad es. ci sono medici che operano nel pubblico e visitano i pazienti nel proprio studio privato).
    – Non è giusto assumere nel pubblico persone che hanno già un altro impiego (ad es. il presidente dell'Inps Mastrapasqua ha 24 impieghi, mentre non ci sono soldi per le pensioni dei giovani e la disoccupazione è arrivata alle stelle).
    Ecc. ecc.

    Per confrontare il modello pubblico con quello privato c'è bisogno dunque di una netta separazione. Il Partito Comunista dovrebbe iniziare da questo, anche se la crisi rappresenta già la chiara dimostrazione del fallimento del modello Capitalista.

    1. Amilcare Dal Pino

      1) Giusto
      2) Condivisibile, ma bisogna anche evitare che ci siano scuole con classi da + di 25 alunni per insegnante (che poi ai miei tempi era la norma) e classi virtuali con un insegnante parcheggiato a casa, ma stipendiato e 0 alunni, bisognerebbe anche ricordare che la scuola pubblica è stato il settore grande protagonista delle baby pensioni.
      3) Giustissimo, se è per questo la norma consente ai medici di fare visite private in ospedali pubblici, mi pare però che questa cosa sia stata discussa nel pacchetto salva Italia, se non è entrata lì, lo farà nella spending review.
      4) Sacrosanto, se ci tengono per prestigio, lo facciano gratis.

      Ma davvero esiste ancora un Partito Comunista? e secondo voi passerà le forche caudine dello sbarramento? se poi andate per le piazze, beh ci sono "volti" nuovi, più seducenti.
      Quanto al modello Capitalista, beh l'hanno dato per morto tante, ma tante di quelle volte, mi pare che a chi di dovere i frutti continuino ad arrivare, o è solo una mia impressione?

      1. wiBlog

        La seconda precisazione non ha senso, è logico che bisogna ottimizzare la gestione nel pubblico perché il buon funzionamento delle cose non è certo esclusiva del privato (perché per me è proprio il privato che è interessato a fare funzionale male il pubblico).

        La terza precisazione non mi risulta, le cose funzionano malissimo come prima anche nella sanità.

        Anche la quarta precisazione non ha senso secondo il mio ragionamento: una persona non deve occupare il posto (stipendio + contributi per la pensione + esperienza professionale) che può essere di un altro.

        Il Partito Comunista esiste, anzi, ne esistono forse troppi anche se non sono in Parlamento. Io personalmente non mi sento attualmente rappresentato da alcun Partito Comunista, però devo dire che sono sempre meglio dello schifo che c’è adesso in Parlamento.

        Quanto al Capitalismo, il frutto per me sono questa crisi, la distruzione del pianeta e la fame del mondo.

  8. domenico

    Non ho capito a che gioco stiamo giocando: gli striscioni dei cortei parlano di ricatto: il governo oggi 3 agosto 2012 ha già approvato un decreto! Chi è il ricattato? Qualcuno può rispondermi senza scomodare ideologie tipo "comunismo" o altro? grazie Domenico

  9. rita

    Bellissimo post e quasi giusto, nel senso che siamo diventati TUTTI capitalisti………….
    Ora prima che tu mi mangi viva ti spiego, sono una donna di 44 anni, hò sempre lavorato, ma il cucito non è proprio il mio punto di forza (naturalmente facevo piccoli rammendi per casa, calzini, mutande ecc.ecc)……… In seguito a problemi vari ed eventuali il dottore mi hà consigliato di fare qualcosa di diverso in quanto lo stress mi stava uccidendo,in un anno sono riuscita a collezzionare vari herpes, fuoco di san antoni e esaurimento nervoso, brillante idea mi iscrivo ad un corso di cucito………….
    Costo del corso 200 euro, ci hanno insegnato a fare gli stampi, tagliare e cucire, nella fattispecie top, gilet, camice, gonne e pantaloni…………………….

  10. rita

    Mi compro il necessario per iun paio di pantaloni tipo jeans :
    Stoffa 65 €
    filo 4€
    cerniera 3€
    Senza contare spilli, gessetti, matite, paiettes, elastico ecc.ecc, quindi il solo materiale mi è costato 272€, in ore non hò fatto il conto, sono ormai 3 mesi che ci vado 2 volte per settimana dalle 18.30 in poi………………
    Un paio di jeans comprato alla bon prix costa 29€ al Bernardi 36€ e dai cinesi 6€ , ma a quei costi togliendo la spedizione, l'imballo, il commerciante e le materie prime, quanto rimane al povero disgrazziato che lo cuce in cina, india, pakistan ecc.ecc., ma fino ad oggi che non c'era la crisi era tutto un cambio continuo ad ogni stagione, e molte volte non per necessità…………
    Quante volte a Natale hanno fatto i servizi mostrando la gente che comprava, comprava, comprava………

  11. rita

    Onestamente io non sono mai stata interessata allo shoping o alla moda, ma nel mio armadio mi sono resa conto che ci sono una decina di pantaloni, ma qualcuno purtroppo li hà fatti e con sacrificio,………
    Lo stesso discorso si può attuare ad ogni aspetto della vita, ci siamo sempre recati nei negozi dove le materie dovevano essere perfette, per il minimo colore sbavato, salto di punti o quant'altro subito a renderli, idem per il mangiare, la scatoletta caduta a cui veniva il bozzo…..via non si discute, le mele, zucchine o altro tutte uguali, in fila e guai a sgarrare…………., non so perchè, ma nel mio orto mi vengono una differente dall'altra e sono buone lo stesso……………………………..
    Ora tutto questo buttare e sperperare forse non ci hà fatto un gran bene………………., quante volte normalmente si mangia carne in una settimana, ed è quasi sempre la fettina, che fine hanno fatto le polpette, il bollito, lo spezzatino ecc.ecc. ??? Una mia amica (lavora in macelleria) ridendo mi hà detto che non vede l'ora che inventino i polli transgenici con quattro zampe ed i maiali ed i buoi con due schiene e senza gambe anteriori………………………………………….

  12. @jacoisback

    Ciao Tis, non c'è alcun dubbio che il neo-liberismo, inevitabile e scontata deriva del capitalismo, abbiano portato il mondo e l'intera umanità ad un punto di rottura. Si potrebbe festeggiare perché questa potrebbe essere un'opportunità per uscire dal capitalismo. Si potrebbe, ma si sbaglierebbe. Il fatto è che non c'è alcun automatismo d'uscita dal capitalismo. La storia è piena di casi a sostegno del fatto che il capitalismo è in grado di modificare il suo "genoma" per adattarsi alle nuove condizioni. Il punto è che serve un'alternativa ma dubito che questa alternativa sia il comunismo. O meglio, che il comunismo sia il punto di arrivo finale. Il comunismo penso possa essere uno strumento per estirpare il capitalismo, attraverso la dittatura del proletariato, ma esaurito questo compito dovrà porsi una questione nuova: il lavoro come strumento di realizzazione delle capacità e delle inclinazioni di ogni singola persona, senza ciò il conflitto sociale non sarà risolto e, inevitabilmente, si giungerebbe ad un nuovo punto di rottura. Credo che questa trasformazione del lavoro possa essere ottenuta esclusivamente con il socialismo libertario dal momento che qualunque forma di gerarchia per quanto democratica finirebbe col limitare la possibilità di realizzazione individuale magari nel nome del "bene comune".
    PS E' sempre piacevole leggerti!

  13. Tisbe Autore del post

    " La storia è piena di casi a sostegno del fatto che il capitalismo è in grado di modificare il suo "genoma" per adattarsi alle nuove condizioni".
    PURTROPPO
    Occorre ripensare il Comunismo ed adattarlo ai nuovi scenari.
    Ciao 🙂

  14. vittorio

    Non c’è nessuna differenza fra ( Democrazia e Comunismo)
    Sino a che nel Mondo prevarrà la cupidigia
    il Popolo sarà Sempre sfruttato dalla classe dominante.

    La differenza ci sarà quando il credo delle due forze Politiche
    Si completerà fondendosi ha formare un solo credo ( EGUAGLIANZA SOCIALE)
    UTOPIA ? VITTORIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *