La Cultura è l’investimento vincente, ma la classe dirigente irpina preferì l’ignoranza

Per caso sono venuta a conoscenza di un fatto che ha gettato luce sulle fallimentari scelte fatte dalla classe dirigente irpina qualche decennio fa, di cui oggi stiamo pagando salatamente il conto.

Tra le interpellanze della seduta n. 706  della Camera dei Deputati di Giovedì 18 ottobre 2012, al punto H, c’è quella riguardo lo stabilimento Irisbus di Flumeri. Ebbene come potete ascoltare dalla viva voce dell’On. Arturo Iannaccone, la Fiat nacque a seguito di un patto di spartizione tra le classi dirigenti di due province confinanti, quella di Salerno e quella di Avellino. (Ascolta l’audio a questo link industria_università2)

I politici di Salerno scelsero in modo molto lungimirante l’Università, mentre quelli di Avellino, scelsero l’industria. Ora, col senno di poi si comprendono tante cose. Prima di tutto che chi investe sulla formazione e sulla ricerca, alla fine ha la meglio, quindi la Cultura è sempre preferibile a qualsiasi altra risorsa. Provate a immaginare come sarebbe cambiata la vita degli avellinesi se avessero avuto, invece della Fiat, l’Università.

Ma perché i politici di allora fecero questa scelta scellerata? ( e voi cari lettori, potete ben immaginare quali politici irpini abbiano potuto fare una scelta del genere)

Sicuramente per raccogliere immediatamente la distribuzione di posti lavoro, ed ottenere in cambio un bacino di voti che garantisse la loro permanenza sugli scranni del potere. E ci sono riusciti.

In secondo luogo per mantenere la popolazione avellinese ed irpina nella propria ignoranza, in particolare per esercitare un controllo sulle famiglie dei lavoratori. Sappiamo che mantenere un figlio all’Università dovendo pagare, non solo le tasse, ma in aggiunta le spese di alloggio, non è per le tasche di un operaio, ma lo è per le tasche della classe dirigente. Eliminando l’Università nel territorio irpino si è perpetuato il possesso della conoscenza e del potere nelle mani delle solite famiglie, escludendone di fatto tutte le altre.

Questo mi riporta alla querelle di questi giorni tra i cittadini sampotitesi che vogliono il museo aperto, e quelli che lo vogliono chiuso, credendo che l’economia del paese possa ripartire con i proventi di sagre e festicciole.

La conoscenza è l’investimento per eccellenza, che resiste e dà il meglio di sé soprattutto nei momenti di crisi, quando c’è bisogno più che mai di GENIO.

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