Mi arrendo, non è un paese per comunisti

Questa tornata elettorale ci ha restituito un risultato difficilmente equivocabile. I comunisti restano fuori dal Parlamento italiano.

E’ il momento di accettare l’indicazione storica e di farne i conti. Ammetto la sconfitta ma io non mi sento nel torto, e per svariati motivi.

Capisco che l’Italia non è mai stato un paese comunista, nemmeno ai tempi del Pci. La dimostrazione si è svelata nel tempo mostrando le masse spostarsi dal rosso all’azzurro di Forza Italia, per finire nel bianco del M5s. Concordo pienamente con Matteo Pucciarelli quando sostiene: “il 70 per cento delle proposte del M5S è di estrema sinistra. La domanda è questa: perché l’elettorato si affida a Grillo e non all’originale? Sono molto sincero: la risposta che avrei in mente è troppo deprimente per dirla. Ma magari ha un fondo di verità: perché Grillo va di moda”.

Anche io penso che l’italiano medio segua la moda del momento, e non si fa certo scrupoli ad abbandonarla quando ne emerge una nuova più allettante.

Dovrei togliermi la puzza sotto il naso, ma la verità è che la differenza tra una persona che segue la moda ed un’altra che ha degli ideali da seguire, è innegabile. E nel bene e nel male io mi sento diversa.

Sono di sinistra. Quest’affermazione non è un gioco, ma ha un senso. Molti si chiedono cosa voglia dire oggi essere di sinistra. Per quanto mi riguarda significa aderire ad un ideale e ad una visione di società equa.

Quello che mi spaventa del M5S è proprio l’assenza di ideali e di una visione unitaria di prospettiva futura. Quello che mi spaventa è che i grillini di oggi siano stati i berluscones di ieri, i comunisti dell’altroieri e chissà cosa saranno quando Grillo sarà passato di moda. Qualcuno sostiene che questo modo di agire sia sintomo di un pensiero moderno e flessibile, per me, invece, mostra un animo in grado di tradire. Ed è un animo che non vorrei mai avere.

Pur essendo dalla parte del torto, rimango fedele, con tutte le conseguenze del caso, agli ideali che hanno illuminato il passaggio buio di questa vita. Ideali per cui morirei se necessario.

E se questi ideali sono passati di moda, beh, preferisco essere considerata stantia piuttosto che seguire la massa. Senza dover scomodare i Vangeli, le masse, le folle, spesso non hanno ragione: condannano l’innocente e assolvono il colpevole.

6 commenti su “Mi arrendo, non è un paese per comunisti

  1. Antonio

    I comunisti in Italia si sono estinti con Berlinguer; che poi, ad analizzare meglio, si può dire che eravamo comunisti all'acqua di rose. Già con d'alema la sinistra si spostò verso il centro, dopo che d'alema stesso fu acquistato da berlusconi per il fatto del conflitto di interessi e le TV.
    bersani, il burattino di d'alema, non ha fatto altro che spostarsi sempre più verso destra, sorpassando perfino fini, visto che ultimamente ha amoreggiato con monti che sta con i banchieri, da tutti riconosciuti come i più acerrimi nemici dell'umanità. Secondo me le uniche persone che potevano fare qualcosa per il nostro Paese sarebbero stati Marco Rizzo e Ingroia, ma troppo deboli per fronteggiare dei nemici così numerosi. Senza scordare che l'italiano medio ha sempre vissuto nel fascismo, da mussolini ad oggi, ed anche prima era sotto la monarchia. Quindi sempre in attesa di decisioni alle quali non gli è mai stato concesso di partecipare, anche se ha sempre creduto di trovarsi in una Nazione democratica. Se in Italia ci fosse una vera Democrazia, suppongo che l'italiano medio la rifiuterebbe, perché ormai troppo abituato a delegare altri per le proprie scelte. Per quanto riguarda Grillo, io dei grillini mi fiderei, ma resto molto dubbioso su chi c'é dietro a Grillo.

  2. giuseppe librale

    Che dire, lucida come sempre, un'analisi perfetta da condividere. E per quanto riguarda l'italiano medio devo riconoscere che Antonio ha centrato perfettamente la vera essenza, essere sempre in attesa del messia che ci risolve i problemi resta impegnarsi in prima persona.

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