Crisi e povertà, dall’idolatria del consumo al centralismo della persona

Questo mio scritto non ha nessuna pretesa giornalistica, piuttosto vuol essere un appunto sulle emozioni che l’incontro di ieri sera ha provocato nel mio essere e sui dati che ho acquisito.

Nel paese dove vivo, abbiamo parlato di povertà seguendo il percorso dei linguaggi della crisi, un ciclo di incontri organizzato dall’Associazione Amici del Museo del Lavoro.

A me è toccato moderare con i nostri ospiti: il Responsabile dei Centri di ascolto della Caritas di Avellino, Ida Petrillo; il Presidente dei soci Coop di Avellino, Gaetana Aufiero e il Presidente del Banco Opere di Carità della Campania, Luigi Tamburro.

L’incontro si è rivelato molto interessante, evidentemente per il tema toccato, ed ha aperto un dibattito con il pubblico che ha fatto emergere quanto la povertà sia un argomento in grado di scuotere le coscienze.

La Petrillo parlando della sua lunga esperienza nei Centri di ascolto ha evidenziato le difficoltà dei “nuovi poveri” a chiedere aiuto, il senso di sconfitta, di vergogna e di impotenza percepito dai capofamiglia, che spesso delegano il ruolo alle donne. E’ emerso anche la necessità di una rieducazione al consumo critico, a liberarsi da certi clichè che hanno guidato all’acquisto di oggetti superflui, utili solo a testimoniare il proprio status sociale.

Tamburro ha rimarcato più volte la totale assenza di welfare e il disinteresse delle istituzioni a sostenere le organizzazioni umanitarie. Spesso si dirottano i fondi del sostegno alle famiglie in difficoltà verso altri usi. Ha rivendicato con fermezza la necessità di recuperare il centralismo della persona, mettendo da parte “il consumo” che ha caratterizzato la società italiana dalla fine degli anni ’70.

La Aufiero ci ha dipinto un quadro fosco, in relazione al crollo dei consumi, avvenuto nel corso del 2012. Le abitudini degli italiani sono cambiate radicalmente. Si va dal crollo dell’acquisto di carne, alla rinuncia di grossi acquisti di prodotti in offerta, al crollo dello scontrino, sempre più basso. Le tecniche utilizzate per spingere a spendere non funzionano più con i portafogli vuoti, e i clienti spesso dirottano su cibi scadenti rinunciando alla qualità dei beni primari.

Tutti sono stati concordi nel ritenere la crisi un’opportunità per cambiare il nostro modello di vita. La crisi non è soltanto finanziaria ed economica, ma investe ambiti più complessi quali la perdità di un’identità politica e l’assenza di Valori condivisi. L’unica possibilità che abbiamo è di ripensare il nostro stile di vita, di ridimensionarlo e di recuperare abitudini di vita sana e sobria dalle nostre tradizioni.

Per concludere, come ho più volte sostenuto in passato, la crisi è sistemica: è l’intero modello occidentale che non funziona più. Il primo passo è prenderne atto.

L’ex sindaco di San Potito, Giuseppe Moricola ha sottolineato la possibilità di dialogo tra parti di diversa estrazione e di diversa ideologia, perché durante l’incontro, la parte laica ha trovato un punto di raccordo con quelle realtà cristiane e cattoliche che lavorano sul campo, accorciandosi le maniche e sostituendo una politica sociale, purtroppo, troppo spesso assente e lasciata all’indeterminatezza del buon cuore dei privati.

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