La rivalutazione del “dovere”

responsabilitaQuesto non è un paese che gratifica le persone animate dal “senso del dovere”. In Italia colui che si comporta con dovere è considerato un “fesso”, alla faccia della tanto proclamata meritocrazia.

Il sessantotto, tra le altre cose, ha sdoganato l’idea che tutti hanno dei diritti, omettendo di specificare che l’accesso ai diritti sia riservato a coloro che si comportano con dovere. Purtroppo, mentre altre buone idee, come ad esempio l’equità, sono state spazzate via come peste nera dalla società dei consumi, l’assenza di senso del dovere, che mirava direttamente alla pancia dell’italiano medio, è stata accolta dalla quasi totalità della popolazione.

Ma perché il “dovere” è così vitale per una comunità? Semplicemente perché l’essere umano è un animale sociale, che riesce a sopravvivere in un ambiente ostile, grazie alla collaborazione e alla comunicazione con gli altri della sua specie. Senza scomodare il contratto sociale di Hobbs, ogni individuo che vive all’interno di una società, dovrebbe collaborare per garantire il buon funzionamento del proprio gruppo sociale, non per altruismo, ma per tutelare un futuro e una possibilità di sviluppo a se stesso. Purtroppo, l’individualismo e lo yuppismo esasperato, nati negli anni ’80 e diffusi dalle televisioni private, hanno creato una generazione deresponsabilizzata, incline ad assecondare i desideri della pancia e sempre più lontana dall’impegno politico e sociale, ma non solo. Addirittura si è arrivati a scambiare per atteggiamento rivoluzionario, un certo nichilistico e distruttivo vandalismo, giungendo a danneggiare tutto ciò che non apparteneva ai “privati” ma alla Stato, come se lo stato non fossimo noi stessi.sodalitas

Noi italiani abbiamo la grande colpa di non aver mai compreso intimamente il senso della democrazia, non abbiamo mai voluto accettare che la cosa pubblica appartiene a tutti e che è un diritto-dovere di tutti tutelarla.

Ecco, se oggi dobbiamo parlare di dovere, personalmente credo se ne debba parlare in questi termini: nel recupero del rispetto di ciò che appartiene a tutti, e quindi anche a noi, e a ciò che realizza il bene della comunità.

Sarebbe auspicabile riconoscere il valore dell’altruismo e contrapporlo all’egoismo delle società liberal capitalistiche, in cui la libertà consiste semplicemente e drammaticamente nel danneggiare gli altri. Rivalutare il senso del dovere muove da questo, dall’altruismo che in ultima analisi appartiene ad una visione di sinistra della vita e che, ad essere più analitici, tutela anche il singolo, perché rende più efficace e sicura la società entro i cui confini è chiamato a vivere.

Un commento su “La rivalutazione del “dovere”

  1. Francesco

    Pienamente d'accordo sul fatto, spessissimo non capito (o che non si vuole capire) che la cosa pubblica appartenga a tutti. Decisamente perplesso sul dovere per il semplice fatto che non so a cosa tu esattamente ti riferisca : sono del parere che , essendo il dovere spesso a discrezione del legislatore, a volte avremmo il diritto e perfino il "dovere" morale di ribellarci.
    Dibattito sempre aperto.

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