Diversamente fragile

prigione interioreEd era arrivato silenziosamente, con il passo felpato di un gatto, quel giorno buio di immotivato silenzio. Si era ritrovata in quella stanza in penombra, dove la luce non penetrava nemmeno a mezzogiorno, senza ricordarne la strada di accesso. Forse, da qualche parte, era affisso il cartello “Vietato l’ingresso agli insensibili” e lei aveva potuto varcarlo con estrema semplicità, così come si respira.

Non c’era più rabbia, né malinconia, né depressione ma un sentimento indefinibile e resinoso che recitava una nenia lamentevole: “fate di me ciò che volete, non oppongo più resistenza, tanto sono altrove, dove non potrete mai trovarmi”.

E bastava un niente, una foto, un sospiro, una foglia caduta, un animale sofferente, un fiore reciso, a sciogliere quel sentimento indefinibile e resinoso in un oceano di lacrime.

Si levò in piedi, e fragile come un fuscello in mezzo al tornado gridò con tutta la voce nascosta nei millenni: Io sono altrove! Non avete potere su di me, perché sono ALTROVE!”.

Il rumore di un grosso cancello spezzò la magia di quel momento.

Non c’è prigione peggiore di quella interiore.

4 commenti su “Diversamente fragile

  1. Patricia

    La gabbia interiore, quella prigione che ci costruiamo noi stessi con il nostro carattere e le nostre paure, ha un cancello ben nascosto ma non introvabile.
    Bisogna cercarlo ovunque, sollevando ogni pensiero, ogni ricordo. Togliendo la polvere davanti ai nostri occhi più intimi.
    Bellissimo racconto, brava!
    Ciao

    1. Tisbe Autore del post

      Non sono molto brava a raccontare i "fatti", a descrivere la realtà esterna, e mi trovo a mio agio nel descrivere sensazioni, emozioni e sentimenti 🙂 Grazie

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