Ti benedico se difendi la tua terra, ma guai a te se vuoi emigrare

“Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”

di battistaQuesta è l’affermazione di Di Battista che ha scatenato una bufera.
Io potrei anche essere d’accordo con lui, anzi, sono la persona più indicata, avendo scritto a suo tempo post come questi: Terrorismo e sua legittimità ETICA L’apologeta del terrorismo e l’Etica occidentale

Eppure, ho come l’impressione che la mia posizione sia distante anni luce da quella di Di Battista. La sua espressione tradisce una visione del mondo divisoria, costituita da villaggi che combattono gli uni contro gli altri. Di Battista fa sottindere un primato dell’appartenenza ad un territorio rispetto ad altri criteri di suddivisione, io, invece, penso che il pianeta terra sia di tutti, e che ogni cittadino debba essere libero di andare ovunque, di vivere ovunque e di scegliere la propria dimora in piena libertà senza essere vincolato da dogane, confini e barriere. Quindi, a differenza di Di Battista, io non giustifico il terrorismo come difesa del proprio villaggio, ma come estrema difesa delle proprie libertà di autodeterminazione.

Ecco perché Di Battista e il m5s, di contro, non siano affatto teneri con i migranti, pur riconoscendogli il diritto di difendere la propria terra, non gli riconosce il diritto dell’autodeterminazione. In poche parole il messaggio piuttosto chiaro è questo: io riconosco il tuo diritto di difendere la tua terra e il tuo villaggio, ma nel momento in cui ne esci, io ti tolgo ogni diritto.

La visione geopolitica più corretta è quella dell’internazionalismo comunista.

In definitiva i pentastellati rimangono dei provinciali della politica.

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