Gestire i disagi

black-outNon è certo piacevole vivere un disagio, come ad esempio quello causato dai pochi centimetri di ‪#‎neve‬ caduti nel capoluogo irpino, eppure, nonostante io ne abbia subito un danno, come tanti altri, sono portata a riflettere su un orizzonte più ampio, che va al di là del mio interesse personale e di piccole beghe di quartiere, o semplicemente da mal di pancia da indigestione.
Ogni volta che succede un evento straordinario, fosse anche la mancanza di ‪#‎acqua‬ corrente in casa, io sono portata a riflettere sulla fragilità della nostra ‪#‎civiltà‬, invece di ricercare le responsabilità di chicchessia.
Siamo abituati a risolvere ogni problema della nostra quotidianità premendo un interruttore, e quando non funziona e il problema ci si presenta nella sua reale crudezza, non siamo in grado di adattarci,e diventiamo fragili… una generazione di orfani del problem solving.
Io sono abituata a dividere l’umanità in due categorie: le persone ripiegate su stesse che guardano verso il proprio ombelico oppure alla propria famiglia e che vedono l’universo solo in propria funzione, e gli altri… quelli come me, che tentano disperatamente di appartenere al tutto e di essere in armonia con l’universo.
SPIEGAZIONI ULTERIORI PER CHI NON VUOLE COMPRENDERE IL SENSO DEL POST
Supponiamo che ci sia un Black Out severo che non dipenda dall’uomo e che necessita di una settimana per essere superato. Mi piacerebbe sapere come se la caverebbe l’uomo medio dell’interruttore. Vorrei sapere come riuscirà a vivere, in inverno, senza riscaldamento, senza acqua corrente in casa e senza energia, tagliato fuori dal mondo e nudo davanti alle forze della natura.
Ecco, questo intendo quando parlo di ‪#‎fragilità‬ della nostra civiltà che dipende esclusivamente dall’energia.
Mia nonna, ad esempio, non era fragile. Lei non dipendeva dall’energia. Aveva tutto quello che le serviva per ‪#‎sopravvivere‬: un camino cucina e la legna in una casa relativamente piccola facile da scaldare; una sorgente a cento metri da casa dalla quale prelevare tutta l’acqua che le occorreva; una dispensa ben fornata con ogni ben di dio raccolto durante l’estate; la cantina piena; animali da cortile pronti per essere mangiati in caso di emergenza e di necessità di apporto proteico. Ecco, mia nonnna non era fragile, io sì, voi sì, noi sì.
E’ questo che intendevo nel post, ma c’è sempre qualcuno che mentre gli indichi la luna, continua a guardare il dito.

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