Ddl scuola, una lettera ai senatori del Pd

buona-scuolaInsieme alla collega Patrizia, abbiamo scritto a quattro mani una lettera indirizzata ai senatori del Partito Democratico sul tema del Ddl “La buona scuola”. La pubblico integralmente.

Gentilissimi Senatori del Partito Democratico,

siamo due docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria e abbiamo deciso di rivolgerci a Voi perché non possiamo credere che gli eredi del partito di quelli che cantavano “Bella ciao” possano non essere sensibili ai temi della scuola e indisponibili all’ascolto.

Il Ddl denominato “La buona scuola” presenta molti punti critici. Secondo il nostro parere andrebbe ritirato perché è il suo impianto ad essere sbagliato, tuttavia, considerando la possibilità che possa diventare legge nella sua espressione peggiore, vi indichiamo i punti sui quali bisogna intervenire per evitare il peggio.

1) PIANO ASSUNZIONI – A noi non sembra corretto che il piano assunzioni sia legato ad una riforma che ha bisogno di tempi maggiori e confronti fra le parti in causa, quindi la cosa più giusta sarebbe quella di dividere i due interventi.

2) DELEGHE – Siamo assolutamente contrarie alle deleghe in bianco, il tema è troppo rischioso perché l’esecutivo possa decidere arbitrariamente, imponendo soluzioni lesive per la dignità di chi lavora nella scuola, spesso con grande dedizione e purtroppo, con spirito di sacrificio.

3) SCUOLA INFANZIA – Nel Ddl non si fa accenno alla scuola dell’infanzia, non c’è nessun interesse a limitare i danni imposti dalla riforma Gelmini con l’ingresso di bambini anticipatari di due anni di età. Chiunque abbia studiato psicologia dell’età evolutiva sa che in quella fascia di età sono necessarie altre competenze e altre figure lavorative come quelle della puericultrice, e questo problema non può essere lasciato in delega bianca.

4) IL NUMERO DEGLI ALUNNI PER SEZIONE/CLASSE – Un altro tema che è stato volutamente glissato, nonostante fosse emerso come prioritario durante le consultazioni online de “La buona scuola” è quello dell’eliminazione delle classi pollaio. E’ evidente che l’intervento educativo del docente risulta fortemente compromesso in classi di 30 discenti, spesso con presenza di bambini con DSA e con BES, oppure stranieri che non conoscono la lingua. Noi abbiamo chiesto che venisse posto il limite massimo di 22 alunni per classe o per sezione, in modo da poter essere più efficaci durante l’iter educativo.

5) ALBI TERRITORIALI – Cosa dire dei famigerati ambiti territoriali di cui non si conoscono e non si capiscono i confini e che servono a immobilizzare i docenti in quanto, per qualsiasi richiesta facciano (di mobilità o di passaggio di ruolo), rischiano di perdere la titolarità faticosamente raggiunta e, in caso di mancata “chiamata”, di essere utilizzati per supplenze in un territorio abbastanza vasto.

6) POTERI AI DIRIGENTI – Con la buona scuola si parte dall’assunto che tutti i dirigenti scolastici siano dotati di super poteri, è evidente che così non può essere. E’ davvero pericoloso che un’intera comunità scolastica venga messa nelle mani di una sola persona, senza che vi sia un solo accenno alle metodologie di controllo del suo operato, anche questo non può essere lasciato in delega bianca.

7) SCUOLE DI SERIE A – Nel Ddl la dicitura “SENZA ONERI PER LO STATO” è ripetuta ossessivamente come un mantra, e gli istituti comprensivi non potranno più contare sui fondi statali che pure erano irrisori e non sufficienti a coprire le esigenze di spesa, che sono state coperte, negli ultimi anni, con il “contributo volontario” dei genitori (ci sfugge se tale contributo sia detraibile come quello per le scuole paritarie), in compenso si potrà fare ricorso a donazioni di sponsor privati, violentando intimamente il senso stesso della scuola pubblica e consegnando di fatto ai capricci “privati” ciò che dovrebbe essere di interesse collettivo. Si contravverrebbe ai dettami costituzionali che affermano la libertà didattica, controllata a seguito dell’approvazione del Ddl, dal dirigente scolastico e dai benefattori privati. Saranno loro a dettare le linee guida dei Pft (Piano triennale). E’ evidente che si verrà a creare una disparità notevole tra le scuole pubbliche dei quartieri ricchi e quelle delle zone di periferia. Non è forse “compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’eguaglianza e impediscono agli individui di sviluppare pienamente la loro personalità sul piano economico, sociale e culturale?”.

8) INGLESE EDUCAZIONE MOTORIA E MUSICA NELLA SCUOLA PRIMARIA: viene fatta passare come novità dal Ddl, come se chi lo ha scritto ignori che queste discipline vengono già insegnate in questo grado di scuola, per tutti gli anni, con un orario settimanale prefissato a livello nazionale. Molto confusi anche i requisiti richiesti, volutamente ambigui, visto che attualmente insegnano inglese alla primaria sia docenti abilitate che durante il concorso hanno superato apposita prova di lingua straniera, sia docenti con certificazione ottenuta con corsi di formazione in servizio, che insegnano sia in qualità di specialiste (solo inglese su più classi), sia in qualità di specializzate (inglese in aggiunta alle altre discipline su un’unica classe). Riteniamo dover precisare che alcuni di questi corsi, anche di durata triennale, sono tuttora in corso, con una spesa dello Stato non certo esigua, perché l’ultimo intervento legislativo voleva l’eliminazione degli specialisti a favore di docenti specializzati. Ora nel Ddl, che parla di docenti specialisti, pare ci sia stata un’inversione di tendenza (il “pare” e` dovuto alla poca chiarezza di quanto scritto), non certo motivata da ragioni pedagogiche dichiarate. Si parla anche di insegnanti madre lingua o con abilitazione ad altro grado di scuola, e ciò creerebbe oltretutto il paradosso di persone che fanno lo stesso lavoro con paghe e orari diversi, poiché i docenti provenienti da medie o superiori manterrebbero il proprio status. Per quanto riguarda invece le altre due discipline, scienze motorie e musica, si parla di docenti con abilitazione in altro grado, non specificando se anche in possesso di abilitazione per la primaria, requisito finora necessario per insegnare ai bambini di questa fascia d’età. Anche in questo caso la motivazione pedagogica o didattica appare oscura, a meno che non si tratti, come molti sostengono, di un tentativo di “piazzare” docenti delle medie e superiori che saranno assunti ma per cui non esiste, allo stato attuale, una idonea collocazione, visto la carenza di posti nelle rispettive classi di concorso. Chiediamo a tal proposito chiarezza e motivazione pedagogica della strada da intraprendere.

9) TUTELE – Il Ddl è volutamente ambiguo per quanto riguarda le tutele delle fasce deboli di lavoratori. Delegando la scelta del lavoratore al dirigente scolastico in base ad un curriculum, e non ad una graduatoria fondata su punteggio oggettivo, non si rischia di penalizzare i lavoratori con problemi? Quale ds sceglierebbe per il suo istituto un insegnante con grave patologia, oppure una lavoratrice in maternità, o ancora un lavoratore che assiste un parente ammalato? Non si profilano gravi disuguaglianze anche di genere? E non verrebbero meno le tutele per i lavoratori che fruiscono della legge 104? Anche in questo caso noi crediamo che non si possa lasciare la delega in bianco.

10) ALTERNANZA SCUOLA – LAVORO è un bel modo per chiamare il “lavoro minorile”. Si capisce subito che questa riforma fa gli interessi di Confindustria. Regala un bacino infinito e rinnovabile di manodopera gratuita all’industria italiana, che poi si guarderà bene dall’assumere visto che ricorre sistematicamente alle esternalizzazioni e alle delocalizzazioni. Insomma, per farla breve, i giovani italiani saranno sfruttati e poi abbandonati, mentre gli industriali potranno continuare ad accumulare capitali da esportare nei paradisi fiscali per assicurare ricchezza alle loro future 20 generazioni.

11) Perché non si prende in considerazione la Lip, legge di iniziativa popolare per la scuola che articola una scuola democratica, laica, pluralista e inclusiva. Che ha raccolto 100mila firme e che è sostenuta – in tutta Italia – da più di 30 comitati locali?

Questi sono solo alcuni dei punti critici del Ddl “La buona scuola”, noi continuiamo a sostenere che sia inemendabile, che vada ritirato e che si proceda ad un piano di assunzioni per i docenti precari, in attesa di una seria Riforma della scuola che rinforzi gli investimenti dello Stato e ridia fiducia e dignità alla figura del docente.

Abbiamo l’impressione che questo disegno di legge piaccia solo a Confindustria che ha un’idea AZIENDALE della scuola e che ha suggerito all’esecutivo contenuti, forme e modalità di azione attraverso l’associazione TreeLLLe. Prova ne è che nessuna delle raccomandazioni fatte dalla TreeLLLe nella memoria inviata a Camera e Senato è stata disattesa, compreso quella che sollecitava più fondi all’Invalsi, subito assegnati per la modica cifra di 8 milioni di euro. Noi, invece crediamo che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Noi crediamo in una scuola inclusiva, che non lasci indietro nessuno e che renda pari il dispari, che ragioni sulle scelte didattiche e pedagogiche, con logiche legate a valori universali e non al mercato del lavoro.

Firmato: Costantina Galante e Patrizia Perrone, insegnanti per scelta di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *