La foto di un bambino annegato contro tutte le bufale sugli immigrati

Su facebook è montata una polemica circa la pubblicazione delle foto dei bambini annegati durante la traversata dalla Libia alle coste dell’Italia Meridionale.

A prima vista, con uno sguardo superficiale, le ragioni esposte dai detrattori delle pubblicazioni sembrano porre questioni di umanità, di rispetto e di sensibilità. E affermo questo con molta convinzione perché, personalmente, sono contraria alla spettacolarizzazione della morte, della sofferenza e del dolore. Io stessa ho difficoltà a guardare video o immagini in cui ci sia sofferenza umana e persino animale.

Ma… ma esistono delle eccezioni alla regola!

Soprattutto se la mancata pubblicazione delle foto indica chiaramente il seguire la strategia dell’oblio, della manipolazione della memoria storica e del negazionismo.

Sì, perché sui social è in atto una campagna razzista di portata sconcertante. Tale campagna prende forza dalla disinformazione e dal gonfiamento e manipolazione di particolari episodi di cronaca, realizzati in modo che emerga con chiarezza la natura degli sbarchi clandestini in Italia: l’INVASIONE!

Per una giornata intera ho osservato le immagini dei bambini annegati, uno piccino ancora col pannolino, e non ho mai condiviso perché la vista di quelle foto mi causava e mi causa indicibili sofferenze e implica domande a cui non saprei dare delle risposte, almeno non delle risposte concrete. Poi, arriva la condivisione che cambia tutto, e squarcia ogni residuo di difesa. E’ quella che associa quelle immagini forti alla scritta: ECCO GLI INVASORI!

E a questo punto le certezze dentro di me sono venute meno… le ho viste passare 1, 2, 3, 4 volte… poi non ce l’ho fatta ed ho ceduto!

Ovviamente, queste pubblicazioni estreme portano sempre dietro uno strascico, e così è stato. Sono spuntati come funghi post contro l’utilizzo delle foto. L’accusa verso chi ha fatto questa scelta di essere insensibile, disumano e di mancare di rispetto ai morti. Ma è davvero così?

Non proprio. Molte delle persone contrarie alla pubblicazione delle foto lo sono solo perché metterebbero in discussione tutta l’impalcatura razzista con la quale hanno costruito decine di Bufale rilanciate con forza e costanza sui social. Esempio lampante sono questi commenti. Screenshot (1) - CopiaCome si può notare, nemmeno di fronte alla morte dei bambini si placa la retorica dell’INVASIONE. Sto eagerando? Macché basta leggere uno dei quei siti che si impegna nelle campagne antibufala per capire come certi fantasmi e certe paure si siano impadronite degli italiani. Come questo “Abbiamo preso le peggiori bufale sull’immigrazione e le abbiamo verificate”, oppure quest’altro “Come rispondere alle bufale sugli immigrati“. Ovviamente nessuna delle persone con convinzioni razziste leggerà mai un articolo del genere. Rimane, tuttavia, l’amarezza che anche persone generalmente moderate e tolleranti abbiano tanta energia per combattere contro la pubblicazione delle foto dei cadavere, mentre non hanno affatto per contrastare il proliferare delle Bufale. Tanto è che dopo un disastro segue un impennamento e una diffusione maggiore di Bufale, come a voler cancellare ogni residuo della disgrazia che non è percepita come tale. Prendo in prestito dall’articolo già citato che spiega bene il fenomeno:

Nei giorni successivi il quotidiano vortice di bufale sugli immigrati che circolano dentro e fuori dal web ha addirittura subito un’accelerazione. Come se queste 700 persone fossero arrivate davvero, sulle coste italiane. Con chissà quali pessime intenzioni.

Che niente di tutto questo si sia verificato, che le 700 persone siano in realtà cadaveri inabissati nel nostro bel Mediterraneo poco importa. L’importante è evitare di riconoscere che quei 700 fantasmi sono un grande bluff, che sono solo visioni utili a rassicurare le nostre paure esistenziali.

La lotta contro i fantasmi prende la forma di parole, post e commenti privi di ogni fondamento. Una collezione di bufale sugli immigrati che rivela una spaventosa ignoranza sul fenomeno.

A seguito di questa lettura, la mia convinzione sulla necessità di un risveglio brusco e di un violento schiaffo in pieno viso, prende il sopravvento sulla pretesa umanità e sensibilità dell’occultamento delle prove che i presunti invasori, in realtà, hanno anche 3 anni di età.

Sicuramente fra chi non ha apprezzato le pubblicazioni ci sono persone realmente dispiaciute e sensibili, ma non sono consapevoli che in questo modo fanno il gioco sporco della maggioranza. In altre parole, con il loro atteggiamento omertoso avvantaggiano la campagna diffamatoria e discriminatoria ai danni di persone indifese che cercano solo una via di fuga dalla disperazione.

2 commenti su “La foto di un bambino annegato contro tutte le bufale sugli immigrati

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