Sì viaggiare, per ritrovare pezzi della propria anima sparsi per il mondo

Di recente mi è capitato di incappare in un articolo condiviso massicciamente su fb, dal titolo eloquente: “Chi spende in viaggi è più felice di chi acquista oggetti, meglio vivere piuttosto che investire in beni materiali”. Ed ho letto commenti entusiasti di questa scoperta, ma alcuni critici, perché si obietta che esistono persone che non sono in condizioni di fare né l’uno, né l’altro.

Ma è veramente così? Dipende da cosa si intende per viaggiare.

Molti di noi, spesso non conoscono nemmeno i luoghi interessanti ubicati nel “fuori porta”. Questo significa che per meravigliarsi ed essere felici non è necessario investire migliaia di euro, ma a volte basta solo la voglia di riempirsi gli occhi di orizzonti diversi da quelli delle pareti della propria abitazione.

Anche persone con problemi di salute, che non possono esporsi a viaggi faticosi o ad agenti patogeni pericolosi o che hanno problemi a farsi i vaccini, possono godere dell’immenso spettacolo della natura che non è mai avaro, in nessuna latitudine.

Ed è quello che sto cercando di fare! Essendo irpina ho scoperto di non aver mai visitato o visto luoghi della mia terra interessanti e carichi di mistero.

Poi, è chiaro, che ognuno trova nel viaggio essenzialmente ciò che vuol trovare. Viaggiare è un po’ ritrovare se stessi, come è accaduto a me al santuario del Ss Salvatore. Sono stata attratta dal monumento eretto in memoria degli emigranti, perché vi ho ritrovato un pezzo della mia anima e un particolare del mio vissuto. A questo servono i viaggi: per scoprire chi si è e dove si sta andando… se pensate che la felicità di un viaggio si possa trovare all’interno del prezzo del biglietto proposto dall’agenzia, vi sbagliate di grosso. La differenza la fa ciò che siete voi, non ciò che possedete!

Ed ora vi spiego il “Cammino della Speranza“.

 Esso si erge come un albero contorto da una base di massi calcarei che vogliono rappresentare l’aridità della vita nel luogo di nascita. Da esso partono le radici contorte dell’albero. Gli uccelli migratori sono il simbolo della speranza. La tortuosità del tronco dell’albero rappresenta il difficile cammino dell’emigrante in terre sconosciute. I volti che si affacciano dal tronco simboleggiano la sofferenza iniziale degli emigranti. Salendo il fusto si allarga a forma di calice simbolo della speranza. Le mani che sorreggono la famiglia rappresentano la solidarietà tra gli emigranti. Il fanciullo stretto tra i genitori rappresenta la fertilità e la continuità della vita. La sommità del monumento, con la famiglia unita e felice, rappresenta il raggiungimento degli scopi dell’emigrazione e della raggiunta felicità.

il cammino della speranza (1)

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