Comincia lunedì

Giuliano aprì lentamente gli occhi e vide il sole farsi largo tra le persiane chiuse. Pensò che doveva essere alto e che ancora una volta si era svegliato tardi. Allungò la mano e illuminò la sveglia che segnava le 11 e 47, decise di rimanere ancora qualche minuto a letto e poi, pigramente, si alzò.

La giornata era luminosa e fresca, durante la notte, il vento dell’est aveva spazzato via l’afa degli ultimi giorni e lui sentiva, in cuor suo, di aver perduto molto. Forse un caffè gli avrebbe tirato su il morale ed era indeciso se vestirsi rapidamente e andare al bar, oppure farlo in casa con la moca e sorseggiarlo lentamente. Sapeva per esperienza che il caffè del bar non sa aspettare e pretende di essere bevuto in un sorso solo, soprattutto se è ristretto. Così scelse la solitudine: era la condizione che più gli s’addiceva. Vagò perduto per la casa, troppo grande per i suoi piccoli sogni e approdò in cucina. Il disordine regnava sovrano e l’odore di cibo avariato si insinuò nelle sue narici facendolo arretrare di disgusto. Pensò che non poteva continuare così.

Aveva tentato di disciplinare la sua vita più di una volta, ma non essendo nella sua indole, ogni tentativo era caduto miseramente.

Così prese una decisione estrema. Una di quelle che ti cambiano la vita e ti costringono a mettere ordine anche contro la propria indole e la propria indolenza. Pensò che soltanto un lavoro avrebbe potuto salvarlo. Mettere la sveglia tutte le sere per svegliarsi all’alba, pregustando il fine settimana per fare uno strappo alla regola. Rispettare gli orari e vivere finalmente di giorno come tutti i comuni mortali. Quindi tracciò dei limiti riguardo al tipo di lavoro che avrebbe svolto: sarebbe stato diurno, niente turni massacranti atti a creare ancora più scompiglio nella sua fragile esistenza.

Gli costava aver preso questa decisione, e non poco, perché si era abituato a sorseggiare la libertà a piccole dosi durante la giornata, come fosse una droga qualsiasi. Ma si era reso conto che non riusciva ad avere il controllo sulle proprie abitudini e non era in grado di organizzarsi la vita. Tutto era caos, tutto gli sfuggiva di mano… Giuliano pensò che per ovviare a questo avessero inventato il lavoro, la famiglia e tutti gli annessi e connessi. E non aveva dubbi su queste riflessioni, perché ricordava una frase che spesso si era sentito pronunciare da più parti: mettere la testa a posto.

Ecco, lui ci aveva provato, ma da solo non c’era riuscito.

Dopo svariate ricerche, ripensamenti e cedimenti, finalmente una mattina, sfogliando il giornale degli annunci fu folgorato da un genere di lavoro al quale non aveva mai dato importanza. Finalmente la soluzione della sua esistenza era là, a portata di mano, ma tra lui e lei si frapponeva la volontà di prendere l’iPhone e di telefonare.

I giorni passavano e Giuliano non aveva ancora avuto il coraggio di risolvere il suo destino, poi una mattina si svegliò di soprassalto in seguito ad un incubo. Non vi racconterò cosa aveva sognato, ma sappiate che fece quella famosa telefonata e riuscì ad ottenere un appuntamento.

Era solo nella sala in attesa di entrare dal direttore del personale e si meravigliò che in tempi di crisi il posto di lavoro fosse ancora libero e soprattutto di essere l’unico candidato.

Entrò, e di fronte a lui comparve un giovane che non sembrò nemmeno accorgersi della sua presenza, tanto era preso dal pc. Senza degnarlo nemmeno di uno sguardo lo invitò a sedersi.

– perché vuole fare il magazziniere? gli chiese

– sto cercando lavoro e… rispose imbarazzato

improvvisamente il direttore distolse lo sguardo dallo schermo e lo fissò dritto negli occhi

– ne ha bisogno per vivere di questo lavoro? Ha famiglia, figli piccoli, ha un mutuo? Non riesce ad arrivare a fine mese? Lo inondò con tono sarcastico

– no, niente di tutto questo, credo che questo lavoro possa piacermi

– vedo che lei è plurilaureato, e in materie scientifiche, potrebbe trovare lavoro in qualsiasi momento. Disse dando un’occhiata furtiva al computer.

Giuliano si trovò spiazzato, ma non voleva perdere questa occasione, unica nella sua vita e cercò di convincere l’interlocutore che non era così facile trovare lavoro e che ne aveva bisogno più di chiunque altro. Non notò nessuna avversione specifica nei suoi confronti, ma solo uno spirito indagatore, così raro ai nostri tempi. Il giovane esperto di risorse umane cercava di penetrare nelle motivazioni più profonde di chi aveva di fronte.

– io sarei felice di poter fare questo lavoro. Riprese con coraggio.

– sa, mi ha convinto! Nessuno potrebbe essere adatto più di lei a questo compito. Non ama stare in mezzo alla gente, vero? Se le dicessi che si è liberato un posto da cassiere o in un punto di ascolto probabilmente rinuncerebbe. Ed è per questo motivo che io l’assumo. Lei tutte le mattine verrà a lavorare felice. Oggi più che mai, per sopravvivere in questo deserto emozionale, abbiamo bisogno di circondarci di persone felici. Benvenuto e non dimentichi di portare la sua compagna. Comincia lunedì.

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