Il cucchiaino d’argento

Carmela si avviò a lavoro prima del solito, anche se la giornata era fredda e umida e dalla valle veniva su un fumo bianco e pungente che penetrava nelle ossa. Si coprì come meglio poteva e si voltò a guardare la sua umile dimora, dove aveva lasciato i suoi bambini incustoditi. Non aveva scelta, i poveri come lei certo non potevano permettersi la tata come succedeva per i nipoti di donna Titina. I poveri come lei dovevano accettare il rischio come un regalo del destino, e lei sapeva che Antonio, il figlio maggiore, aveva sufficiente giudizio per sé e per badare ai fratelli minori. Si avvicinava Natale e donna Titina, la padrona dove si recava con una certa assiduità a fare le pulizie e altri servizi, aveva deciso di lustrare tutta l’argenteria, perché aveva ospiti per le festività e voleva accoglierli nel migliore dei modi. Così per Carmela si era prefigurato un periodo più faticoso degli altri, e aveva dovuto accantonare il progetto di dedicarsi ai suoi figli e, soprattutto, quello di dedicarsi a preparare dei regali che fossero davvero memorabili.

Camminava e pensava tutte queste cose, con l’animo speranzoso di chi guarda al futuro con l’occhio dell’onestà, aspettandosi che Dio, prima o poi, si facesse vivo per premiare i suoi figli più buoni.

Finalmente arrivò alla villa dei signori, attraversò il lungo viale costeggiato dagli aceri ormai spogli e denudati della loro autunnale bellezza, ed entrò nell’ampio salone. Di fronte a lei troneggiava un maestoso albero di Natale. Lo accarezzò con lo sguardo dal basso verso l’alto, dove splendeva una stella cometa ostentata in uno sfarzo più terreno che celeste. L’albero nel suo insieme era di mille colori, tutti sapientemente accostati; le palline di vetro sottile, di varie dimensioni e fogge brillavano di luce riflessa, e lo splendore era talmente abbagliante da incutere un sentimento di riverenza. La vista di uno spettacolo simile le fece mancare il fiato e pensò ai suoi figli, che nemmeno potevano immaginare una sola pallina presente su quel magnifico albero. Si ripromise di chiedere a donna Titina di poter portare i suoi figlioli a vederlo, quello sì sarebbe stato un bel regalo di Natale.

Ma il destino aveva in serbo ben altro per Carmela.

Lavorò di lena tutto il giorno, concedendosi un breve intervallo per un pasto frugale; e mentre si sforzava di far brillare a specchio la ricca argenteria della nobile famiglia dal passato illustre, si abbandonò a pensieri ottimisti. Pensò che le cose volgevano al meglio, che si era lasciata alle spalle il peggio e che quel lavoro, per quanto umile, le permetteva di tirare su la famiglia dignitosamente. Era rimasta sola, e le toccava fare il lavoro per due persone. Non voleva guardare indietro, le premeva molto il futuro e affidò i suoi pensieri agli angeli. Il suo cuore era leggero come una piuma, e tutta l’argenteria brillava riflessa negli occhi di Carmela rapita da una magia senza tempo. Lei pensò che si trattasse dello spirito del Natale, ormai alle porte.

(la storia continua, vi do appuntamento alla prossima puntata)

2 commenti su “Il cucchiaino d’argento

    1. Tisbe Autore del post

      Non deluderò i miei lettori, Tosques, un po’ di suspence non guasta. ma ti assicuro che non è un giallo… 😀

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