I social media e la misteriosa negazione del principio di realtà

Sono sempre più basita.

Sconcertata, per la totale assenza di comprensione del più banale principio della vita fisica, nella maggior parte dei frequentatori dei social media. Basta leggerli per comprendere che, non solo non capiscono nulla di quello che leggono, essendo in preda al famigerato analfabetismo funzionale, ma soprattutto, non riescono a comprendere che tutta la vita (non solo la loro) è dominata dalla legge di causa ed effetto.

Il risultato è che si lanciano in commenti ridicoli e grotteschi, provenienti dalla loro pancia su questioni che ignorano, basandosi sui titoli di alcuni articoli o per sentito dire. Ed, interrogati in merito, mai sono in grado di argomentare la propria opinione.

E non è detto che abbiano torto sulla denuncia di certe questioni oppure su alcuni sospetti circa l’operato dei governi. Semplicemente il loro cervello ha urgenza di semplificare e non riesce a trovare il filo causale all’interno della complessità del reale.

Così il “social medio” lancia accuse ai governi colpevoli di averci “intossicato” più o meno consapevolmente. Ma le cose stanno esattamente così? Non proprio.

Si va a comprare la frutta e tutti vogliono quella lucida, grande e bella e quella difettosa (non trattata) non la compra nessuno. Il pane, tutti lo vogliono bianchissimo; la carne, tutti la vogliono tenerissima; lo zucchero, tutti lo vogliono raffinatissimo. Sono le richieste che guidano il mercato! Infatti, oggi che la gente comincia TIMIDAMENTE a prendersi cura della propria alimentazione, anche le grandi aziende sono diventate più sensibili, e il biologico o l’integrale si trovano facilmente anche nei grandi supermercati. E poi tutti contro le industrie, ma chi di noi rinuncerebbe alle pentole di acciaio? E potrei fare altri mille esempi. Ogni volta che compriamo qualche cosa dovremmo sapere quanto inquinamento è costato produrre quel bell’oggetto di cui non vogliamo fare a meno… e poi, i posti di lavoro, il Pil, la crescita a tutti i costi!

Ecco, il frequentatore medio dei social crede che gli oggetti che compra e che usa lui non creano inquinamento e non intossicano l’ambiente. E lo crederà anche se l’oggetto che ha comprato finisce in tempi record dentro la pattumiera. Eh sì, perché secondo il frequentatore medio, nella pattumiera si estingue il problema dei rifiuti…

Tutti quelli che gridano allo scandalo non comprano batterie? E siamo sicuri che le smaltiscano correttamente? Però CI STANNO AVVELENANDO! Ci sono delle organizzazioni mondiali ignote che nel silenzio colpevole dei media, ci stanno avvelenando volontariamente! Non è che queste persone siano in grado di mettere sotto accusa lo stile di vita. Soprattutto il proprio stile di vita!

Non si rendono conto che come CONSUMATORI sono essi stessi ad avvelenare il mondo in cui vivono. Tutto ruota intorno alle loro richieste. Se smettessero di comprare batterie, non si produrrebbero più, e verrebbe meno un importante tassello inquinante. E questo vale per ogni cosa.

Poi è chiaro che il complottista non riesce a rendersi conto che la sua cecità è dovuta al non voler fare i conti con la realtà, e a voler INFANTILMENTE, “la botte piena e la moglie ubriaca”.

E se glielo fai notare, distruggendo il mondo immaginario che con tanta fatica e zelo si era costruito, trovando persino ipotetici colpevoli, l’unica argomentazione che ha è quella dell’insulto.

Piccolo navigatore che sei capitato in questo porto, vuoi davvero fare qualcosa per non avvelenare il mondo? Comincia da te. Comincia a cambiare le tue abitudini. A spendere meno, a possedere meno, a produrre meno spazzatura… comincia, e forse capirai che la causa dell’inquinamento e dell’avvelenamento del mondo, sul quale si produce il tuo e il nostro cibo, non è una misteriosa e potente lobby, ma sono la somma delle nostre piccolissime e personalissime abitudini al consumo…

E la crisi, è ogni giorno qua, a ricordarcelo…

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