Una triste Vigilia di Natale

CONTINUA da Il cucchiaino d’argento

Carmela sentiva ancora dentro di sé una leggerezza che non aveva mai provato prima. La sera precedente aveva trovato i figli ad attenderla, certi che avrebbe loro portato delle prelibatezze: gli avanzi di un cibo fine e proteico che solo i nobili e i ricchi potevano permettersi.

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Le tracce della felicità che aveva visto irradiarsi sui loro volti e negli occhi brillanti, l’avevano ripagata di tutto il lavoro svolto. Sperava in cuor suo che questo momento fausto potesse durare a lungo.

Ed è con questo spirito che all’alba della Vigilia di Natale si recò alla villa dei signori, sperando di ricevere la giusta paga in modo da trascorrere serenamente i giorni di festa.

Giunta nell’atrio le fu detto che il padrone desiderava parlarle.

Quando fu al suo cospetto, tutti i sogni di serenità s’infransero perché il nobile signore le comunicò che, a seguito del suo lavoro di pulitura dell’argenteria, era scomparso un cucchiaino d’argento. Non era sua intenzione accusarla del furto, ma donna Titina insisteva perché Carmela fosse allontanata dalla villa, in quanto era venuta meno la fiducia che riponeva in lei.

Carmela chinò la testa, pur sentendosi ferita da quell’accusa ingiusta. Avrebbe voluto urlare con tutta l’anima la propria innocenza; avrebbe voluto cadere in ginocchio ed implorare la comprensione del padrone, ma la sua dignità le impedì di umiliarsi, e raccolta la sua paga, se la infilò nel posto più sicuro che conosceva, il suo seno, ed uscì a testa alta.

Lungo la strada versò tutte le lacrime che aveva trattenuto dal momento in cui il padrone l’aveva messa al corrente della sua decisione, sperando di consumarle tutte per non dover piangere al cospetto dei suoi tre figli. Pensò che avrebbe dovuto cercarsi un nuovo impiego, ma certamente tutti i signori della zona si sarebbero guardati bene dal darle lavoro. Donna Titina, sicuramente avrebbe sparso la voce in men che non si dica. Non le rimaneva altro che andare a lavorare a giornata nei campi.

Capì che il suo Natale sarebbe stato assai triste, e giurò a se stessa che avrebbe fatto di tutto per nascondere il suo stato d’animo ai figli.

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Nella villa, intanto, era arrivata l’alba del 25 dicembre, e i nipoti del padrone si erano svegliati presto. Non stavano nella pelle e avevano fretta di scartare i regali di Natale che avevano visto, per giorni e giorni, posizionati sotto il grande albero, senza poterli nemmeno toccare.

Anche la piccola Alice scartò il suo e vi trovò una bella bambola, proprio quella che aveva chiesto a Babbo Natale nella letterina. Con il suo dono in braccio, tra gli schiamazzi degli altri bimbi, sparì su per le scale.

Riapparve poco dopo con un cucchiaino di argento in mano gridando: “nonna, nonna, vedi? Posso dare da mangiare a Camilla!”.

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