La politica è al servizio del cittadino, e non il contrario

La questione del dimensionamento scolastico a San Potito sta assumendo un carattere grottesco. Scrivo qui, sul mio diario personale per scindere il mio pensiero personale dal mio impegno come direttore responsabile di SanPotitoNews la cui linea editoriale è stata sempre decisa collegialmente, ed è giusto che continui ad essere così.

Dalla vicenda ne usciamo tutti con le ossa rotte, non ci sono né vincitori, né vinti, come ha evidenziato in largo anticipo Alfredo Mazza nel suo articolo. Anzi, l’obiettivo di portare a casa una vittoria politica, a qualunque costo, da ambedue le parti (amministrazione e opposizione) ha messo in serio pericolo il futuro della scuola.

L’apoteosi di un errore duplicato si è realizzato nell’incontro con Erika Picariello, l’attuale preside dell’istituto comprensivo di Chiusano di San Domenico.

Dopo aver ufficializzato l’invito, l’amministrazione ha mostrato una totale incapacità organizzativa. L’ospite non è stata accolta degnamente. Il sindaco si è presentato in ritardo, mentre avrebbe dovuto fare gli onori di casa, il tavolo degli ospiti si è mostrato sguarnito e inospitale e le attrezzature tecniche ancora da provare. Insomma, per dirla in parole povere, un convegno dilettantesco.

Ci si chiede se un’amministrazione incapace di organizzare un semplice evento possa essere in grado di amministrare la complessità di un comune. E ci si chiede se l’invito sia nato da una reale intenzione di “salvare” la scuola di San Potito oppure da una malcelata voglia di vincere il braccio di ferro con l’opposizione. Il comizio finale, con il quale il sindaco ha aizzato i suoi contro fantomatici distruttori della scuola, ha chiarito pure questo punto.

Ma l’altra parte, l’opposizione non ha fatto migliore figura. Non c’era nessuno ad accogliere Erika. A parte quattro cani sciolti fra i quali la sottoscritta. Eppure il Centro Sociale è stato il luogo in cui si è plasmata la vita politica dell’attuale opposizione. Luogo dove si sono intessuti rapporti sociali e personali, che avrebbero dovuto fare la differenza in un momento di vuoto e di dissolvenza politica. E, invece, non c’era nessuno a tributare gli onori ad Erika. Nessun volto amico, nessun segno di approvazione, né di vicinanza. Un’occasione perduta per Sel e per Progetto Comune.

Un’occasione che con una presenza avrebbe segnato la differenza di levatura morale e sostanziale tra l’opposizione e gli amministratori. Ma si è pensato alle strategie politiche, a vincere sulla scacchiera del dimensionamento scolastico, dimenticando che il centro di tutto non è la politica, ma la persona.

La politica è solo uno mero strumento al servizio della persona e della comunità, e se non si è arrivati a capire questo è bene fare i bagagli, e lasciare ad altri il compito di ricostruire qualcosa di credibile sulle macerie del presente.

Rimane l’amarezza di aver assistito impotente ad uno scontro insulso che si è consumato sulla pelle di innocenti: i bambini.

La strategia politica e l’accecante volontà di vincere a tutti i costi (proprio come i bambini di tre anni) ha avuto la meglio sul buon senso.

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