Luca Abete VS Questore Iannuzzi

L’antefatto

A seguito della visita, non troppo pubblicizzata se non nell’ambiente degli addetti ai lavori, del Ministro della Pubblica Istruzione Giannini, l’inviato di Striscia la Notizia Luca Abete ha tentato di fare delle domande ricevendo risposte vaghe ed evasive. Come da abitudine consolidata il clown, come lui stesso ama definirsi, ha tentato di consegnare la celebre “pigna” che oltre a rappresentare una nota di demerito, segna un promemoria delle promesse fatte davanti alle telecamere. Ebbene, la scorta del ministro ha evitato che questa consegna avvenisse, probabilmente nel pieno diritto delle proprie facoltà. Ma qualcosa è andato storto, e Luca Abete è stato dapprima strattonato e sbattuto violentemente contro una recinzione, poi, ormai immobilizzato e chiaramente innocuo, colpito inspiegabilmente da un pugno alla testa, ed infine caricato in auto, insultato, offeso, umiliato e portato in questura in stato di fermo, e francamente non si capisce su quali basi ciò sia avvenuto e chi l’abbia deciso.

screenshot-60

Fine dell’antefatto – commento a margine

Una notizia del genere non poteva certo passare inosservata, considerando l’alto indice di gradimento di un programma come Striscia, ma quello che lascia basiti è che, per l’ennesima volta è andata a finire all’italiana. Ovvero la lettura dei fatti si è consumata con un tifo da stadio, in posizioni dettate da pregiudizi e simpatie o antipatie personali. Su facebook si è scatenato di tutto, dall’ “inviato VS questore” al Pd meglio di mediaset, al “io voto sì” “tu voti no”.

Una bagarre che non fa certo onore al popolo che ha dato i natali a Galileo Galilei o a Leonardo Da Vinci. Una bagarre semplificativa al limite dell’imbarazzo.

Contro Abete i giornalisti duri e puri che lo accusano di non essere professionale e di non saper intervistare un ministro. Secondo costoro un vero giornalista deve seguire il protocollo, deve osservare la trafila burocratica, aspettare i tempi dovuti e concordare le domande; certamente deve accontentarsi delle risposte. Abbiamo sbagliato noi ad avere un’idea romantica ed eroica del vero giornalista, quello che pone domande imbarazzanti e mette in difficoltà il rappresentante del potere costituito. Ma come ci è saltato in mente? Mica siamo al circo, mica stiamo facendo uno show!

Poi ci sono i puristi del rispetto verso i rappresentanti istituzionali. Sia chiaro, nessuno può tentare con una sortita di sfondare il cordone delle guardie del corpo pensando di farla franca. La risposta è legittima, lo stato di diritto è qualcosa di formale, che sta solo sulla Carta e decade automaticamente appena si tenta di venire in contatto fisico con un rappresentante del potere. Quindi la macchina repressiva entra automaticamente in azione, che tu abbia una pigna o una bomba a mano, un microfono o un fucile, la risposta sarà la stessa. La scorta si auto-attribuisce pieni poteri operativi e nell’ordine: immobilizza, avvia un processo sommario ed esegue la sentenza, sul posto.

Questo accade a riflettori accesi.

Noi non osiamo e non vogliamo immaginare cosa possa accadere a riflettori spenti.

Questo accade a persone protette da una fama nazionale.

Non osiamo e non vogliamo immaginare cosa possa accadere a persone sconosciute, magari appartenenti alla cosiddetta “feccia sociale”.

Perché, vedete, il problema non è nei personaggi coinvolti, e nemmeno nei fatti. Il vero problema riguarda i principi dello stato di diritto. Il problema riguarda la separazione dei poteri dello stato, davvero l’ABC dell’educazione civica. Le Forze dell’Ordine non possono assumere un atteggiamento tipico dei paesi dell’America Latina, dove un giorno sì, e l’altro pure si rischia un golpe militare. Non tocca alle Forze dell’Ordine emettere giudizi, comminare pene ed eseguirle in diretta.

Rimane poi il frasario da bar, segno di una sconcertante ed ingiustificabile forma di ignoranza che lascia una traccia di enorme imbarazzo se non di disgusto. L’uso del termine “mongoloide” adoperato a mo’ di insulto, per colpire l’altro e segnarne l’inferiorità è qualcosa che non è possibile giustificare. Con tutti gli sforzi, davvero non è possibile giustificare.

Cosa dovremmo comprendere dallo spaccato delle Forze dell’Ordine che emerge dagli eventi descritti? È legittimo per noi porci delle domande e chiederci del come vengano arruolati gli operatori dell’ordine? Come vengono addestrati? Certo, sarebbe facile scaricare ogni responsabilità su Luca Abete e dire che se l’è andata a cercare, che li ha provocati deliberatamente; ma è anche vero che un autentico professionista, seriamente addestrato dovrebbe essere in grado di non cedere alle provocazioni. Altrimenti la divisa potremmo indossarla tutti!

L’inviato di Striscia la Notizia è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale, ma i video raccontano una verità più variegata e complessa e in questo paese, fino a prova contraria troneggia ancora la scritta: la legge è uguale per tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *