23 novembre 1980, del terremoto ricordo…

Del terremoto ricordo il libro di psicologia che stavo studiando e la macchina da cucire sotto alla quale mi sono riparata (ora, restaurata è nella mia camera);

del terremoto ricordo un boato sordo che arriva e non la finisce più, mia madre in anticipo che grida: “lo terremoto!!!”, la radio a pile che gracchia tutta la notte, mio padre in Germania che forse non sa nulla delle nostre sorti… il tempo lungo ed eterno;

del terremoto ricordo i cani che tornano dal paese e mio fratello no, l’angoscia che si scioglie quando compare all’orizzonte; mia madre che, in uno slancio di coraggio, entra nella stalla a cercare il nostro motosega che servirà a liberare una bambina sotto le macerie;

del terremoto ricordo la colonna infinita e interminabile di aiuti umanitari che transitò sulla SS 303 e gli elicotteri che atterravano dietro casa;

ricordo il cioccolato caldo distribuito dai militari, le coperte calde e i piumini da paninari mai visti prima;

del terremoto ricordo la nebbia e il tempo dilatato dall’ineluttabilità degli eventi;

del terremoto ricordo la scuola nei containers e il 6 politico, eravamo traumatizzzati dicevano… forse era vero!

Del terremoto ricordo le macerie di un mondo, la solidarietà iniziale, la pioggia di denaro che seppe come corrompere gli animi.

Non siamo mai stati più gli stessi, noi irpini. Qualcuno si porta dentro ancora quel mucchio di macerie, qualcun altro ha saputo trasformarlo in oro. Il terremoto non ha devastato solo il territorio, ma ha devastato le anime, le coscienze.

Sono passati tanti anni e il 1980 rimane uno spartiacque; da una parte un mondo povero, con tante miserie ma pieno di valori e di mistero, dall’altra un mondo che ha preferito puntare sulla scorciatoia del benessere immediato.

Oggi quelle cicatrici sono visibili più che mai, e sotto la pelle giovane si nasconde ancora l’animo terremotato.

camminare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *