Libertà di stampa tra bufale e liste di proscrizione

Ho assistito su Otto e mezzo allo scontro tra un Di Battista scatenato e il direttore del Corriere della sera. Inutile aggiungere che il parlamentare penta stellato ha avuto la meglio.

Eppure, le argomentazioni di Di Battista non mi hanno convinta per nulla. Troppi paroloni buttati a casaccio: amore e semantica.

Cresciuta a pane e filosofia, ho bisogno di ragionare sulla questione e le chiacchiere al vento ben infilate non mi soddisfano. Bene, parliamo di stampa e procediamo con metodo partendo da un dato incontrovertibile, ovvero che nella classifica stilata da Reporter senza frontiere l’Italia è al 77° posto per libertà di stampa. E applichiamo la semantica così cara a Di Battista.

Cosa significa questo dato?

Secondo il m5s significa che i giornalisti italiani sono bugiardi e scrivono immense falsità. E invece non è esattamente così. Per capirlo sarebbe sufficiente andare oltre gli slogan e studiare. Il 77° posto per libertà di stampa significa proprio l’opposto di ciò che afferma il movimento. Significa che in Italia i giornalisti non sono liberi di scrivere la verità, per svariati motivi. Perché minacciati dalla malavita organizzata e non protetti adeguatamente dallo Stato e perché esistono potentati economici che controllano l’intero mercato della comunicazione.

GIORNALISTI NEL MIRINO

Fra i motivi che – secondo l’organizzazione con base in Francia – pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO

Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

È la legge del libero mercato baby!

Cosa dovrebbe fare un giornalista free lance che riesce a sopravvivere solo se piazza i suoi prodotti? Scrivere articoli e fare servizi che nessuno gli comprerà? Cosa farebbe un commerciante? Cosa farebbe un allevatore?

Come al solito, difetto plateale dei pentastellati, non riescono mai a distinguere l’effetto dalla causa.

Quindi, i giornalisti sono LE VITTIME del sistema e non i colpevoli (con le dovute eccezioni).

E arriviamo al grande atto d’amore del m5s verso la libertà di stampa: la lista di proscrizione di Di Maio, altro front man del movimento, aspirante premier.

Nel fondato timore di generalizzare, hanno pensato bene di fornire una lista in modo da non condannare tutta la categoria dei giornalisti ma solo quelli colpevoli di gravi manipolazioni della realtà. Eppure il giornalista Alessandro Gilioli, della cui schiena dritta non dubito, ha espresso seri dubbi circa le accuse mosse a colleghi che conosce personalmente e della cui onestà è certo. Quindi, con quale metro sono stati giudicati questi giornalisti? Evidentemente l’unica loro colpa è quella di essere critici con i pentastellati.

Se davvero i giornalisti in lista fossero colpevoli perché gli onorevoli Di Maio e Di Battista non li denunciano alla magistratura? Se hanno commesso degli illeciti così evidenti, perché non lo dimostrano invece di darli in pasto alla folla inferocita, con il rischio di mettere a repentaglio la loro sicurezza personale e quella delle loro famiglie?

Come intendono amare la libertà di stampa? Proibendo agli altri di esprimere il proprio pensiero come accadde durante il ventennio quando i giornali dell’opposizione vennero dichiarati fuori legge e le redazioni non allineate date alle fiamme?

È questa la libertà di stampa?

Il vero timore dei pentastellati è quello di patire ripercussioni di preferenza elettorale a seguito dell’accanimento della stampa nei loro confronti, ma è proprio così?

Quanti voti sono in grado di spostare quotidiani come Repubblica e Corriere? Qualcuno in questo paese legge i giornali? Il target di riferimento dei maggiori quotidiani italiani, è comunque di nicchia. Tanto è vero che la campagna mediatica sulla Raggi non ha prodotto alcun significativo cambiamento sulla intenzione di voto degli italiani.

A questo punto è doveroso chiedersi chi e cosa riescono a spostare voti in un paese come l’Italia.

A mio avviso ci sono due gli strumenti in grado di farlo e riescono a muovere gli umori di due generazioni differenti.

Da una parte domina ancora la star della Tv che attraverso i Tg nazionali (Rai, mediaset, sky e la7) arriva alla pancia dell’italiano ultracinquantenne; dall’altra c’è il web che controlla gli umori del millennials.

Un esempio di pessimo servizio televisivo si è consumato durante una puntata di Sanremo, quando un finto impiegato statale si è vantato di non aver preso, in quaranta anni di servizio, mai un giorno di malattia e di aver reso allo Stato più di 200 giorni di ferie, in quanto si tratta di un messaggio che incita all’odio sociale verso una specifica categoria di lavoratori.

Un esempio di pessimo servizio del web sono le bufale, una sorta di messaggi immediati, formulati in maniera semplicistica e approssimativa, accompagnati da un’immagine eloquente che non ha bisogno di filtri mediati.

Celebri sono le innumerevoli bufale che si accaniscono sui migranti spostando l’elettorato verso i partiti xenofobi, nazionalisti e razzisti, ma non mancano le bufale che infieriscono contro le donne, in particolare se costoro occupano un posto di prestigio come Laura Boldrini. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di spostare l’intenzione di voto verso partiti conservatori e chiusi ad ogni tipo di contaminazione.

La posizione dei 5stelle nei confronti della libertà di stampa risulta ambigua, come accade anche per altre questioni di interesse nazionale. Sono indulgenti con le bufale e con i mezzi e i sistemi scorretti che utilizzano i loro simpatizzanti, tanto che dalle loro fila non è mai arrivata una sola parola di solidarietà verso le vittime delle bufale, e sono feroci con chi legittimamente li critica a tal punto da approntare le famigerate liste di proscrizione.

Amore e semantica by Di Battista e Di Maio

 

 

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