2017, un anno da dimenticare o dal quale imparare?

Il 2017 è stato l’anno terribilis. Ha messo a dura prova tutta la mia resistenza e la fiducia nelle mie facoltà.

Lo ammetto, la mia vita è stata sempre dura e complicata. Nulla mi è stato regalato e, forse, nulla ho saputo chiedere, ma ciò che è accaduto nel 2017 supera ogni nefasta immaginazione.

Tutto è cominciato circa un anno fa. Mi sentivo male ma non riuscivo a capire lontanamente cosa mi stesse accadendo. Avevo la febbriciattola ma è stata scambiata per banale influenza, eppure io facevo fativa a camminare, non riuscivo più a fare le scale, mi sentivo sempre più debole, come una candela che lentamente va spegnendosi. Non provavo dolore, solo una stanchezza senza confini che mi rendeva il vivere particolarmente difficile. La mia carnagione non era più rosea ma assumeva sempre più un colorito tra il grigio e il verde mortifero… Poi tutto è precipitato e mi sono sentita male. A scuola, manco a dirlo!

118, poi consultazione con il mio ematologo e pronto soccorso del Moscati di Avellino (città ospedaliera).

Ricordo la neve, tutto intorno era un candore, c’era silenzio e sembrava che la vita si fosse fermata per contemplare se stessa. Sono rimasta anche per la notte e vedevo il lampeggiante delle ambulanze illuminare il lieve scendere dei fiocchi. Mi sembrava di stare in un universo parallelo.

Una signora ultra novantenne ogni tanto allungava la mano e stringeva la mia,come a farmi coraggio. In lei c’era quella vita che ho sempre stentato a riconoscere in me stessa.

Anemia emolitica autoimmune la diagnosi, ma poi si scoprirà non essere la causa, ma solamente un sintomo. E al sintomo abbiamo fatto la guerra, perdendo ogni battaglia, per ben tre mesi.

Non lo nascondo, io sentivo la morte alitarmi sul collo. Stavo sempre peggio e non leggevo in me nessun segno di ripresa. Ho contattato chi ritenevo fosse importante nella mia vita. C’è chi ha risposto, chi no! Ma ho imparato a rispettare le percezioni degli altri e ad accettarli così come sono. Di sicuro non mi sono mai autocommiserata.

Sono cominciati i collassi, la febbre altissima, e gestire questa situazione a casa è diventato impossibile. Sono finita altre due volte al pronto soccorso e finalmente abbiamo scoperto che la causa del mio malessere era dovuta alla polmonite.

Per quaranta giorni ho combattuto contro i batteri che avevano aggredito il mio corpo e ne sono uscita devastata ma viva. Dieci chilogrammi in meno, massa muscolare scomparsa, capacità di deambulare quasi nulla. Non ero più io, ma solo la mia più pallida ombra.

Intanto durante la mia permanenza in ospedale si è compreso che la valvola mitrale del mio cuore, oramai, non era più effeciente e si rendeva necessario l’intervento chirurgico in tempi assai brevi. Ho pianto quando l’ho capito. Non facevo altro che ripetere: “Voglio tornare a casa!”. Ho pianto disperata anche quando ho appreso su facebook della morte di Paolo, a due passi da me, proprio mentre io ero là e combattevamo la stessa battaglia.

Tornata a casa è iniziata la ricerca per risolvere il problema cuore nel modo più sicuro possibile. La prima strada ci ha condotti a Bari, ma non è andata bene e l’intervento è saltato perchè molto rischioso. Così ho tirato il mio dado e alla clinica Montevergine di Mercogliano hanno accettato il mio caso.

Ho una sorta di rifiuto a parlarne, mi sono svegliata cinque giorni dopo l’intervento e ricordo un’infermiera che mi faceva domande. Io le ho parlato di Piramo e Tisbe, le ho detto dell’esistenza del blog, e poi, non so per quale assurdo motivo, le ho detto che l’isola delle Femmine era in vendita.

Se ho superato tutto è perché ho la strana capacità di andarmene e di essere altrove, di non subire il dolore e le meschine cattiverie degli altri perchè, è bene ribadirlo, non tutti hanno rispetto per la malattia e per la sofferenza.

Nel 2017 ho contato 95 giorni, ovvero più di tre mesi, di degenza ospedaliera, ma va bene così. Ricomincio da qui, dalla capacità di aver saltato  un precipizio e dall’essere riuscita a passare sull’altra sponda… non lo so cosa c’è in questo 2018, so solo che io sono qua e vivrò profondamente ogni istante che l’alito universale vorrà ancora concedermi.

Io sono scintilla divina e non temo di esserlo.

 

9 commenti su “2017, un anno da dimenticare o dal quale imparare?

  1. Antonio

    Ti auguro tutto il bene che desideri. Ti seguo, leggo i tuoi articoli ed ammiro molto la tua intelligenza. Un abbraccio fraterno.

  2. Giuseppe T.

    Hai passato un anno effettivamente terribilis, ci hai fatto preoccupare, però finalmente è passato.

    Ti auguro un felice e sereno anno, ti auguro ogni bene ;-*

    1. Tisbe Autore del post

      Grazie caro amico, è passato e non so nemmeno come. Spero che il 2018 regali anche a te la realizzazione dei tuoi desideri. 🙂

  3. Pibua

    Io qua sono solo pibua, ma tu sai chi sono in realtà…ti voglio bene e ringrazio l’alito universale perchè ti ha lasciata a noi nonostante tutte le terribili prove a cui ti ha sottoposta…e sono fiduciosa perchè proprio le stesse prove lo avranno convinto che ci vuole ben altro per sconfiggerti ed è inutile accanirsi…ti lascerà in pace e il 2018 sarà tutt’altra storia… Buon anno amica cara!

    1. Tisbe Autore del post

      Grazie cara Pibua, ho capito subito chi sei anche se poi mi hai scritto anche su facebook. Spero davvero che il 2018 sia un anno più semplice da guadare e auguro a te e alla tua meravigliosa famiglia (tutta al completo) di realizzare i vostri sogni possibili 😉

  4. attilio

    semplicemente mi viene da augurarti che di tutto quuello che hai sofferto non rimanga che un palludo ricordo. Che il presente e il futuro sia rafiante, che la felicitá invadavil tuo corpo e ti accompagni per cento lunghi anni e piu’. auguri oer tutto

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